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Shopping & Commercio: Torino chiama Europa

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L’Italia è in recessione? Le compagnie nostrane non investono o peggio se ne vanno?

L’alternativa per Torino è affidarsi alle holding straniere, che si confermano interessate alla nostra città.

E non poco, a dire il vero: i casi più noti (e i marchi più famosi) presenti nell’area cittadina e nell’hinterland sono quelli di Auchan, colosso francese dei centri commerciali e di Ikea. Mentre Auchan si conferma in continua crescita, la multinazionale svedese ha da tempo annunciato di volere aprire un secondo punto vendita nei dintorni di Torino, dopo il trasferimento della prima shopville da Grugliasco a Collegno.

Le candidate non mancano: da La Loggia, territorio sul quale Ikea aveva da tempo investito parecchi soldi in progettazione, prima di ricevere il secco “no” della Provincia durante l’estate del 2011, a Moncalieri, a Nichelino, che sogna di ospitare lo store gialloblu nell’area attualmente occupata dallo stabilimento Viberti.

Shopping & Commercio: Torino chiama Europa

Chi arriva, chi se ne va: da qualche anno il colosso francese del cinema Pathè ha abbandonato il Lingotto, dove aveva inaugurato anni fa uno dei primi multisala torinesi: il suo posto è stato comunque preso da un’altra multinazionale che parla straniero, la Uci, nata dall’unione fra i colossi Paramount e Universal Studios.

È innegabile che molti degli investitori stranieri siano legati all’aspetto commerciale della città, ancora più che a quello industriale: fece storia l’addio di Motorola quattro anni fa, segno di come i primi sinistri scricchiolii della crisi stessero arrivando e di come sull’industria italiana, secondo gli americani, ci fosse poco da scommettere.

Diversa è la storia se si parla di centri commerciali, negozi: se sono italianissimi i casi de le Fornaci e del Parco Dora, la shopville più grande della città e, per lungo tempo, d’Europa, vale a dire Le Gru, è invece gestita dalla multinazionale olandese Corio.

 

Centro commerciale le Gru

Un rapporto, quello fra Torino e l’Olanda, che sembra destinato a proseguire, se è vero che l’assessore all’urbanistica torinese Ilda Curti è stata al centro di un vero e proprio scambio, recandosi prima dell’estate nei Paesi Bassi e ricevendo la loro visita poche settimane fa.

Fra l’altro proprio Corio lega il suo nome alla querelle relativa al nuovo grande centro commerciale che dovrebbe sorgere in città, legato alla ristrutturazione del Palazzo del Lavoro di corso Unità d’Italia.

Un progetto ambizioso, quello del restyling che sarebbe seguito da una società italiana e che dovrebbe dare origine a un parco commerciale che sarebbe gestito proprio dagli olandesi.

I condizionali sono però più che mai d’obbligo, dal momento che a giugno il Tar ha bocciato il progetto, che secondo i giudici «Approva la realizzazione di un centro commerciale della superficie di oltre 13.000 mq», mentre i parametri previsti consentono una superficie massima di meno della metà.

 

 Andrea Besenzoni

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