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Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città

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Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città
Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città

Se chiedessimo ad un qualsiasi torinese cosa sia oggi il Lingotto ci risponderebbe semplicemente: “un centro commerciale”, dimenticando la sua funzione originaria.

È giusto considerarlo l’emblema di quanto e come sia cambiata Torino negli ultimi 20 anni: da città industriale a metropoli amata da turisti e giovani di ogni parte del mondo.

Esempio per eccellenza di recupero industriale, ha cambiato la connotazione di un intero quartiere già negli anni 20 del Novecento. Lo stabilimento prende forma ed è stato concepito su esempio di quello americano della Ford di Highland Park.

Il padre della fabbrica Lingotto è l’ingegnere meccanico Ugo Gobbato, al quale viene affidato il compito di smantellare le varie officine Fiat in Torino e creare un polo automobilistico nuovo, efficiente e soprattutto concentrato in un unico luogo.

Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città
Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città

Storia

Siamo nel 1922: l’inaugurazione determina la nascita del simbolo italiano della fabbrica automobilistica.

Il Lingotto rimane produttivo fino al 1982. A seguito della dismissione si è deciso per il recupero di questo immenso stabilimento industriale, per la sua riconversione ad altro uso.

Viene chiamato per la ristrutturazione il famoso architetto Renzo Piano.

Dalla sua creatività questo luogo si trasforma al suo interno: un centro commerciale, un centro congressi, due alberghi, un auditorium, uffici e, il suo gioiello, la Pinacoteca Agnelli custodita nello “scrigno” di vetro al centro della struttura, a sottolineare la preziosità del luogo.

È anche la sede di un corso di laurea in ingegneria dell’autoveicolo per creare una linea continua tra passato e futuro.

Storia Lingotto Torino: un genuino pezzo di città
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Nonostante il cambiamento, la riconversione, la ristrutturazione, in questo luogo cosi moderno si respira ancora l’aria della vecchia Torino, di quella che, come si studiava a scuola, era la città italiana dell’automobile.

Questa fabbrica, esternamente, ha mantenuto il suo rigore e il suo tradizionale aspetto industriale.

E’ divertente immaginarla come un’anziana signora torinese: rigorosa, razionale ed elegante. Una donna che riesce a guardare incuriosita e stupita i cambiamenti che coinvolgono la sua città pur rimanendo impassibile. Un’anziana torinese che guarda alla nuova Torino anche con un certo fastidio, distacco e nostalgia ma che in cuor suo, orgogliosamente, ripete “Coma a l’è bela la mia sita”.

Qui tutte le info sul centro commerciale.

Giulia Copersito

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