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Torinesi vittime del demone del gioco d’azzardo?

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Torinesi vittime del demone del gioco d'azzardo?
Torinesi vittime del demone del gioco d'azzardo?

Il fascino di quelle macchinette luccicanti, l’idea allettante di realizzare un guadagno facile, di entrare in un casinò, in una ricevitoria, in un bar con pochi spiccioli e uscirne con un bel gruzzolo di denaro prima o poi attira chiunque.

Una cospicua maggioranza si ferma li, vince e si accontenta o perde e lascia stare.

Un numero sempre più alto di italiani però rischia di rimanerci sotto. Il gioco d’azzardo oggi è una forma di dipendenza – al pari dell’alcolismo o della tossicomania – che riguarda 800 mila italiani e che vede 2 milioni di giocatori a rischio.

Dietro alla decisione di giocare si nascondono spesso storie di ordinaria difficoltà. Padri di famiglia che hanno perso il lavoro o non guadagnano abbastanza, pensionati con la minima e persone che decidono di giocare una volta per sfizio e sviluppano la dipendenza.

L’azzardo è un démone subdolo che si impadronisce di te a poco a poco e non ti abbandona più, ti guida nelle tue decisioni e ti riporta sempre lì quando cerchi di fuggirgli.

Torinesi vittime del demone del gioco d'azzardo?
Torinesi vittime del demone del gioco d’azzardo?/ Gioco d’azzardo Caravaggio

 

Quello che inizia come un gioco diventa ben presto una mania. Prima ti giochi lo stipendio o la pensione, poi finisci per giocarti beni e proprietà e cadi nelle mani degli strozzini per assecondare quella voce che sembra dirti “Continua a giocare”.

Giochi una volta, tanto per provare, magari vinci pure e decidi di continuare.

Se hai vinto una volta perché non dovresti vincere una seconda, e una terza, e una quarta? Non è così.

I meccanismi dei giochi d’azzardo sono basati sul calcolo delle probabilità, sulla statistica e sulla teoria dei giochi. Modelli matematici che spesso richiedono una vita per essere compresi.

Di fronte ad un videopoker, ad una roulette, ad un tavolo verde non si ha una vita, si hanno pochi secondi e le decisioni non sono motivate da calcoli ma spesso dettate da istinti e numeri sognati o ritenuti vincenti.

Torinese ed il demone del gioco

Secondo recenti stime, nel 2011 i torinesi affetti da dipendenza da gioco hanno speso circa 1.300 euro al mese, più o meno lo stipendio di un insegnante. Le conseguenze e i costi sociali di questo fenomeno sono incalcolabili e in buona parte invisibili. Famiglie ed esistenze distrutte da una febbre spesso anche incoraggiata da modelli sociali e dalla pubblicità.

Quella del gioco d’azzardo però è la terza industria italiana con un fatturato, nel 2010, di 61 miliardi di euro per una spesa pro-capite di 1.260 € (neonati inclusi). Numeri impressionanti che il Comune di Torino sta cercando di limitare almeno per quel che riguarda il suo settore d’intervento.

Un anno fa il consiglio comunale aveva approvato la proposta di mozione del Movimento 5 Stelle che chiedeva l’attuazione di misure di contrasto al gioco d’azzardo.

A distanza di un anno da quella mozione il Comune si appresta a muoversi su due linee.

Da un lato rifiuterà contratti di sponsorizzazione per motivi di opportunità, dall’altro farà carico ai gestori di bar e ricevitorie di esporre cartelli e materiale informativo che metta in guardia dai pericoli dei giochi d’azzardo. La domanda, a questo punto, è una sola. Basterà davvero a ridurre il numero di giocatori patologici?

 

Alessandro Porro

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