Home Cronaca di Torino Il museo “Cesare Lombroso” non fa onore a Torino

Il museo “Cesare Lombroso” non fa onore a Torino

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PUBBLICHIAMO LA LETTERA PERVENUTA DAL COMITATO “NO LOMBROSO” IN RISPOSTA AL NOSTRO ARTICOLO Il TESCHIO DELLA DISCORDIAMO  (http://www.mole24.it/2012/10/22/il-teschio-della-discordia/)

Tra lo stupore generale, in data 27 novembre 2009, ha riaperto i battenti il Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, a Torino.

Ciò ha naturalmente provocato anche notevole sdegno per via dell’ anacronistica e illegale riproposizione delle aberranti tesi del medico ottocentesco, veronese di nascita (Marco Ezechia Lombroso il vero nome), tornato così, inopinatamente, all’attenzione della comunità nazionale e internazionale attraverso un percorso museale costipato di oltre 904 teschi con taglio fronte-occipitale e di maschere mortuarie di orribile fattura, detta tecnica del “Tenchini” dal suo inventore, dimostranti appunto le ipotetiche caratteristiche fisiognomiche ed antropometriche del “nato delinquente”, con tanto di nome, cognome e luogo di nascita a corredo di utile informazione.

Campeggia su tutti i teschi, preziosissimo, quello del calabrese Sig. Giuseppe Villella di Motta S, Lucia (CZ), oggetto della prima rivelazione del Lombroso che così scriveva:

“Alla vista di quella fossetta mi apparve d’un tratto come una larga pianura sotto un infinito orizzonte, illuminato il problema della natura del delinquente, che doveva riprodurre ai nostri tempi i caratteri dell’uomo primitivo giù giù fino ai carnivori…”.

La fossetta del Lombroso è una caratteristica della nostra conformazione cranica molto comune in larga parte del mondo ma il Lombroso la attribuiva specialmente agli italiani nati nelle regioni meridionali con particolare predilezione per la Calabria.

Il museo espone quindi la cosiddetta “Collezione” del Lombroso, che questo è: un’inutile e irregolare fossa comune, senza alcun valore nè scientifico nè storico, ri-allestendo la quale si sarebbe voluto forse dimostrare l’aberrazione delle teorie lombrosiane, finendo però, in sostanza, per farne se non l’elogio diretto, sicuramente una sconcertante rivitalizzazione. Come se ciò non fosse già sufficientemente presente nei luoghi comuni dell’intera Nazione da almeno 150 anni, trattandosi peraltro di un Museo unico al mondo, se di museo possiamo parlare.

Comitato no Cesare Lombroso
Comitato no Cesare Lombroso

Nonostante la situazione finanziaria generale, praticamente drammatica, la riapertura del Museo nel novembre 2009, risulta avvenuta grazie a cospicui finanziamenti destinati all’Università di Torino.

Senza contare altri finanziamenti regionali provinciali e cittadini, la sola legge 5 novembre 2004, n.274, infatti, ha concesso all’Università degli Studi di Torino, nella ricorrenza del VI Centenario della sua fondazione, un contributo straordinario per complessivi euro 5.550.000, di cui euro 1.950.000 per l’anno 2003 ed euro 3.600.000 per l’anno 2004. Tra le destinazioni del finanziamento, di cui all’art.2 della legge citata, precisamente alla lettera «d» del comma 1, ovvero «realizzazione di alcune opere strutturali permanenti», con onere complessivo di euro 1.950.000 per l’anno 2003 ed euro 2.600.000 per l’anno 2004, si prevede (n.4) «la riapertura del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” e il restauro del Museo di Anatomia Umana, nell’ambito del progetto «Museo dell’Uomo».

Ebbene, se appare plausibile l’intento del restauro del Museo di Anatomia Umana, come proposto dall’art.2, lett. «d», n.4, della legge n.274 del 2004, iniziativa dagli evidenti pregi scientifici e didattici, risulta molto meno pregevole e scientificamente apprezzabile la destinazione del finanziamento alla riapertura del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”.

