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A pranzo coi ciclisti: ottimistico amarcord granata

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Sarebbe facile, e sarebbe anche giusto presentare l’attesissima partita contro la Samp, indicando alcuni dei motivi  per cui sarebbe molto bello vincere (o meglio, vitso lo scorso anno, direi “rivincere”): il gol non visto di Agroppi che ci costò uno scudetto, la maledetta finale di coppa Italia ’88 con una magnifica rimonta, dopo il furto dell’andata, vanificata dal gol di Salsano nei suplementari (e Dio solo sa cos’avrebbe significato vincere quella sera), i tifosi trattenuti nel settore ospiti, comprese donne e anziani, fino a sera inoltrata, nel 2000-2001, le corna di Maresca, Ciro Ferrara, ci metto anche il contestatissimo 1-0 dell’anno dell’ultima retrocessione, con un gol clamorosamente annullato ad Amoruso e Mazzarri che, generalmente col fazzoletto in mano quando parla di arbitri a sfavore, che ha il coraggio di andare in tv a parlare di un presunto rigore non dato a Bellucci. Ma, forse, non dovremmo parlare fra noi, bensì dovremmo fare un bignami e darlo ai ragazzi che scenderanno in campo, giusto per trasmettergli la nostra rabbia, e costringendoli a metterne il più possibile in campo, esattamente come quando, lo scorso anno, il torto bruciante l’hanno subito anche sulla loro pelle (il blackout di Padova) e al ritorno hanno dato quel qualcosa in più, oltre al solito, innegabile impegno, che ci ha fatto vincere 3-1. A proposito, domenica arbitrerà Calvarese, proprio quello che ne fece di tutti i colori all’Euganeo, 14′ del recupero farsa compresi:

Allegria.

Detto ciò, mentre i giocatori staranno sicuramente ripassando il nostro bignami, noi, per una volta, lasciamo da parte sfortune  e moccoli, e andiamoci a godere un po’ di bei ricordi in casa della Doria. Sì, perchè, ce ne sono  stati eccome.

 

Torino 1990/1991
Torino 1990/1991

1990-91: un Toro tutto italiano e privo di Marchegiani, Policano e Martin Vazquez, si scontra, verso la fine del girone d’andata, contro una Sampdoria, già in piena corsa per quello che sarà il suo primo e unico titolo della storia. Sembra non ci sia partita, ma l’undici di Mondonico, tatticamente ben disposto, e trascinato dal duo Lentini-Bresciani, ha in serbo lo scherzetto. Una combinazione dei due, genera il rigore dell’1-0, segnato dal “Buitre” granata, poi, nella ripresa, è un assedio blucerchiato, col veterano Tancredi, che, dopo averci parato ottocento rigori quand’era alla Roma, si fa perdonare con una prestazione eroica, nonostante l’età. Tre minuti alla fine e Lentini, dopo aver fatto impazzire mezza difesa avversaria, porge a Bresciani, che, complice il mancato intervento di Vierchowod, batte Pagliuca e corre sotto la Maratona itinerante in tripudio. Sembra finita. Non è così: quel Toro ha sprecato troppi punti nei minuti finali (un vecchio articolo della Stampa dimostrava come, senza reti subite nell’ultimo quarto d’ora, sarebbe stato addirittura in testa) e anche stavolta ci mette del suo. Pochi secondi e c’è un rigore per la Sampdoria: Vialli segna, parapiglia nel riprendere il pallone, l’arbitro espelle Mancini e Benedetti. C’è da soffrire e, all’ultimo secondo del recupero, c’è un angolo. Avanza Pagliuca. Io, ragazzino, non riesco ad ascoltare la radiocronaca di Ameri ed esco dalla stanza. Quello che succede, lo saprò da mio padre a partita finita: Pagliuca colpisce di testa, Ameri dice “la palla entra”, in realtà Fusi la manda sul palo e il pericolo sfuma. Le immagini, e una dichiarazione di Cravero lo scorso anno proprio dopo il successo di Marassi di cui parlerò a breve, farebbero pensare a un arbitro che ferma il gioco, quindi non ci sarebbe stato, comunque, il 2-2, ma poco importa: se avessi sentito quel “la palla entra” avrei avuto un infarto a undici anni. A prescindere.

 

1992-93: alla vigilia della semifinale di Coppa Italia contro la Juventus, il Toro scende a Marassi e lo espugna. A segnare è Paolo Poggi, abile a ribadire in rete un colpo di testa di Aguilera respinto dal palo. Pato, da buon ex genoano, esulta quasi più del compagno. Marchegiani salva il risultato con un doppio intervento su Chiesa e Lanna, poi Sergio, lanciato in contropiede dallo scatenato Aguilera, si divora in maniera imbarazzante il raddoppio, tutto solo davanti a Pagliuca. Pato-Poggi sugli scudi, quindi, ma è ancora nulla, in confronto a ciò che faranno nel doppio derby di coppa e che aprirà le porte alla finale, poi vinta, di Coppa Italia.

