Home Spor-to Scaramantico amarcord: perchè 18 anni son davvero troppi

Scaramantico amarcord: perchè 18 anni son davvero troppi

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Torino Parma
Torino Parma

27 febbraio 1994, Poggi segna un gol che definire rocambolesco è un complimento, Cois, invece, ne sigla uno meraviglioso, un certo Marazzina, in maglia nerazzurra, esordisce in serie A, su un campo che, circa dieci anni dopo, gli darà grandi soddisfazioni e, soprattutto, il risultato finale dice Torino 2 Inter 0. Da allora, se, a San Siro, qualche pareggio è arrivato, in casa sono state solo amarezze. Facciamoci del male e ricordiamole:

 

1994-1995: prima giornata, il rinnovatissimo Toro di peones, primo dell’era Calleri, esordisce beccandone due dai nerazzurri, reti segnate alla fine delle due frazioni. Segnano Sosa (su erroraccio di Falcone) e Bergkamp, dopo che Rizzitelli, schierato con un improbabile numero otto da Rampanti, aveva sbagliato il pareggio. Da ricordare che, a metà ripresa, un giocatore granata, con la chierica bene in vista, defilato, si guadagna un’apparizione a “Mai dire Gol”, lisciando un pallone rasoterra, a pochi centimetri da lui. Si tratta di un certo Gianluca Petrachi.

 

1995-1996 il Toro di Scoglio, in lotta per non retrocedere, subisce subito gol da Branca, poi gioca un match encomiabile, ma due clamorosi errori di Rizzitelli e le parate di Pagliuca negano il meritato pareggio. Da rimarcare, a livello personale, il fatto di aver assistito al match con un tizio che, per tutti i novanta minuti, ha urlato, con voce baritonale, insulti a Milanese in un dialetto incomprensibile. Lo shock sonoro è stato tale che l’ho sognato per un paio di settimane.

 

1999-2000: quando, a inizio ripresa, Ferrante mette la palla sul dischetto, sembra l’occasione giusta per tornare a battere l’Inter che, allenata da Lippi, è in forte difficoltà. Peruzzi para. Verso la fine, una capocciata di Vieri ci condanna allo 0-1. Ci consoliamo col fatto che, il giocatore che ha conquistato il rigore, e che viene inserito addirittura nella Nazionale della domenica da “La Stampa”, promette bene. Si chiama Ilija Ivic, non segnerà mai e, in tutto il campionato, non riesco a ricordare un suo tiro in porta. Bei momenti.

 

2001-2002: col mondo ancora sconvolto dall’11 settembre, al “Delle Alpi” si svolge una delle partite più brutte che la storia ricordi. Galante commette un fallo evitabile su Ventola, Kallon segna su rigore e finisce lì, nell’amarezza generale.

 

2002-2003: a mio avviso, quell’anno, c’è stato il peggior Toro di sempre a livello di massima serie, è la stagione dell’acquisto di Statuto, per capirci. In una notte gelida, la coppia Magallanes-Franco non è proprio il massimo per scaldarsi, ma, dopo una manciata di minuti, Comotto colpisce un clamorosa traversa, sul rimbalzo un difensore dell’Inter, con un colpo di testa all’indietro, allontana fuori dall’area. Poi guardo meglio. Non è stato un difensore dell’Inter. E’ stato Magallanes. A inizio ripresa, Bucci cicca un rinvio e, sugli sviluppi dell’azione, segna Vieri, poi raddoppia Okan e quando prendi gol da Okan capisci che è davvero finita. Ci consoliamo col fatto che l’Inter, battendoci, rimane in testa a +3 sulla Juventus. Alla fine, i nerazzurri saranno, ovviamente, secondi.

 

2006-2007: l’Inter schiacciasassi di Mancini, nel pieno della striscia delle diciassette vittorie di fila che la trascineranno al titolo, scende all’Olimpico, davanti al pubblico delle grandi occasioni. A metà primo tempo, su un cross in area granata, un fischio, dagli spalti, paralizza la difesa, ma, ovviamente, non Adriano. che segna di testa, indisturbato. Nella ripresa, pareggio di Fiore, anche se attribuirgli il gol è un atto di coraggio, visto che l’ex laziale, fa qualcosa che non sembra nè un tiro, nè un cross, ma la palla incontra una deviazione e in Maratona si esulta come se avesse segnato in rovesciata da venti metri. Finiamo di abbracciarci giusto in tempo per vedere che Ibrahimovic, con un tiro al volo incredibile, ci ha rimesso la testa sotto. Finirà 3-1, con rigore di Materazzi e Abbiati espulso.

 

2007-2008: un Toro, stranamente, in lotta per non retrocedere, e fresco dell’ennesimo ritorno in panchina di De Biasi, inizia a spron battuto, corre, attacca, tira fuori di poco, e, dopo circa venti minuti, arriva il gol. Di Cruz. I granata non riescono a pareggiare e il risultato non cambia più. Da segnalare Balotelli: prima prende un palo, poi Mancini lo toglie a metà prima tempo, per non fargli uccidere Corini, che lo provoca ripetutamente.

 

2008-2009: va in scena l’Inter di Mourinho e il Toro, dopo quattro punti in due giornate, inizia in modo confortante, passando addirittura la metà campo in qualche circostanza. Poi, intorno al 20′, prima Mancini segna un gollonzo, con la collaborazione di Pisano, poi Maicon spara una bomba all’incrocio e vengono anche a ballare quasi sotto la nostra curva, un bel momento di sport, insomma. Nella ripresa, Ibra fa il terzo in contropiede, poi, all’improvviso, segna il buon Abbruscato, che si dimostra, in A, uomo dai gol inutili, e il Toro rischia addirittura di riaprire l’incontro. Ma finisce così, e, come sempre, ci possiamo consolare per i gagliardissimi venti minuti finali, che fanno ben sperare per il prosieguo. Neanche a dirlo, sarà retrocessione.

 

E siamo arrivati ai giorni nostri. Non sappiamo ancora se l’Inter continuerà la sua striscia di vittorie sotto la Mole o se il Toro si stuferà di porgere l’altra guancia, e con la grinta, con il gruppo e, soprattutto, con la legge dei grandi numeri dalla sua parte, arriverà qualcosa di diverso. Sappiamo che, però, a dispetto dei pochi abbonamenti e delle polemiche sui prezzi, domenica sera saremo in tanti. Ci saranno gli inguaribili ottimisti che sognano un 1-0 con gol di Sansone su punizione e i sorridenti profeti del “si può anche perdere” (elementi, questi ultimi, su cui, in futuro, sarebbe interessante spendere due parole), ci sarà chi c’era anche col Vicenza sotto zero e chi, da anni, non veniva più allo stadio. Ma tutti loro, qualunque sia la loro idea e la loro storia, alle 20.45 di domenica sera, avranno un solo, grande desiderio: vedere il Toro indossare l’abito buono per la prima supersfida dell’anno. E, almeno sull’abito, dovremmo essere in vantaggio, perchè l’abito granata è sempre il più bello di tutti.

 

 Francesco Bugnone

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