L’intera produzione bibliografica del Lombroso, infatti, appare disseminata di quel razzismo «scientifico» che, oltre a costituire la piattaforma ideologica delle sucessive derive nazista e fascista, ha consentito al Lombroso di diffamare e calunniare le popolazioni del Mezzogiorno.

A combattere contro tutto ciò è sorto a Milano, nel maggio 2010, Il Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso”,proponendosi di svolgere la più ampia attività di studio, ricerca e documentazione, con l’intento di perseguire ogni forma di ignoranza, intolleranza, violenza, censura, ingiustizia, discriminazione e razzismo, ribadire l’insensatezza e il disvalore scientifico dell’odierna riproposizione delle tesi formulate da Cesare Lombroso, insieme alla promozione di un Disegno di Legge per la messa al bando della memoria di uomini colpevoli direttamente o indirettamente di delitti connessi con crimini di guerra o di razzismo.

Il Comitato intende porre rimedio a quanto perpetrato a Torino, città dedicata alla cultura vera e che non merita sicuramente l’orribile ed inutile esposizione lombrosiana, provvedendo a studiare e deliberare tutte le necessarie modificazioni nominali e sostanziali del Museo Lombroso per evitare il protrarsi dell’incivile rituale, oltretutto a  pagamento di un ticket, che conduce all’osservazione di spoglie trattenute illegittimamente e fuori da ogni logica scientifica.

Museo Cesare Lombroso Torino
Museo Cesare Lombroso Torino

E’ operativo da tempo il sito Internet “www.nolombroso.org”, con traduzione in inglese e francese e spagnolo. Connettendosi ad esso è possibile apporre la propria sottoscrizione ad una petizione ufficiale, a sostegno delle iniziative del Comitato, mentre nomi prestigiosi dell’informazione e della cultura hanno aderito all’iniziativain qualità ditestimonial del Comitato. Tra di essi i giornalisti e scrittori Lino Patruno e Pino Aprile, l’ex presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Lorenzo Del Boca, gli attori e registi teatrali Ulderico Pesce e Roberto D’Alessandro, il docente e presidente della Commissione Cultura dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Franz Foti, l’attore e drammaturgo Luigi Angiuli, i musicisti e compositori Mimmo Cavallo edEugenio Bennato, il già magistrato della Suprema Corte di Cassazione Dott. Romano De Grazia, insieme a numerosi docenti e rappresentanti dell’informazione, molte città tra cui Lecco e Bari e perfino l’intera Regione Calabria.Di notevole rilievo è la stimata nota del Dott. Franco Ionta, alto dirigente del Ministero della Giustizia e Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed il recente appoggio del prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci.

Insomma il consenso del Comitato si allarga giorno dopo giorno, segno inequivocabile dell’isolamento culturale cui il Museo Lombroso sembra destinato.

Che dire poi dei suoi insostenibili costi gestionali, cui le esauste casse torinesi non possono e forse nemmeno vogliono più prestar soccorso, visti gli scarsi introiti dei biglietti (50.000 staccati secondo loro dichiarazione, ma sarebbe poi utile sapere quanti pagati a 3 €/cad) dall’apertura ad oggi, che non collocano certamente il museo nell’agorà delle mete preferite dai torinesi e dai turisti, giustamente direi, avendo Torino ben più interessanti tesori artistici e culturali da mostrare con giusto orgoglio.

Il Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso”, che insieme con il Comune di Motta S. Lucia ha ottenuto la condanna in primo grado dell’Ateneo Torinese, responsabile del Museo Lombroso prosegue quindi la sua lotta, con lo scopo di ottenere quei risultati che rappresenterebbero l’importante rivincita dei valori di civiltà e dignità, sancendo la definitiva stigmatizzazione dell’insana attività di Cesare Lombroso.

Domenico Iannantuoni 

(Comitato Tecnico Scientifico “No Lombroso”)

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