Home Arte The Others Fair : “un incubatore significativo di nuovi talenti”

The Others Fair : “un incubatore significativo di nuovi talenti”

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Tra i vari eventi della cosiddetta settimana dell’arte contemporanea torinese c’è stata anche un’interessante esposizione alle Carceri Nuove di Torino.

Location suggestiva, orario insolito – la mostra era aperta dalle 18 all’1- e molta molta gente hanno fatto da cornice a questo “innovativo progetto espositivo internazionale” o almeno queste erano le intenzioni.

the others torino
the others torino

Ritenendo che spesso l’arte abbia bisogno di tempo per essere digerita, apprezzata e compresa cosi come merita, sono rimasta piacevolmente colpita dal grande afflusso di gente –non solo addetti del settore, ma anche famiglie con bambini- che si è presentata in questo strano luogo, non adatto ad un’esposizione, per provare a capire ma soprattutto per guardare.

Tra i corridoi delle ex carceri di Torino, all’interno di celle dentro alle quali sono passati molti detenuti con le loro storie, con i loro guai, con le loro preoccupazioni ora si trovano opere di giovani gallerie commerciali, con l’unico vincolo di aver iniziato la propria attività dopo il 1 gennaio 2009 oppure progetti artistici indipendenti.

Lunghi corridoi, tante celle e tante opere: quasi impossibile apprezzare fino in fondo tutto, per uno sguardo non allenato, ma sicuramente vi è un forte impatto emozionale.
L’arte ha bisogno di spazio, di molto spazio e, in questo luogo, forse alcune opere sono rimaste un po’ sacrificate.

the others Torino
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Interessante la “cella” di Artribune in cui la giovane designer Sara Ferrari ha riempito la stanza assegnata alla rivista con “sacchi di cultura”, in un luogo in cui questa non arrivava e, in un tempo come il nostro, in cui forse ce n’è ancora meno.

Altra “innovazione” da sottolineare è il progetto Public/papers in cui gli artist GEC e BR1 che guardano all’uso della carta nella società di oggi con l’utilizzo dei “Gratta e vinci” per fare dei collages.  Siamo sempre al solito punto: l’arte contemporanea, spesso ostica, spesso incomprensibile che crea eventi ai quali è giusto dire “io c’ero”.

Ma nonostante questo è giusto e importante che ci sia, ed è giusto ed importante che le persone la vedano, la frequentino e abituino i loro occhi.

the others Torino

E fare tutto questo in un luogo come le carceri Nuove ha un qualcosa di molto suggestivo, di molto retrò e allo stesso tempo di ossimorico.

Portare l’arte e le novità in un posto dove tutto era molto statico, dove la cultura e gli stimoli erano distanti e separati da spesse mura, è la vera innovazione.

Per il resto: guardiamo, sorridiamo e respiriamo arte magari sorseggiando un bel bicchiere di birra il che non fa mai male.

Basta non prendersi troppo sul serio.

di Giulia Copersito

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