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“Piemontegate”: perchè la guardia di finanza indaga sul Consiglio Regionale?

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"Piemontegate": perchè la guardia di finanza indaga sul Consiglio Regionale?

Il Piemonte è una delle sette regioni finite nel mirino di magistratura e Guardia di Finanza per le spese del Consiglio regionale, in primis quelle dei gruppi consiliari.

Dall’inchiesta aperta dal pm Woodcock in Basilicata al “Laziogate” di Fiorito, il terremoto degli enti locali finora ha coinvolto Basilicata, Campania, Sardegna, Sicilia, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte in ordine di tempo.

La notizia delle perquisizioni della Gdf negli uffici dei gruppi consiliari ha scatenato un putiferio, anche sull’onda dello scandalo Lazio costato le dimissioni al presidente della giunta regionale Renata Polverini, che si è sempre dichiarata estranea alla vicenda ma ha voluto “mandare a casa i consiglieri regionali”.

C’è chi ha ipotizzato un attacco alle regioni in sé come ente politico-amministrativo con il solo obiettivo di ridurre il decentramento dei poteri e tornare alla logica del centralismo romanocentrico, chi invece ha cavalcato l’onda dello scandalo pubblicando varie classifiche degli sprechi, su tutte quella dei rimborsi chilometrici per le “missioni” di assessori e consiglieri.

Tutto è iniziato il 28 settembre, quando le Fiamme Gialle hanno acquisito le documentazioni sui rimborsi spese in seguito ad una indagine conoscitiva avviata dalla Procura della Repubblica di Torino, consegnando ai magistrati inquirenti le carte relative ai conti dei partiti rappresentati a Palazzo Lascaris dal 2008 al 2011.

Non c’è, al momento, alcuna ipotesi di reato, anche se l’inchiesta coordinata dai pm Andrea Beconi ed Enrica Gabetta è stata avviata in seguito a una dichiarazione del deputato del Pdl Roberto Rosso in una trasmissione andata in onda sull’emittente Telelombardia: secondo l’esponente del Pdl la settimana bianca di un consigliere regionale sarebbe stata pagata con i fondi pubblici della Regione.

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Rosso non ha fatto il nome del consigliere in questione, che in un primo momento sembrava trattarsi del capogruppo Luca Pedrale, ben presto però completamente scagionato dall’accusa.

I sospetti di una guerra interna al partito, o di un dispetto tra consiglieri, hanno ragion d’essere, anche valutando il precedente della regione Lazio: da una guerra tra esponenti dello stesso partito (sempre il Pdl, tanto nel Lazio quanto in Piemonte) è nato uno scandalo che ha messo in ginocchio la Regione. Non sembra ancora essere il caso del Piemonte, la cui giunta Cota non dovrebbe avere le ore contate, ritorsioni del Pdl per le dimissioni degli assessori leghisti in Lombardia permettendo.

Difficile ipotizzare che vi siano dei reati nella cattiva gestione dei soldi pubblici: la legge ammette sia i rimborsi elettorali sia i contributi ai gruppi consiliari regionali, ma non ne regolamenta l’utilizzo. Se un partito non presenta irregolarità di bilancio o fondi neri, la magistratura può fare ben poco pure in casi di evidente spreco di denaro pubblico.

Probabilmente l’inchiesta che sta coinvolgendo il Piemonte agevolerà però il processo di avvicinamento ad una maggiore trasparenza sui bilanci dei gruppi consiliari. Un primo passo è ad esempio la proposta di legge volta ad abolire le autocertificazioni per i rimborsi spese dei consiglieri regionali, presentata dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

Una mossa dettata evidentemente dal malcontento popolare seguito alle prime rivelazioni apparse sui giornali: l’opinione pubblica si è visibilmente scossa sia per la massa di denaro che finisce nella casse dei gruppi consiliari, dal milione e 200 mila euro destinati al Pdl ai 260 mila dei cosiddetti “monogruppi” formati da un consigliere che è anche capo di se stesso, sia per l’entità dei rimborsi percepiti dai singoli esponenti.

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Il recordman è il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Boniperti, che ha percepito nel solo 2011 circa 37.000 euro di rimborsi chilometrici, e si è difeso con una frase destinata a fare sorridere: “Se non ci fossero i gettoni di presenza prenderei uno stipendio assolutamente non rapportato al culo che mi faccio”.

In ogni caso, è tutto documentato: Boniperti ha girato per feste patronali, sagre, presentazioni. Anche ad agosto.

Al secondo posto Claudio Sacchetto, assessore all’agricoltura, che nello stesso anno si è fatto corrispondere circa 35.000 euro di rimborsi. Si è difeso dicendo di aver rinunciato all’auto blu, e quindi di aver fatto risparmiare soldi alla Regione, in primis gli stipendi dei due autisti pari a 50.000 euro a testa.

Tutto vero, anche se è da verificare la questione sugli stipendi degli autisti, che verosimilmente vengono erogati in ogni caso. Sarebbe interessante scoprire che la tanto odiata auto blu fa risparmiare, in quanto chi vi rinuncia rischia di costare di più in virtù dei rimborsi chilometrici, soprattutto se tali rimborsi funzionano ad autocertificazione. Non è il caso di Sacchetto, ma al di fuori del Piemonte è accaduto.

Il terzo è Maurizio Lupi dei Verdi Verdi: 31.000 euro di rimborsi, con tanto di sospetto di aver partecipato ad una festa con Lele Mora, la cui foto ha fatto il giro del web, utilizzando soldi pubblici: un’accusa da cui si è sempre difeso, negando di aver usufruito dei soldi della Regione.

Un altro dato desta scalpore: nel solo 2011 i consiglieri regionali hanno percorso 256.984 chilometri, tutti rimborsati. Ossia, sette volte la circonferenza del pianeta Terra.

Sarà vero, o hanno approfittato delle autocertificazioni?

 

a cura di Riccardo Ghezzi

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