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“… Vorrei dalla natura che mi trattasse bene: 30 manifesti per Antonino.”

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30 manifesti per Antonino
30 manifesti per Antonino

Trovate che la  frase  usata come titolo fosse strana?  Non  dovreste, infatti, si è conclusa  da poco  una mostra fuori dal comune.

Per circa 3 settimane, nell’ambito della rassegna “Divieto d’affissione” sono stati esposti 30 poster realizzati da grafici nazionali e internazionali sui muri del Quadrilatero.

Si tratta però di qualcosa di particolare: non i soliti manifesti pubblicitari, non i banali poster cittadini appesi ai muri o negli appositi spazi, non la classica mostra super pubblicizzata ma un esperimento alla sua terza edizione, facendolo diventare un must e quasi una ricerca molto ambita da collezionisti e cittadini comuni.

“30 manifesti per Antonino”: questo il nome.  Antonino è un artista, un poeta dalle frasi stralunate e di una profondità difficile da trovare, che frequenta una cooperativa sociale di nome la Zanzara che ha come scopo quello dell’integrazione di persone con disagio mentale e ha la sua sede, proprio nel quartiere più antico di Torino.

30 manifesti per Antonino.
30 manifesti per Antonino.

Ingredienti necessari per la mostra:

-Cooperativa sociale la Zanzara
– La città di Torino
– 30 grafici nazionali e internazionali
– 30 pensieri di Anonino

Preparazione:

Dopo l’estrazione casuale, ad ognuno dei grafici viene assegnata una frase da trasportare in immagini; vengono realizzati dei poster che sono stati esposti per le strade del quartiere.
Un’idea semplice, come quasi tutte quelle geniali e riuscite.

Non si tratta della prima edizione; con discreto successo le precedenti si sono svolte a partire dal dicembre scorso : la prima dal titolo Le Peuple Veut, sulla Primavera dei Gelsomini in Tunisia e l’altra Isidro Ferrer a Torino.

 Isidro Ferrer a Torino.
Isidro Ferrer a Torino.

Il successo, non scontato, c’è stato tanto che alcuni passanti hanno staccato i poster per portarli a casa.

Una sorta di street art con sfondo sociale, una sorta di arte che strizza l’occhio alle grandi capitali europee ai disegni di Keith Haring nella metropolitana di New York e che sono diventati un vero must.

Ora non siamo a New York e non parliamo di Haring, ma di certo tutto questo è un segno di quanto sia positivamente in fermento la vita culturale torinese, con iniziative come questa: pochi soldi, tante idee e sicuramente un passo avanti rispetto ad altre città da sempre ritenute più in fermento e un passo … più vicino alla gente.
Giulia Copersito

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