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Da Gregucci a Marinelli aspettando Lazio Toro di questa sera

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Rob Fleming, il protagonista di “Alta fedeltà” di Nick Hornby, a un certo punto descrive la sua storia d’amore con Charlie Nicholson, una donna così bella e affascinante (per inciso, nella trasposizione cinematografica è stata interpretata da una certa Catherine Zeta-Jones) da farlo sentire a disagio e da fargli temere che la loro storia finisse da un momento all’altro.

E, infatti, finisce. Da allora, Rob decide di non inseguire più con donne di un’altra categoria, ma, considerandosi un peso medio, decide di misurarsi con le pari peso. Così il Toro, negli ultimi anni di A: rarissime gioie contro le grandi, come se le avesse lasciate perdere, considerandole troppo in alto. Che poi, con le pari peso, ci si ritrovi a fare le medesime figure, vedi domenica, è un altro discorso. Ora, però, ci sono due trasferte difficilissime contro la Lazio e il Napoli: i granata vinceranno, finalmente, contro la Charlie Nicholson di turno o si rifugeranno nel deleterio “ si può anche perdere”, “cosa pretendi siamo una neopromossa” e via discorrendo?

Nell’attesa, riviviamo alcune delle partite più significative degli ultimi anni nell’Olimpico laziale.

 

Angelo Adamo Gregucci
Angelo Adamo Gregucci

1993/’94 NEL SEGNO DI GREGUCCI (LAZIO-TORINO 1-2)

 

L’ultimo successo granata è vecchio di diciannove anni, in panchina c’era Mondonico. I granata, battuta la Reggiana, vanno subito sotto per un gol di quella forza della natura che era Boksic. L’odio adolescenziale che mi pervase, vedendo esultare, a “Quelli che il calcio”, la tifosissima laziale suor Paola è difficile da descrivere e covò fino al 67’, quando, sotto una pioggia battente, Pennellone Silenzi si presenta dal dischetto e pareggia. La reazione nei confronti del primo piano della suora, stavolta terrea per il gol subito, fu da censura e mi costò parecchi rimproveri: spero solo che la religiosa, nella bontà che il ruolo le richiede, oggi mi possa perdonare. I ragazzi del Mondo, con l’inerzia del match cambiato, vanno a vincere con l’ex Gregucci che, con uno di quei paradossi che rendono splendido il calcio, l’anno precedente aveva regalato il successo ai granata con un’autorete in extremis, quando aveva ancora la maglia biancoceleste. Il difensore non sa se esultare o piangere, ma il 2-1 è cosa fatta e, visto che le ultime due vittorie sono arrivate, di riffa o di raffa, grazie a lui, avrei una mezza idea su chi potrebbe giocare al posto di Ogbonna domani sera.

 

Ruggiero Rizzitelli Toro Lazio
Ruggiero Rizzitelli Toro Lazio

 

1995/’96 LA MANO DEL MALTA (LAZIO-TORINO 1-1)

 

Il Torino di Scoglio chiude il girone d’andata, giocando, in posticipo, in casa di una Lazio in crisi. Partiti male, i granata, sotto la guida del tecnico di Lipari, subentrato a Sonetti, giocano un buon calcio e sembrano in grado di riprendersi. Ai tempi, i posticipi di Telepiù, criptati, li seguivo con una tattica diabolica: cercare la visuale ottimale con la sintonia fine (la partita si vedeva “in negativo”, ma si capiva benissimo, mischie sui corner escluse), accendere la radio per avere la cronaca e abbassare in caso di situazione pericolosa, per far sì che l’audio in anticipo, non rovinasse la sorpresa. Anche quella volta feci così. La gara scorre senza troppi pericoli e, a un certo punto, Scoglio prova a vincerla, con un mossa che precorrerà il famoso cambio di Ventura a Genova contro la Samp lo scorso anno: se a Marassi fu Ebagua per Suciu, a Roma fu Dionigi per Bernardini. E il Toro va in vantaggio poco dopo, con una splendida fuga dell’ex romanista Rizzitelli, che, beffati Chamot e Negro, vola verso Marchegiani e segna il gol che potrebbe risollevare la stagione. Potrebbe. Ma in pieno recupero, su un pallone alto, Maltagliati fa qualcosa d’inspiegabile (solo gli otto secondi di Fattori davanti a Buffon al derby, supereranno in follia questo gesto) e smanaccia una palla innocua.  In area o fuori? Bettin prima da il rigore, poi la punizione dal limite, dopo consulto col guardalinee. Io abbasso la radio, mentre il giovanissimo Iannuzzi va sul pallone, ma, seppur con ritardo, la ferale notizia arriva lo stesso: la palla gonfia la rete con Caniato posizionato malissimo. Iannuzzi esulta, abbracciato dal fratello raccattapalle in lacrime, poi tornerà nel completo anonimato o quasi (segnerà il 3-0 in Vicenza-Napoli, finale di Coppa Italia l’anno dopo). E io, a distanza di anni, continuo a essere convinto che, vincendo, il Torino si sarebbe salvato, invece di retrocedere e iniziare il periodo più buio della sua storia, che continua ancora oggi.

 

Carlos Marinelli Toro Lazio
Carlos Marinelli Toro Lazio

2002-2003 INNAMORARSI DI MARINELLI (LAZIO-TORINO 1-1)

Il peggior Toro in A della storia, guidato da Ulivieri, scende a Roma reduce da uno 0-2 senza appello contro l’Inter. La gara è proibitiva e, infatti, la Lazio passa in vantaggio col Cholo Simeone, già a segno all’andata. Per il Torino sembra esserci poco da fare, ma al 61’ lo spentissimo Sommese lascia il posto all’ultimo arrivato in casa granata, l’argentino Carlos Arturo Marinelli. Fino a metà settimana non sapevamo nemmeno chi fosse, arriva dal Middlesbrough e il Televideo Rai ci informa che Gascoigne lo definisce una delle cose più belle da vedere in uno stadio inglese. La prima palla che tocca, un lancio sbagliatissimo, mi fa pensare che Gazza abbia pronunciato il giudizio dopo una serata al pub con l’amico Jimmy Cinquepance, ma, dalla seconda, in molti cominciano a cambiare idea. C’è piede, c’è classe e, soprattutto, c’è il cross per Ferrante che, di testa, pareggia. Carlos ha addirittura la palla del 2-1 in extremis, ma Peruzzi para. Sembra sia arrivato un fenomeno e, anche nella gara successiva contro il Modena (numero e assist per Vergassola), l’idea non cambia. Poi, il nostro, si perde un po’, viene incredibilmente espulso nel derby concluso in otto, se ne andrà, tornerà due anni dopo, contribuirà alla promozione, ma poi, dopo il fallimento, pasticcerà (a causa di una firma con una società dilettantistica argentina, non può essere tesserato dal Toro di Cairo) e girovagherà tra squadre incredibili, ma io, se penso ancora a come calpestò l’erba dell’Olimpico, stasera, a far frullare la palla, vorrei soprattutto lui.

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