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Il giustiziere di San Salvario

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Vendicatori, cavalieri oscuri che insorgono, giustizieri che decidono di sorvegliare la città e punire i criminali. Non è solo la ricetta dietro i più grandi successi cinematografici degli ultimi anni, ma una realtà che per quanto remota qualche volta si concretizza.

A Torino la criminalità non è mai mancata e così gli scenari estremi nei quali appaiono i giustizieri.

È l’afosa estate del 2005 e San Salvario è un quartiere che somiglia pericolosamente ad una bomba pronta ad esplodere.

La zona, ancora lontana dalla riqualificazione, è ostaggio della criminalità. I cittadini esasperati alternano paura a proteste e manifestazioni contro il degrado dilagante.

È sabato 27 agosto e tra i traffici della notte di spacciatori e tossici non si nota una canna di carabina ad aria compressa 6mm, che si staglia tra le persiane di una casa vicino all’angolo tra via Donizzetti e via Ormea. Un solo colpo, preciso e sicuro, e Alì Fell cade a terra come fosse colpito da un pugno. Il proiettile si è conficcato nella testa e nonostante non sia un’arma letale ad averlo esploso, il sangue cola copiosamente, impregnando per qualche giorno il marciapiede.

Alì Fell è un nome di fantasia, è ovvio. Il presunto ventunenne della Mauritania dice di essere stato attaccato mentre passeggiava tranquillamente dopo cena con un amico a causa del “razzismo degli abitanti della zona”.

Perquisizioni San Salvario
Perquisizioni San Salvario

Non serve tanto tempo alle forze dell’ordine per capire che i due sono spacciatori abituali che operano su quell’angolo ogni notte, dalle 20 alle 6 del mattino e che entrambi hanno i polpastrelli bruciati dall’acido. Ricorrere all’AFIS, banca dati del Ministero degli Interni, per identificarli è totalmente inutile. Il giovane viene prelevato da due volanti chiamate dagli inquilini dello stabile e portato di corsa al CTO.

Il piccolo calibro estratto dalla testa viene consegnato nelle mani della Polizia Scientifica, segno che in questa faccenda si vogliono usare tutti i mezzi e le risorse per fare chiarezza. Le piste sono molte, dal regolamento di conti, magari ad opera di un “cliente” scontento, al risentimento di un “concorrente”, ma la verità sembra puntare principalmente in una sola direzione: un cittadino esasperato ha premuto il grilletto.

Sono mesi che i comitati spontanei in San Salvario si fanno sentire, pur essendo continuamente ignorati dal sindaco e dal prefetto.

Non più di due mesi prima, la signora Luisa aveva promosso e capeggiato una raccolta firme proprio contro gli spacciatori dell’isolato. Per quanto si possa immaginare questa donna come una gentile ed indifesa anziana, terrorizzata dall’andirivieni di tossici in quel periodo, la verità è ben altra. La signora Luisa è difatti una prostituta che non viveva in via Ormea, ma ci opera da anni ed i cui clienti stanno sparendo a causa dei tossici.

Un’immagine emblematica di San Salvario attorno al 2005, quindi: una lucciola che chiede legalità e diventa alfiere del cittadino qualunque, cose che sarebbero poco credibili persino se uscissero dalla trama di un film.

Il Vicecapo della Mobile Marco Martino e il capo della Omicidi Marco Basile iniziano la perquisizione di 40 possibili appartamenti per trovare l’arma. Con un impiego straordinario di forze, vengono chiamati gli esperti della balistica che adoperano le tecniche elaborate per il caso Marta Russo di Roma del ’97. Viene appurato che il colpo può essere partito da un’altezza di un secondo o al massimo terzo piano.

Poca roba per arrivare a qualche pista tangibile. La carabina non viene rinvenuta durante le indagini e gli abitanti del quartiere sono ancora più disorientati, anche se comprendono il gesto di esasperazione come spesso ripetono nelle interviste ai giornali. La polizia sa che non ci sono nuove strade da battere e non resta che incrociare le dita perché il vendicatore non si rifaccia vivo.

Si dice che il vero giocatore sia quello che sa quando smettere e così accade: il giustiziere di SAN SALVARIO scompare e la zona riprende i suoi tristi traffici. Alì Fell ed il suo amico Mohammed Thella, trovati in possesso di grosse dosi di cocaina ed eroina, si guadagnano un foglio di via. A suo modo il Callaghan torinese, in quell’afosa estate del 2005, ha ottenuto la sua piccola vittoria.

di Michele Albera

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