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Esageratamente Toro

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d'ambrosio atalanta Torino
d'ambrosio atalanta Torino

Il Toro chiude una settimana impegnativa come meglio non potrebbe: cinque reti in casa dell’Atalanta, terzo risultato utile consecutivo e parte sinistra della classifica. Siccome il calcio, a volte, è paradossale, un successo così rotondo arriva proprio contro la squadra che, specialmente in avvio, ha fatto più soffrire i granata, in questi cinque turni, e, dopo la iella contro l’Udinese, si segnala come i legni siano diventati, improvvisamente, amici (per gli amanti delle statistiche, le quattro traverse subite dal Toro in stagione, sono arrivate, tutte, da punizioni dal limite). Gli uomini di Ventura, però, hanno resistito e, quando l’inerzia della partita è cambiata, hanno fatto ciò che era mancato loro a Genova, dopo il rigore di Bianchi: hanno continuato a prendere a cornate l’avversario, demolendolo.

 

La gara inizia, come detto, coi granata in difficoltà, nonostante il ritorno di Cerci dal 1’: l’Atalanta si fa preferire come intensità di gioco, va vicina al gol con Cazzola da fuori, scheggia una traversa con Cigarini su punizione, ha una buona occasione con Denis, che sbaglia un pallonetto con la difesa granata un po’ svagata, da l’impressione di maggior pericolosità, mentre, sul fronte opposto, l’unico pericolo lo crea un tiro a fil di palo di Sgrigna. Al 28’, sugli sviluppi di un angolo, i nerazzurri coronano la loro supremazia territoriale con Denis che, sul filo del fuorigioco, ma in posizione regolare, stoppa di petto e batte Gillet in uscita, su un pallone vagante, in seguito a corner.

 

Rolando Bianchi 70 gol nel Toro
Rolando Bianchi 70 gol nel Toro

La rete atalantina sveglia il Toro, che inizia, lento , ma inesorabile, ad attaccare, sospinto da un Cerci, il quale, non ancora al 100%, quando si accende fa male. Qualche moccolo per Sgrigna che, su un buon pallone in area, tenta una rovesciata senza giustificazioni logiche, qualche rimpianto per Santana, che in mischia, si fa ribattere la conclusione ravvicinata da Consigli e il pareggio arriva: una pregevole azione granata porta al cross D’Ambrosio, Bonaventura allunga il braccio e Massa non può non fischiare un rigore che Bianchi trasforma con freddezza. Il Toro sembra tornato sul binario giusto anche dopo il pareggio, ma l’ultimo pericolo del tempo, in pieno recupero, è dei padroni di casa: Denis subisce fallo fuori area (cade dentro, ma Massa ignora giustamente le sue proteste) e batte lui stesso la punizione, cogliendo un clamoroso incrocio.

 

L’inizio ripresa vede un’Atalanta pimpante, ma un Toro che riesce a rispondere bene e, il primo quarto d’ora, è un’alternarsi di opportunità da una parte e dall’altra: Gillet è efficace e bello a vedersi su un colpo di testa di Raimondi e un cross di Peluso che si trasforma in una velenosa conclusione, sulla sponda granata Sgrigna non lo è altrettanto, quando pasticcia su un contropiede in superiorità numerica, mentre Cerci, in versione diesel, si fa vivo con un paio di conclusioni insidiose. Poi, al 62’, la svolta: angolo di Cerci e Gazzi, a cui si dovrebbe voler bene già solo per il fatto di essere uno dei pochi calciatori con gusti musicali decenti, da ai tifosi un altro motivo per amarlo, colpendo di testa in acrobazia e portando in vantaggio il Toro, con una traiettoria che beffa Consigli. La vera svolta, però, arriva al 66’: prima Ogbonna salva in mischia su un furibondo attacco atalantino, poi il Toro riparte, Cerci pesca bene Stevanovic, subentrato a un Santana più di quantità, che di qualità, e l’ex interista cancella un difficile inizio stagione con uno splendido sinistro al volo, che vale il 3-1 e il suo primo gol in A, ma, soprattutto, che mette definitivamente ko l’undici di Colantuono.

 

atalanta Torino
atalanta Torino

Il Toro si trasforma in uno squalo, sente l’odore del sangue e va a chiudere la partita, con l’Atalanta annichilita: Meggiorini, entrato al posto del peggior Sgrigna stagionale, tira a fil di palo, quindi, dopo un’opportunità per De Luca, che non inquadra la porta, su angolo di Cerci, D’Ambrosio, solissimo sul secondo palo, segna il suo ennesimo gol di testa in maglia granata, ma, stavolta, è il primo nella massima serie, a coronare un’ottima prestazione, dopo quella, più titubante, contro l’Udinese. Mentre i tifosi granata, in preda all’esaltazione, sono intenti ad andare indietro con la  memoria per ritrovare una vittoria così larga, Bianchi, scattato sul filo del fuorigioco sull’ottimo assist di Stevanovic, complica ulteriormente la ricerca sugli almanacchi, con un destro dal basso in alto sull’uscita del portiere. Per il capitano, non è solo il quarto centro stagionale, ma il settantesimo con la maglia del Torino, che gli vale l’aggancio a Loik, nella classifica dei marcatori granata di tutti i tempi. In un quarto d’ora scarso, la squadra ha segnato quanto in tutto il campionato. Il finale è accademico, col Toro che sembra averne ancora da spendere, ma poi si placa, e i suoi tifosi che vivono una rara sensazione di tranquillità e godimento, aspettando il triplice fischio di Massa.

 

La vittoria, così rotonda, non deve far dimenticare le difficoltà di inizio partita, col centrocampo in difficoltà, più per Brighi che per Gazzi (ottimo, gol a parte), e un attacco che spesso cercava la cosa più difficile, vanificando qualsiasi idea di gioco offensivo. Però, questi elementi,  dovranno essere valutati da Ventura, non dai tifosi, che hanno diritto a una gioia piena, visto che, i più giovani fra loro, una vittoria fuori casa così, in A, non l’avevano mai vista e anche i meno giovani non è che fossero messi molto meglio. Giusto godersela, quindi, e qualcuno con la memoria lunga avrà esultato il doppio, ripensando a quella sera a Brescia, dove, negli spogliatoi del “Rigamonti”, Colantuono, un istante dopo la finale playoff persa e con le lacrime di una tifoseria ancora calda sulle guance, annunciava con una tempistica che definire inelegante sarebbe stato eufemistico, il ritorno all’Atalanta. Vendetta servita rigorosamente fredda e, da quest’oggi,  testa al match col Cagliari, pieno di insidie, ma che, se vinto, potrà regalare una sosta per le nazionali, decisamente serena.

 

Francesco Bugnone

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