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Luigi Einaudi e quel tavolino da Platti

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Platti: a luglio la riapertura
Platti: a luglio la riapertura

C’è negli uomini di potere un’abitudinarietà che finisce spesso per diventare un tratto saliente dei loro caratteri, quasi un marchio di fabbrica.

Abitudini che passano alla storia e dettano anche la moda come l’orologio sul polsino di agnelliana memoria e abitudini che finiscono per diventare un piacevole e rassicurante punto fermo nella vita quotidiana come il tavolino di Luigi Einaudi al caffè Platti.

Nei suoi anni torinesi il secondo presidente della Repubblica italiana era solito sedersi sempre allo stesso tavolino .

Lì, tra i raffinati stucchi e i preziosi arredi del celeberrimo caffè di corso Vittorio Emanuele, uno dei più rinomati a Torino Einaudi consumava la sua colazione e leggeva i giornali.

Prima di Einaudi anche Giovanni Giolitti era stato un affezionato clienti di Platti.

Luigi Einaudi Torino

E dalle eleganti sale del caffè sono passati personaggi del calibro di Cesare Pavese, Giovanni Agnelli, Augusto Monti e Luigi Lavazza.

Nessuno di essi però aveva ripercorso le orme di Einaudi in quel suo piccolo vezzo di scegliere sempre lo stesso tavolino. Tutti tranne un personaggio che pur avendo occupato un gradino più basso nelle gerarchie del potere rispetto ad Einaudi è stato comunque importante per Torino: Sergio Chiamparino.

L’ex sindaco, probabilmente a conoscenza di quel piccolo particolare dimenticato dai libri di storia e dalle agiografie, soleva occupare lo stesso posto di Einaudi.

Oggi non serve essere presidente della Repubblica, industriale o primo cittadino.

Vi basterà infatti entrare nello storico caffè, chiedere qual era l’angolo preferito da Einaudi e sedervi in un posto che, a modo suo e nel suo piccolo, ha fatto la storia di Torino.

 

Alessandro Porro

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