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Fred Buscaglione, swing di bambole e whisky

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“Che notte, che notte quella notte!

Se ci penso mi sento le ossa rotte:
beh, m’aspetta quella bionda che fa il pieno al Roxy Bar,
l’amichetta tutta curve del capoccia Billy Carr.”

Una Ford Thunderbird schizzava velocità per le strade vuote e buie del quartiere Parioli di Roma.

Era l’alba del 3 febbraio 1960.

La vettura era americana, sportiva, cabriolet e la carrozzeria color lillà, un’eccentricità pop, voleva essere calamita per gli sguardi.

Al volante Fred Buscaglione, musicista jazz e cantante torinese, forse fradicio di whisky, mancò la precedenza.

“Se c’è una cosa che mi fa tanto male,

è l’acqua minerale
miracolosa, sarà
ma per piacere,
io non la posso bere,
sono Fred, dal whisky facile,
son sempre amabile,
pur se bevo così.”

Un grosso autocarro Lancia, un rinoceronte in carica appesantito da tonnellate di porfido, travolse l’auto del divo targata TO 186788.

La cabriolet americana color lillà si accartocciò come una lattina di birra schiacciata da un calcio.

Fred abitava in Via Bava a Torino.

Cantava di bambole, sventole e femmes fatales.

Fred Buscaglione Torino
 

“Riempiva un bel vestito di magnifico lamé

era un cumulo di curve come al mondo non ce né
che spettacolo le gambe, un portento credi a me che bambola”

Gli inzi furono difficili, l’arte di arrangiarsi fu necessità prima di raggiungere il successo.

Otto strumenti sapeva suonare l’alfiere dello swing sabaudo. Prima dei night alla moda e dei palcoscenici che contavano, percorse una lunga gavetta in locali di quart’ordine e bettole.

Nel 1949 l’incontro, l’illusione d’amore, le curiose nozze con Fatima’s Robins, giovanissima trapezista marocchina e circense itinerante.

Vissero un matrimonio di pochi anni, molto travagliato, in Piazza Cavour.

 “T’ho veduta

T’ho seguita
T’ho fermata
T’ho baciata
eri piccola,
piccola, piccola,
così. “
Poi la carriera s’impennò, imbizzarrita.

Dopo la mediocrità ecco brillava il successo improvviso e inatteso.

E fu successo esagitato, da ridere, di una stella dalla vita frenetica.

Le parole dei suoi testi avevano come protagonisti gangster simpatici, macchiette con il revolver, alcolizzati innocui e le buffe sparatorie e la morte comica, raccontate con fare grottesco, provocavano risate di ammirazione tra il pubblico sempre crescente.

Fred Buscaglione Torino

“Egli ha avuto da bambino

Al Capone per padrino
e sua madre lo allattava
a whisky e gin.
Viva il dritto di Chicago,
Sugar Bing,
che sparando la pistola
fa lo Swing.”

 Ma la carriera sul trampolino di lanciò si fermò di botto quella maledetta mattina romana.

Fred Buscaglione morì su un bus di linea fuori servizio che tentava di portarlo per tempo all’ospedale. Aveva appena 38 anni.

Ci raccontò di bretelle e scotch, cappelli borsalino e poker, giarrettiere e cazzotti.

La fama fu un attimo magnifico di ribalta, da bere tutto d’un fiato.

 

“Che notte, che notte quella notte!”

 

di Federico Mosso

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