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Torino ed il nucleare

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Due referendum nell’arco di vent’anni non sono bastati a scongiurare il rischio della radioattività in Italia. Non è infatti bastato il no alle centrali nucleari dell’anno scorso per liberarsi delle pericolose radiazioni. Soprattutto in Piemonte, regione che stando alle ultime statistiche sarebbe una discarica di scorie nucleari con rischi incalcolabili per l’ambiente e la salute dei piemontesi.

Il Piemonte, come sappiamo, ospitava una delle centrali nucleari italiane prima che con la tornata referendaria del 1987 si spegnesse tutto e i ruderi di questa centrale si possono ancora oggi vedere nelle campagne vercellesi, nei pressi di Trino e Saluggia. Proprio in questi due paesini e a Bosco Marengo, ma anche nella provincia di Novara esistono ancora – e altri potrebbero essere inaugurati a breve – depositi di rifiuti radioattivi, provenienti da tutta Italia.

Si tratta di depositi provvisori ma in assenza di depositi nazionali definitivi il sospetto che le scorie possano rimanere nelle campagne piemontesi per lungo tempo sembra essere piuttosto fondato.

A questo si aggiunge il fatto che il nostro territorio viene attraversato dai treni che trasportano le scorie nucleari in Francia dove i combustibili nucleari vengono “riprocessati”. I treni nucleari entrano in Francia accedendovi dalla Valle di Susa dove spesso si consumano i tentativi del popolo No Tav di bloccare questi convogli tossici. Convogli che poi ripercorrono all’inverso il tragitto per riportare i combustibili riconvertiti in Italia.

Non va inoltre dimenticato che le centrali italiane, in questo caso quella di Trino Vercellese, non sono gusci vuoti, sarcofaghi di cemento dove non c’è vita. Le operazioni di manutenzione e mantenimento delle condizioni di sicurezza producono comunque scarichi che vanno ad infettare le acque, le falde e i terreni.

Un rischio di contaminazione viene poi dalla Francia e dalle sue centrali nucleari. Sono almeno sette gli impianti nucleari francesi che in caso di incidente potrebbero produrre conseguenze nefaste per l’Italia e soprattutto per le regioni più vicine al confine. Ed il Piemonte è proprio la prima in linea d’aria.

 Alessandro Porro

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