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Il teschio della discordia

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Comitato no Cesare Lombroso
Comitato no Cesare Lombroso

Essere o non essere?

Immaginate la scena shakespeariana, ma con protagonista Cesare Lombroso con in mano il teschio che ha sempre tenuto nel suo ufficio, interrogarsi ormai anziano sulla veridicità delle sue teorie.

Il Lombroso guarda il cranio del brigante Villella e ripensa alle sue teorie sull’atavismo e il retaggio criminale, così come alla superiorità della razza, che fece scrivere anche lui che era  di stirpe ebraica , teorie sulla presunta inferiorità dei semiti.

Il teschio della discordia

Cesare Lombroso è stato un genio ed uno innovatore  e come tutti gli sperimentatori ha sbagliato, ma come tutti i grandi se ne è reso conto ed ha avuto il coraggio di cambiare le sue posizioni, arrivando a mettere le basi della moderna criminologia e spianando inconsciamente la strada al genere noir e giallo.

Bene, quel cranio che fa parte oggi del museo di Antropologia criminale Lombroso di Torino, dovrà essere “restituito” al comune di Motta S. Lucia, vicino a Lamezia Terme da cui Giuseppe Villella proveniva. La sentenza riguardante il ritorno del teschio viene direttamente dal Tribunale di Lamezia Terme che mette a carico del museo anche le spese di trasporto e di sepoltura.

Il procedimento senza precedenti è iniziato nel 2010, quando l’attuale sindaco del paese, Amedeo Colacino, pronipote del brigante Villella, diede il via alla battaglia legale assieme al comitato “No Lombroso”. Il sindaco che ora parla di “una giustizia storica, che arriva dopo 150 anni, dando dignità a Giuseppe”, vede in questa diatriba la sconfitta di una fantomatica inferiorità del Sud, relativa agli studi di Lombroso sulla “fossetta occipitale mediana” ed una conseguente propensione a delinquere.

Viene da chiedersi se sindaci e giudici abbiano davvero tempo, in questo caso anni, da dedicare a simili contese e se c’è, ancora, chi crede che, nel profondo, e freddo  Nord, la gente creda nella frenologia.

Il museo perde un pezzo della collezione, ma ci consoleremo con i crani dei criminali piemontesi visto che – probabilmente a differenza di altri –  sappiamo che sono solo l’emblema di una parte della società e non di una razza o un’inferiorità sociale.

 

Michele Albera

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