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Paratissima c’est moi: ben venga, a prescindere.

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Si è concluso l’intenso week end di arte contemporanea che ha visto Torino come centro vitale: ovunque, si respirava profumo di arte e quasi tutti consapevolmente o meno ne siamo rimasti coinvolti.

Uno degli eventi più importanti, pubblicizzati e attesi è stato sicuramente Paratissima che quest’anno ha cambiato location, quartiere e anche un po’ lo spirito.

Paratissima 2012 Torino
Paratissima 2012 Torino

Pur essendo una delle fiere ed esposizioni più democratiche che ci siano, è cambiata e non solo nel luogo e passeggiare per l’ex MOI è stata un’esperienza divertente sotto vari aspetti: vedere cosi tanta gente che probabilmente ha messo poche volte piede in una fiera o mostra o museo di arte contemporanea mi ha riempito gli occhi di gioia.

Bambini, pensionati, giovani più o meno consci di quello che stavano vedendo o, speriamo, guardando non è di certo una cosa da sottovalutare visto il periodo in cui viviamo. Tutto questo dimostra come la cultura, gratis per carità, possa avere un forte richiamo extragenerazionale.

Da un punto di vista dell’allestimento probabilmente non è stato di grande impatto per gli occhi, ma nonostante questo è stato un successo.

Alcune installazioni erano di qualità e con spunti di riflessione interessanti.

Un esempio è quello di piccoli panini sparsi qua e là dal titolo Pane e cemento, a sottolineare il mondo cittadino in cui viviamo e il cemento che ci circonda praticamente ovunque.

Molto interessante quello che veniva fatto allo stand dell’artista francese Julien Cachki: tre sue opere sono sottoposte al giudizio di una giuria popolare, la più votata- ritenuta colpevole di non essere utile al mondo della cultura- è stata distrutta e ricomposta in quadrati separati.

Nessun criterio di giudizio, ma solo e semplicemente un gusto molto pop.

Paratissima 2012 Torino
Paratissima 2012 Torino

Poi tante sculture, installazioni: ironia come si ravvisa nella scultura Sono sportivo o ancora l’obbligo a far emergere le nostre paure in una grande lavagna a gessetti in cui chi avesse voluto poteva lasciare scritta la sua paura come se condividendola, si possa esorcizzare.

Una sorta di social network in formato retrò.

Credo che qualsiasi commento personale sia fuori luogo parlando di Paratissima: questa manifestazione ha l’enorme pregio di essere un’esibizione di arte e produzione artistica in generale non veicolata da interessi superiori di mercato o di casta.

Chiunque può esporre; vagando e osservando per i padiglioni difficilmente si incontrano molti esperti – come succede in qualsiasi altra mostra o fiera- che hanno la presunzione di insegnare o dimostrare tutto il loro sapere.

Qui è tutto diverso. Qui tutto è lasciato agli occhi di chi guarda, spesso inconsapevoli di quello che hanno davanti ma è anche lo stato d’animo necessario, a volte, per entusiasmarsi e rimanere più coinvolti di fronte all’arte, come dei bambini.
Ciò che mi ha accolto è stata una frase, affissa su un muro all’ingresso e che in qualche modo ha influenzato la mia visita tra i padiglioni espositivi:

“ Per me è molto importante vedere opere che non capisco e che trovo orribili. Non è possibile apprezzare davvero quello che ci piace se non comprendiamo quello che non amiamo, e le fiere sono il posto perfetto dove allenare l’occhio” [Glenn Fuhnam, collezionista, New York].

Per cui ben venga Paratissima, a prescindere.

 

Giulia Copersito

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