Home Arte E Torino disse Luce. E Luce d’artista fu.

E Torino disse Luce. E Luce d’artista fu.

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C’era una volta una città grigia ed operaia che nonostante il suo glorioso passato aveva perduto quel fascino a cui tanti avevano ceduto scrivendone parole indimenticabili.

Era il 1997.

Nell’atmosfera piemontese milione di molecole di Arte (quella con la A maiuscola) vagavano spaesate ed ignare del loro luminoso futuro. Gli ingredienti per l’imminente esplosione artistica c’erano tutti: splendidi edifici barocchi, famosi artisti contemporanei, un evento olimpico alle porte.

Era il 1997 e Torino disse Luce.

E luce d’artista fu.

Tutto nacque da un’idea di Fiorenzo Alfieri, al secolo assessore al commercio e alla promozione della città.

Torino accennò un lieve sorriso. E lo fece per la prima volta proprio là dove, teneramente impacciata, accoglieva i suoi ospiti, guardandosi bene dal definirli “turisti”.

A Porta Nuova fece capolino il Presepio di Emanuele Luzzati, salutando il Natale in arrivo e strizzando l’occhiolino ad una nuova città che si preparava ad essere bella come non mai.

Fu una polemica vecchia come il mondo (i costi troppo alti da sostenere per l’installazione delle luminarie natalizie), a regalare alla città un vero e proprio capolavoro.

Se proprio dobbiamo pagare – pensarono i commercianti – si faccia almeno qualcosa di diverso dal solito!

E così l’anno successivo, il 1998, Torino divenne un’enorme tela bianca alla mercé di 14 artisti, decisi a creare una meravigliosa opera d’arte a cielo aperto come non se ne vedranno fino al 2006 a Salerno, gemellata nel progetto.

Ancora oggi dopo 15 anni, puntuali come orologi svizzeri, i capolavori al neon si accendono l’uno dopo l’altro ad illuminare la città.

Torino ama le luci d’artista perché l’hanno svegliata nel cuore di una notte che durava ormai da troppo tempo, accendendosi all’improvviso come quando qualcuno, nottetempo, entra in una stanza alla ricerca di un qualcosa che non trova.

La sveglia era puntata all’Inverno del 2006 e fino ad allora, pigramente, il capoluogo piemontese avrebbe sonnecchiato, impaurito dalla prova che lo attendeva e che gli avrebbe puntato addosso le luci del mondo intero.

Luci d’artista è stata il trampolino di lancio di una città che ha preso coraggio e si è tuffata nel vuoto ma che, per paura di ripiombare in quel sonno grigio, dorme sempre con una lucina accesa ed aspetta con ansia il Natale.

Irene Perino

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