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I legni (e non solo) fermano il Toro

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La voglia del Torino di trovare il secondo successo in campionato, sbatte tre volte contro i legni della porta di Brkic. Senza scomodare paragoni illustri (anche se, sul palo di Santana, sfido chiunque ami i colori granata a non aver pensato, scusate la blasfemia, ad Amsterdam), la sfortuna è stata una discreta compagna per quasi tutti i 90’, ma non è stata l’unica motivazione per i mancati tre punti.

Il turno infrasettimanale, costringe Ventura e Guidolin a fare turn over: il tecnico bianconero relega in panchina Di Natale, quello granata schiera dal 1’ Di Cesare, Basha, D’Ambrosio e l’attesissimo Sansone, escludendo Bianchi , Santana e, come noto sin dalla vigilia, Cerci, per recuperarlo al 100% contro l’Atalanta. Il  4-3-3 dei padroni di casa, sulla carta dovrebbe essere camaleontico, con Vives pronto e ad allargarsi per trasformarlo in un 4-2-4, ma in realtà, questo, accadrà poche volte. L’Udinese risponde con un foltissimo centrocampo a 5 e un attacco composto da Ranegie, a segno contro il Milan, e Barreto, oggetto del desiderio dell’estate granata. Combineranno pochino tutti e due.

Toro Udinese
Toro Udinese

Il primo tempo è bruttino ed equilibrato, col Torino che fa più possesso palla, ma senza alzare mai il ritmo e i palloni giocabili per il duo Sansone-Meggiorini sono pochissimi. Se il primo, però, lascia intravedere ottima qualità nei suoi tocchi, il secondo sembra in serata no: sbuffa con generosità, si sbatte, ma è troppo arruffone e combina pochissimo di concreto. Le fasce non vengono sfruttate quasi mai: Stevanovic si accentra spesso (e sbaglia clamorosamente un ultimo passaggio che avrebbe messo in porta le punte granata), sale il solo Darmian, in ottima serata. Dietro, nessun rischio: un vogliosissimo Basha ringhia in mediana, con Gazzi, e la coppia centrale composta da un fantastico Ogbonna e Di Cesare, sempre bravo a dimostrare la voglia di scendere in campo con la maglia granata (grinta, interventi anche belli a vedersi, inserimenti offensivi), fa un ottimo lavoro. Il brivido più grande lo da Gillet, con un’uscita kamikaze, poi subito rimediata, che travolge Darmian, lasciandolo malconcio a terra. Ben altra cosa, il brivido che provoca il Toro, quando Basha, con un fantastico tiro a spiovere, scheggia la traversa.

 

Dopo l’intervallo, in cui è sceso un forte, quanto rapido acquazzone, gli uomini di Ventura scendono in campo determinatissimi a far proprio il match, visto che l’Udinese, un po’ rabberciata, dimostra di accontentarsi del punticino. Il baricentro avanza di parecchi metri, la metà campo bianconera è occupata, quasi militarmente, dalle maglie granata e, dopo pochi istanti, Sansone ha la palla buona per far vedere ciò che è in grado di inventare: ruba il tempo a Benatia su un pallone vagante e lascia partire una forte conclusione che, toccata da Brkic, si stampa contro la traversa. Quando Bianchi si alza dalla panchina, tutto lascia presagire a un finale col centravanti granata in coppia con l’ex attaccante del Sassuolo, ma Ventura, fra lo stupore generale, richiama proprio lui e non Meggiorini. A nostro modesto avviso, un errore.

Sansone Torino
Sansone

Il Toro, con due arieti in avanti, si lascia ingolosire dai palloni lunghi, invece di cucire con pazienza l’azione palla a terra, unico modo in cui si è rischiato di far male all’Udinese, e finisce con combinare molto poco, anche perché Benatia, Danilo e Coda non sono né dei piccoletti, né gli ultimi arrivati. Si arriva veramente di rado, per non dire mai, sul fondo e allora Ventura rileva Stevanovic, letteralmente sparito nella ripresa e ancora a disagio nella massima serie, con Santana. Riparte la spinta e, a dieci dal termine, su un’azione, guarda caso, costruita palla a terra, il gol non arriva, rievocando Dino Viola, già citato contro la Samp, per “questione di centimetri”. Santana dialoga con Meggiorini e lascia partire un tiro radente dal limite, che picchia contro il palo e schizza di nuovo in campo. Potrebbe essere il “la” per l’assalto finale, ma, questo colpo di sfortuna, non da il carburante necessario ai granata per gli ultimi attacchi. Da segnalare ancora che un Di Cesare, stremato, costringe Ventura a far entrare Glik e che, proprio all’ultimo secondo del recupero, Benatia, di testa su corner, colpisce a botta sicura, ma anche gli dei del calcio, sebbene avversi, hanno un pudore e la palla viene bloccata sulla linea da Gillet.

 

Angelo Ogbonna, ieri sera capitano
Angelo Ogbonna, ieri sera capitano

In conclusione, cosa tenersi e cosa dimenticare di questo incontro? Cose positive ce ne sono, come il fatto che i granata confermano di non farsi mai mettere sotto da nessuno, e ieri sera, di fronte, c’era una squadra che, pur interessata da un massiccio ricambio, ha rischiato di accedere ai gironi di Champions League. Un altro elemento confortante, è la prestazione dei ricambi granata: di Di Cesare si è già detto, Basha, soprattutto nel primo tempo, è stato solido e propositivo (nella ripresa, solo solido, ma non è poco), Sansone, appena ha avuto un mezzo pallone, ha dimostrato di avere piedi da serie A. Il solo D’Ambrosio non ha particolarmente brillato: dignitoso compitino e nulla più. Di meno piacevole, oltre a un Vives ancora troppo timido, uno Stevanovic alla ricerca di se stesso e un Meggiorini poco pungente, c’è la cronica difficoltà, nonostante il possesso palla a getto continuo, a creare una mole di occasioni e di tiri in porta consona. Il discorso sul regista è già stato fatto, ed è sotto gli occhi di tutti, mentre, se Sansone giocasse con maggior continuità e nel suo ruolo di seconda punta, si potrebbe vedere la qualità offensiva necessaria a far male e a ottenere vittorie meritate, come sarebbe stata quella di ieri sera.

Il trittico settimanale, si chiude con Bergamo, gara che rispolvera antiche rivalità: l’undici di Colantuono ha rabbia in corpo e una squadra solida, sarà una bella battaglia, e il Toro la giocherà con il coltello fra i denti, ma anche, rispetto a stasera, con un Cerci in più nel motore e, speriamo, qualche tiro dalla parte sbagliata dei legni in meno.

Francesco Bugnone

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