 

Sampdoria-Torino 2011
Sampdoria-Torino 2011

2011-2012: quasi vent’anni dopo, il Toro vince a Marassi in campionato. Stavolta, però, lo scenario è la cadetteria.

La Samp, grande favorita, non è partita alla grande, mentre i granata, guidati dall’ex Ventura, sono in vetta, seppur in coabitazione. Sembra l’occasione giusta per rilanciae gli uomini di Atzori: video di presentazione su YouTube per caricare l’ambiente (“è un delitto perderla”), Pozzi che ridacchia e sminuisce il Toro a inizio partita, e poi, soprattutto, la prima mezzora furibonda dei padroni di casa, che sfiorano più volte la rete, fino a trovarla con Costa. Sembra l’inizio di una via Crucis, invece, pian pianino, il Toro si risolleva, macina gioco e, a fine primo tempo, trova il pareggio con una bella conclusione di Suciu su assist di Stevanovic. Nel secondo tempo, il Toro continua a crescere, con Ventura che mette Ebagua dimostrando di voler vincere la partita, e che ci riesce quando, un fenomenale Antenucci, mette Bianchi in condizione di battere a rete per il 2-1. Non ci si crede. Nel finale, Surraco, nella stessa azione, fa un tunnel e un cucchiaio a smarcare Antenucci, che, però, non aggancia: a posteriori è stata una fortuna. Se Ante l’avesse messa, probabilmente, avrei avuto un infarto a trentadue anni, per il motivo opposto a quello del ’90-’91.

 

Chiudo con un pareggio a cui sono molto legato, un pari che vale la vittoria.

Ruud Gullit sampdoria
Ruud Gullit sampdoria

 

1994-’95: la partita in cui Gullit ritorna alla Samp. Perchè è così importante? Perchè Gullit, per tutta l’estate  1993, è stato vicinissimo al Toro: si dice che Goveani, per convincerlo, con una mossa da vitellone, più che da presidente, cantò e suonò la chitarra insieme a lui. Sembra fatta, quindi. Infatti, Gullit va alla Samp, sbandierandola come scelta di vita. Noi proviamo a consolarci con Osio e, per me, inizia subito male: una ragazza granata, per tirarmi su dopo avermi dato picche al mare, mi disse “dai, consolati, abbiamo preso Osio”. Il Sindaco prosegue peggio, sbagliando un gol clamoroso in Supercoppa col Milan e, soprattutto, mangiandosene un altro sul 2-2 contro la Juventus, quando avrebbe potuto cambiare la storia di un derby, che verrà perso 3-2. Gullit, ovviamente, segna e da spettacolo in blucerchiato. Scontro diretto al “Delle Alpi”: sotto la pioggia, Gullit viene bersagliato di fischi, ma, quasi da solo, doma un  ottimo Toro, segnando il 2-1 di testa in tuffo, in un match che i granata perderanno ancora per 3-2. Oltre al danno, la beffa: editoriale di fuoco del Guerin Sportivo sui “bu” razzisti all’olandese, mentre, in realtà, di razzista non ci fu proprio nulla, tantomeno ululati. Sono stati normali fischi a un avversario odiato, a prescindere dal colore della pelle. Soltanto chi non conosce la Maratona, poteva uscire con un simile sproposito. Tanto per non farci mancare nulla, Gullit segnerà anche al ritorno (1-0 a Genova) e trascinerà i suoi a vincere la Coppa Italia, la stessa coppa da cui il Toro venne eliminato dall’Ancona, in un’incredibile doppia semifinale. In estate Gullit decide che la scelta di vita è finita e torna al Milan. Ma, dopo qualche mese, cambia idea e ritorna a Genova, sempre sponda Samp. L’esordio di quest’altra scelta di vita, è contro il Toro di Sonetti, ancora lontano dal vincere i due derby.  Tenendo presente questi fatti, capirete che, dopo il vantaggio di Jugovic propiziato proprio da Gullit, sia stata una grossa soddisfazione, che sia stato Osio, proprio Osio, fortissimamente Osio, entrato da 4′, a segnare un insperato pareggio su assist di Pelè, capovolgendo, per un attimo, la storia. Sarà avvero un attimo, perchè l’ex parmense, purtroppo, tornerà nelle retrovie, uscendone giusto per sbagliare un gol decisivo con la Cremonese verso la fine del campionato, ma, in quel momento, nessuno lo sa. Poco dopo. Torrisi viene espulso e, in dieci, il finale è tutto cuore, nessuna treccina può scalfirlo, e il punto arriva.

Basta coi ricordi e iniziamo a prepararci per domenica a ora di pranzo: non faremo una dieta particolare come quella che stanno seguendo i calciatori in attesa del match, col prosciutto al posto del caffè, ma tutti i tifosi, allo stadio come davanti alla tv, si faranno trovare pronti, con tanta fame, non di cibo, ma di una grande prestazione, per riprendere il cammino e inaugurare una settimana di fuoco che, anche se siamo solo all’inizio, potrà dire parecchio su chi siamo e su dove vogliamo andare.

 

Francesco Bugnone

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