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Il Toro perde il derby al rallentatore

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E pensare che i primi venti minuti avevano fatto ben sperare: il Toro sceso in campo allo Juventus Stadium, in un derby molto atteso, era mentalmente in partita, faceva girare il pallone, cercava gli esterni, soffocava i tentativi di impostazione bianconeri con un Meggiorini un po’ punta e un po’ mediano.

In poche parole, era fedele al suo far giocar male l’avversario. Complice una Juventus inizialmente sottotono e nervosa, nonostante il divario tecnico fra le due squadre, l’idea di uscire salvando la pelle, non sembrava così peregrina. E, addirittura, proprio Meggio ha la prima occasionissima dell’incontro, ma la sua conclusione supera Buffon e termina beffardamente fuori.

La Juventus, corso il pericolo, si scuote e inizia a farsi pericolosa, mentre il Torino arretra troppo, non riuscendo a ripartire, complice un Cerci azzoppato da De Ceglie con un intervento da cartellino arancione, ben poco rimarcato dopo la gara, e un Santana troppo narciso. Il primo pericolo vero portato dai padroni di casa è fermato dall’arbitro Rocchi: Gillet perde palla in uscita e l’arbitro fiorentino, autore di parecchie decisioni controverse piccole e grandi, fischia un fallo di Pogba che, quasi certamente, non c’era. Il tempo di sprecare un contropiede insidioso con un’improbabile conclusione di Bianchi da trenta metri e arriva la svolta.

 

Camil Glick Juventus Torino 2012
Camil Glick Juventus Torino 2012

Glik, sin lì impeccabile, si rende protagonista di un’inspiegabile entrata col piede a martello su Giaccherini: colpisce prima la palla, poi la gamba dell’ex cesenate, che frana al suolo per il terribile impatto. Cartellino rosso per il polacco, che da regolamento ci sta, e Torino in dieci.

In questo preciso istante, il Toro perde la partita.

O meglio, inizia a perderla, a mettere la testa lentamente sul ceppo, aspettando l’inevitabile colpo d’ascia che la farà saltare via. Il gruppo creato da Ventura in questi due anni, si impegna, è serio e compatto, nulla a che vedere con le armate Brancaleone del primo triennio in A di Cairo. Ma, visti i limiti tecnici della squadra, invece di puntare su un agonismo che non sembra nelle corde di molti giocatori, si è mirato su un meccanismo quasi perfetto per addormentare gli avversari più quotati, con ordine, possesso palla e attesa del momento giusto per mordere.

Il quasi perfetto è dovuto al fatto che, come si è detto troppe volte, manca qualità a centrocampo e in avanti. E il quasi perfetto è dovuto anche al fatto che, in caso di difficoltà estrema dovuta a un cartellino rosso (vedi Parma), la macchina s’inceppa e va fuori giri, perché gli estremi non riescono a sacrificarsi e a ripartire contemporaneamente, facendo sì che i granata si difendano e non riescano a provare una controffensiva. Ma, soprattutto, manca quel sacro furore che ti fa reagire alle avversità, gettando il classico cuore contro l’ostacolo.

 

Marchisio Giovinco derby Juventus Torino 2012
Marchisio Giovinco derby Juventus Torino 2012

Intendiamoci, il Toro ha continuato a dare tutto, ma sapeva già di avere perso. Troppo forte la Juventus, troppo difficile in dieci contro undici, troppo lontana la fine della partita, troppi troppo nella testa. E, allora, l’ascia scende. Lenta, ma inesorabile. Al rallentatore.  Sembra già pronta a colpire, quando Rocchi indica il dischetto per un fallo in area su Pogba, che non si capisce se sia stato commesso da Di Cesare (subentrato a Meggiorini, dopo il “rosso” a Glik) o da Basha, che, scivolando, colpisce di mano. Pirlo calcia alto, ma nessuno ha voglia di rievocare Salas, nessun giocatore granata esulta come meriterebbe un rigore fallito in un derby, come se l’appuntamento fosse solo rimandato, come se sapessero già il finale.

Ed è stato così: nella ripresa Marchisio due volte (con un imperioso inserimento di testa e un bel tiro su sponda di Vucinic) e Giovinco (preciso diagonale), hanno sancito un 3-0 forse ingeneroso, ma logico, ineluttabile. Rocchi, sul 2-0, riesce nell’impresa di non espellere né Barzagli, né Vucinic e il Torino è costretto a rimandare il suo appuntamento col successo in un derby, prolungando il digiuno che va avanti dal ’95.

settore ospiti derby Juventus Torino 2012
settore ospiti derby Juventus Torino 2012

E, adesso, i tifosi granata che hanno assistito al match sia nel settore ospiti che davanti alla Maratona, a seguito di un’iniziativa davvero lodevole di parte della tifoseria, si ritrovano ancora una volta a dover aspettare una vittoria che non arriva da un’eternità e che i più giovani non hanno mai vissuto. Ancora una volta, alla vigilia della prossima stracittadina, c’è chi farà nuovamente il pieno di retorica, non volendo guardare in faccia la realtà, ovvero che quel tremendismo, quel cuore, quella scintilla che è scesa in campo per quasi un secolo, ha ribaltato pronostici e sovvertito i valori in campo, semplicemente, non esiste più.

Adesso, a fine partita, ci si scambia le maglie e si ride.

 

 

 

 

Una volta no. Boniperti e il trio Nizza (Rigamonti-Martelli-Bacigalupo), amici fuori dal campo, nella settimana prima della stracittadina rompevano i rapporti, per esempio.

Per non parlare degli anni ’70 fino ad arrivare agli occhi di tigre di Asta e Ferrante, nemmeno tanto tempo fa. L’impegno non basta contro Golia, ci vuole un’iniezione di granatismo, un virus che potrà ricominciare a propagarsi solo a una condizione, ovvero la ricostruzione del Filadelfia.

Altrimenti saranno tanti e tanti anni ancora di stracittadine perse. Che triste compleanno, questo, per il Toro.

Ma, nonostante tutto, auguri, auguri di cuore, di cuore granata.

Francesco Bugnone

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