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Gli Alpini: le nostre Penne Nere

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Le nostre Penne Nere
Le nostre Penne Nere

Mi son Alpin

me pias el vin
tengo l’innamorata
in fondo al quartier.
Vicino al quartier
vicino alla caserma
tengo una bella serva
per fare all’amore.
 

In queste strofe c’è tutto lo spirito di un corpo militare che ha dato onore alla nostra storia. Montagna e vino, fatica e donne, sudore e goliardia, determinazione e sacrificio: sono questi alcuni aspetti che caratterizzano le penne nere.

E’ la più antica formazione di fanteria di montagna del mondo, la nascita avvenne nel 1872 con la funzione di creare soldati in grado di proteggere i confini ad alta quota dalle mire francesi e austro-ungariche.

Gli alpini sono stati le sentinelle che montavano la guardia sulle mura naturali delle Alpi, nostra fortezza di roccia e neve.

I loro scarponi hanno calpestato innumerevoli campi di battaglia dalla fine del XIX secolo ad oggi.

Il battesimo del fuoco non fu però su ghiacciai ma durante l’infuocata campagna d’Eritrea nel 1895 per la conquista del nostro tanto ambito spazio coloniale, un’assolata pietraia nel Corno d’Africa.

Morirono in tanti, ammazzati dalla furia delle 100.000 lance guerriere di Menelik II imperatore di Etiopia. I 1.000 alpini furono travolti da un’onda umana e fatti a pezzi nonostante il loro disperato coraggio.

Le nostre Penne Nere

Confermarono la tenacia sul campo contro i rottami dell’impero ottomano durante la faticosa occupazione libica del 1911. Invece di trincee negli alpeggi tra le marmotte, i reparti dovettero adattarsi a battaglie tra le dune e a resistere ai continui attacchi delle tribù Berbere, scalmanate contro noi italiani.

E poi la Grande Gloria nella Grande Guerra. Il fronte italo-austriaco aveva il suo teatro cruento sulle Alpi del Nord-Est. Le battaglie furono tremende: monte Ortigara, monte Grappa, ghiacciaio dell’Adamello, il Carso, il Piave. Carnai, voragini che divoravano ragazzi a decine di migliaia, nei buchi scavati sui valichi, negli assalti alla baionetta, nei cannoneggiamenti nella neve.

Lo sforzo compiuto dai soldati con la penna nera fu immane e si merita il giusto riconoscimento dalla Storia. La guerra di montagna è una prova bestiale. La fatica è indicibile. Pensiamo ai plotoni di giovani, rincuorati solo da un po’ di grappa, che arrancavano in mezzo a bufere con le schiene spezzate dal peso delle munizioni d’artiglieria per raggiungere fortini sopra gole o batterie tra i ghiacci perenni. Sacrifici e privazioni infinite che afflissero gli alpini anche nel successivo conflitto.

Le nostre Penne Nere

Noi delle generazioni del benessere non ci rendiamo conto, cresciuti ricchi nel torpore consumista del lungo dopoguerra, che cosa possa significare marciare nella vastità russa a quaranta gradi sotto zero, mezzi congelati dal generale inverno, continuamente tormentati da un nemico invincibile, da miliardi di pidocchi, dalla cancrena, dalla vita diventata inferno bianco

Gli alpini oggi come ieri si son sempre fatti onore sul campo e per questo sono rispettati dagli eserciti di tutto il mondo per il loro professionismo e abilità indiscutibili.

Di fronte alle penne nere e alla loro storia non posso fare altro che levarmi il cappello e tracannarmi un cicchetto brindando alla loro storia di gloria e avventure.

Federico.Mosso

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