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Le scarpe nuove di Federico Storia di una Galleria in continua trasformazione

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Galleria San Federico: dal 2015 il rilancio Torino
Galleria San Federico: dal 2015 il rilancio Torino

Secondo il Martirologio Romano, Federico di Utrecht, ora santo, fu vescovo impegnato nell’evangelizzazione dei Frisoni. Secondo la cronaca invece, la Galleria di San Federico di Torino, ora centro commerciale, fu capolavoro di gran pregio artistico impiegato ingiustamente nell’evangelizzazione in città dei marchi multinazionali.

Nel mese di Giugno 2012 iniziò a circolare la notizia secondo cui Beni Stabili, agenzia immobiliare con una delle sue tante sedi in terra sabauda, voleva acquisire la Galleria San Federico, capolavoro artistico degli anni ’30, soffiandola, passatemi il termine, al Gruppo Fonsai. Tra Via Bertola e Via Santa Teresa, con un ingresso diretto da Via Roma, la Galleria San Federico è l’evoluzione della Galleria Natta, proposta da Thaon di Revel nel 1931 per riqualificare l’isolato dedicato al santo dei Paesi Bassi.

Tra il 1931 e il 1937, nel progetto di più ampio respiro che prevedeva la ristrutturazione di Via Roma, Federico Canova e Vittorio Bonadè Bottino diedero inizio al cantiere nel 1932. I lavori procedettero veloci e serrati, alla moda piemontese, e nel 1933, solo un anno dopo, terminarono. La Stampa prima, nel 1934, e il Cinema Rex poi, inaugurarono l’attività commerciale della bella galleria, dèpendance del salotto bene di Torino, una specie di salotto nel salotto.

 

Le scarpe nuove di Federico Storia di una Galleria in continua trasformazione  Torino

La Compagnia assicurativa SAI, in bella compagnia di negozio e gioiellerie di lusso, hanno popolato fino ai primi anni 2000 l’elegante passaggio pedonale, dove, gli amanti del calcio sapranno, aveva la sue sede anche la squadra bianconera. Il nuovo millennio ebbe inizio con l’avvio dei lavori di restauro.

Ed oggi la galleria non è più la stessa. Si iniziò con il restyling del cinema Lux, sopravvissuto per il rotto della cuffia alla crisi dilagante dei piccoli e medi cinema, schiacciati da quei mostri orribili che hanno il nome di Multisala. Da allora il Multi è il vero protagonista dell’edificio in stile eclettico con planimetria a T perché, si sa, gli affari sono affari.

Sotto le sale, come ormai in tutta la città gruviera, una trentina di posti auto; sopra le sale un centro commerciale nei toni del rosso. Un lavoretto da 8-9 milioni di euro affidato alla studio Mellano prima e a Mauro Boetti poi.

 

Tutto l’ambaradan, il cui ingresso principale sarà da Via Bertola, è proprietà di Salvatore Ligresti della Tikal Real Estate Fund ma presto sarà ceduto a causa dei problemi economici in cui versa l’impero immobiliare. Rimane da vendere qualcosina anche se, vista la crisi, facile non è. A negozi di compagnie telefoniche e famosi marchi di vestiti, si aggiungeranno presto marchi delle migliori – o peggiori – multinazionali. Un nome su tutti: Foot Locker. E tra solette di ultima generazione e numeri di scarpe indovinati con una sola rapida occhiata, il bianco e il nero e le strisce domineranno la galleria.

 

di Irene Perino

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