Home Cronaca di Torino Musy, in 1000 in piazza per non dimenticare

Musy, in 1000 in piazza per non dimenticare

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Aggressore Musy
Aggressore Musy

Quei cinque  colpi di pistola, risuonano ancora oggi, a distanza di sei mesi, nelle nostre coscienze.

Un avvocato. Un politico. Un marito. Un padre. Una persona qualunque che in una mattinata di inizio primavera rincasava dopo aver accompagnato le figlie a scuola. Uno come noi.

Un vile agguato e una vita che viene bruscamente interrotta all’improvviso. E’ una notizia che sconvolge e scuote gli animi, desta e allarma una città.

 Quello che resta oggi, a distanza di sei mesi, è una domanda: “perché?”

 E per arrivare ad avere una risposta a questa domanda si deve passare per il “chi?”

 Abbiamo imparato a conoscere quella sagoma cupa, grigia, con il casco che cammina per le vie del centro della nostra città e si avvia a distruggere la vita di un uomo, della sua famiglia ed a ferire nel profondo un’intera città.

L’abbiamo visto, ci ha lasciato addosso un senso di profonda inquietudine, ci siamo svegliati improvvisamente esposti alla follia, vendetta e furia umana.

Scena del crimine

Noi abituati alla tranquillità ed al senso di protezione tipico di Torino.

Ma Torino ha sempre dimostrato la voglia di rialzarsi, di essere grande e di dare l’esempio.

E’ per questo che anche in questa triste vicenda siamo noi chiamati a dimostrare il coraggio della nostra città ed a rispondere all’appello della famiglia di aiutare a dare un nome e un volto a chi ha è entrato prepotentemente nelle loro vite per distruggerle.

Perché è allo stesso modo entrato nelle nostre vite per segnarle, per lasciare l’amaro in bocca.

Perché anche la città è una famiglia e condivide lo stesso bisogno di rispondere a quella domanda.

 Perché?

Non si comprende, non si accetta, non si tollera, non si giustifica.

 Si può però, anzi si deve, reagire e far sentire calore e voce alla famiglia ed a tutta la cittadinanza.

Perché chi ha visto qualcosa, notato anche un solo dettaglio, trovi il coraggio di parlare.

 Ma per farlo deve sentirsi protetto e incoraggiato da quanta più gente possibile.

E’ per questo che l’invito è a rispondere numerosi all’appello della famiglia di scendere in piazza Castello ieri pomeriggio non è andato perduto.

A dimostreazione che chi si è reso responsabile di un gesto così violento che lui è solo mentre Torino è forte, Torino è unita e non si piega, ma anzi si raccoglie e non si rassegna ed è pronta a lottare per trovare risposte e dare un senso alla parola giustizia.

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