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Sampdoria – Torino: un pareggio di rigore

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Nel calcio, come nella vita, la differenza la fanno i dettagli. E, in una serie A equilibrata e livellata verso il basso come questa, il “dettaglio” è la qualità. Puoi metterci l’anima, puoi applicare a memoria gli schemi imparati in settimana, ma senza quell’elemento, rischi di rimanere ancorato agli eterni “vorrei, ma non posso”. Il pareggio di Genova, contro la lanciatissima Sampdoria, dice proprio questo: il Toro lotta e ha una discreta organizzazione tattica, cose che, nel precedente triennio in A con Cairo, si son viste di rado, se la può giocare con tutti, ma non ha quella qualità in grado di farti vincere certi match e, di conseguenza, di farti fare il salto. Non è un caso se, le cose più importanti della gara granata, le hanno fatte i due elementi di maggior livello: Gillet e Cerci. Il primo si è confermato un portiere fenomenale, parando il parabile e, a momenti, anche l’imparabile (il rigore di Pozzi), il secondo, seppur ancora intermittente, è stato in grado di estrarre dal cilindro il numero che ha portato al penalty poi segnato da Bianchi. Se fossero arrivati i mai troppo invocati regista e punta, probabilmente staremmo parlando di un altro Torino e di altri obiettivi, ma, in questo caso, le rimostranze vanno fatte più in alto, rispetto al campo di gioco.

Giampiero Ventura
Giampiero Ventura

 

La prima mezzora, è il manifesto di quanto scritto fin qui: il Toro parte con buon piglio, contro una squadra che le aveva vinte tutte, manovra bene, ma si perde ai sedici metri. Bianchi e Meggiorini s’impegnano, ma, più di una volta, anche nel proseguio della partita, si incartano sul pallone, complicando e, spesso, vanificando le ripartenze granata, pressoché nulle. La coppia offensiva è, indubbiamente, generosa, ma si sa che un termine simile, riferito a un attaccante, ha sempre qualcosa di sinistro: sbattersi tanto e combinare poco. La Sampdoria sembra sfilacciata, senza una particolare identità di gioco, ma quel po’ di tasso tecnico superiore in più che ha (il sempre insidioso Maxi Lopez, l’odiato Maresca) lo fa valere e, proprio grazie a ciò, e a qualche errore gratuito degli uomini di Ventura, finisce con l’avere le occasioni migliori: Glik ritrova le amnesie dello scorso girone d’andata e lancia Lopez a tu per tu con Gillet (che lo ipnotizza), Maresca timbra la traversa su punizione, Estigarribia dimostra di non essere una punta su un altro errore evitabile, stavolta di Darmian, e, infine, Gastaldello, al volo, costringe il portiere belga a una bella  parata d’istinto. Nel mezzo, la gara si accende dal punto di visto agonistico, col Toro che non si tira indietro, quando c’è da menar le mani. Il primo tempo si chiude sullo 0-0, ma, ai punti, prevarrebbe ro i blucerchiati.

 

Rolando Bianchi
Rolando Bianchi

La ripresa riprende sonnacchiosa, coi granata più manovrieri e una Samp che, a parte qualche estemporaneo traversone, fa pochino. A 20’ dal termine, però, la gara sembra prendere la strada di Torino: Cerci, in crescendo, va via in maniera fenomenale sulla destra e Soriano, in campo da poco, lo stende in area. Rigore netto, che Bianchi trasforma, cancellando l’errore col Pescara, con una stangata sotto la traversa. I tanti tifosi granata accorsi a Marassi, sognano il bis dello scorso anno, anche perché il Doria attacca disordinatamente e, se solo ci fosse un po’ di intelligenza e precisione nel gioco di rimessa, gli ospiti potrebbero anche chiudere il match. Poi, all’improvviso, l’incoscienza: all’85’, Eder , appena entrato, è defilato in area sulla destra e va verso il fondo, quindi è quasi come dire che non andrebbe da nessuna parte, ma Glik, che, dopo l’errore del primo tempo a lanciare Lopez, sembrava essersi ripreso, ha un’altra reminescenza in stile Modena e stende il brasiliano, con una scivolata tanto fuori tempo, quanto inutile. Dal dischetto, Pozzi, anch’egli subentrato, rischia di farsi parare il destro da Gillet, ma è 1-1.

A questo punto, inizia una partita nella partita, con i liguri che ci credono e il Toro che, dopo aver pregustato il successo, vuole provare a riprenderselo. Nei minuti finali, spiccano, quindi, altri due grandi interventi di Gillet (su un quasi autogol di Ogbonna e su tiro da fuori dello scatenato Eder allo scadere), senza dimenticare l’ottima palla capitata a Cerci, il cui tiro, quasi a colpo sicuro, viene rimpallato dall’ottimo Gastaldello.

 

Gillet
Gillet

Finisce 1-1 e si deve decidere se il bicchiere dev’essere mezzo pieno o mezzo vuoto. Di positivo c’è quell’ “intensitè”, per dirla alla Sacchi-Crozza, che ha caratterizzato la gara granata, quella predisposizione alla lotta, oggi incarnata molto bene, a mio avviso, da Gazzi, che scalda sempre il cuore. C’è anche la già citata organizzazione, che ci sta mettendo al riparo, a parte qualche episodio, dall’essere messi sotto dall’avversario. E, ovviamente, di buono c’è anche il punto, portato via in casa di una squadra che viveva un discreto momento di forma. Di negativo, i troppi errori gratuiti individuali, la poca incisività sottorete, e, soprattutto,  la mancanza di cattiveria nel portare a casa un risultato che, meritatamente o meno, ci si era trovati a portata di mano, perché, come diceva quel signore di Dino Viola, è sempre meglio pareggiare che essere pareggiati.

 

Post Sciptum. Nel pomeriggio, dagli altri campi, arrivano i successi dell’Udinese, avversario nel turno infrasettimanale,  su un sempre più preoccupante Milan,  e, soprattutto, il tonfo interno, contro il Siena, dell’Inter, che continua col suo, quasi grottesco, mal di San Siro. A quanto pare, battere l’Inter non porterà alcun ulteriore punto di penalizzazione, o squalifica del campo, o malattia infettiva ai toscani. Giusto per informare i vari tifosi del Toro che, dopo lo 0-2 di domenica sera contro i nerazzurri, tacciavano di gobbaggine chi era deluso per l’ennesimo schiaffone (al di là dell’encomiabile impegno espresso dalla squadra), recitando l’indignato mantra “non è con l’Inter che dobbiamo fare punti, siete impazziti?”. Già, scherziamo? Si rischia di godere un po’ e di non smoccolare per una settimana. Bene, ai profeti del “si può anche perdere”, oggi Cosmi ha dimostrato che, con grinta e un po’ di fattore C, “si può anche vincere”. E speriamo di ricominciare a farlo, proprio contro Di Natale e compagni.

 

Francesco Bugnone

 

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