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La cultura Torinese in tempo di crisi

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L’Unione italiana delle camere di commercio, in collaborazione con la fondazione Symbola, propone cifre di grande valore per il comparto “cultura” nel nostro paese: l’industria culturale vale il 5,4% della ricchezza prodotta annualmente in Italia, per un totale di quasi 76 miliardi di euro, dando lavoro ad oltre 1,4 milioni di persone (il 5,6% dei lavoratori italiani).

Ma se la statistica viene allargata anche all’indotto che le imprese culturali, creative e turistiche creano i numeri crescono ancora e si raggiunge il 15% del valore dell’economia nazionale ed il 18% degli occupati totali (4.5 milioni di persone). Numeri da record considerando il periodo e le priorità che la gente si impone pur di arrivare a fine mese e ancor più alla luce del fatto che il settore dal 2007 al 2011 è cresciuto senza sosta dello 0,9% l’anno, più del doppio rispetto all’economia italiana, ferma allo 0,4%.

Le famiglie italiane (e i turisti) hanno speso nel solo 2011 circa 71 miliardi di euro per assistere a mostre, concerti, manifestazioni in piazza, ecc., aumentando la cifra dedicata a questi svaghi del 2,6% rispetto al 2010.

Vedendo questi numeri potrebbe sembrare che la cultura sia davvero un settore a prova di crisi e tutelato al meglio dalle politiche nazionali e locali, ma, andando appena più a fondo, scopriamo un rovescio della medaglia molto meno incoraggiante.

Il finanziamento pubblico alla cultura negli ultimi dieci anni è diminuito del 36,4%, arrivando a misurare solo lo 0,11% del Pil nazionale. Sia il governo centrale, sia gli enti locali sono stati costretti, per esigenze di bilancio, a rivedere i propri investimenti programmati e, tanto per rimanere in zona, il Comune di Torino, nel suo bilancio previsionale 2012 approvato a giugno, ha previsto una spesa corrente per l’ambito cultura di poco inferiore a 3,5 milioni di euro. Nel 2011 era di 4,3, nel 2010 6,1.

Le critiche al bilancio della nostra città sono state molteplici, sia sui numeri che sulla strategia, non condivisa, ad esempio, dal consigliere Vittorio Bertola (5 stelle): “La politica fatta è stata basata su aumenti di tasse e tagli, in particolare al welfare e alla cultura”.

Cultura Torinese in tempo della crisi
Cultura Torinese in tempo della crisi

Pronta la risposta del sindaco, Piero Fassino: “Quello che abbiamo approvato non è un ‘bilancio col fiato corto’, come l’hanno definito. Gli obiettivi che lo ispirano sono tre: risanare i conti pubblici, mantenere l’alta qualità dei servizi, rilanciare crescita e sviluppo. E’ una strategia che caratterizzerà anche i bilanci dei prossimi anni, creando le condizioni per rientrare saldamente nel Patto di stabilità. […] Il pareggio di bilancio è realizzato senza che servizi, culturali, sociali siano stati ridotti.  Abbiamo dovuto adottare un’alta fiscalità, perché l’unica alternativa sarebbe stata tagliare i servizi. Abbiamo invece scelto di garantirne la continuità”.

Anche le sponsorizzazioni private risultano in calo (“solo” 2,3 milioni per il 2012), eppure il ricorso ad esse sembra essere una soluzione necessaria. L’assessore comunale Braccialarghe ha dato il via alla creazione di una struttura ad hoc che si occuperà di fundraising, cioè la ricerca di fondi presso privati per il finanziamento di eventi artistici e culturali, ma il periodo di crisi non risparmia nemmeno le fondazioni a partecipazione pubblica e gli enti e dunque in città, Torino Musei, Teatro Regio, Museo del Cinema e Teatro Stabile si sono visti ridurre gli investimenti per circa 1 milione di euro a testa.

Michele Coppola , assessore alla Cultura della Regione Piemonte, guarda con più ottimismo alle cifre del bilancio e sottolinea come, pur risparmiando quasi 100 milioni a livello regionale, il livello di eccellenza delle manifestazioni in terra piemontese sia sempre rimasto inalterato. Dal successo del Salone Internazionale del Libro al restauro della Venaria Reale, dall’incredibile impatto mediatico, economico e socio-culturale del concerto dei Coldplay ai 4.000 coristi arrivati a Torino per il festival “Europa Cantat”, l’assessore sottolinea con i fatti come la cultura sia un valore da difendere, soprattutto in una città storica e moderna come la nostra.

Torino si è appena candidata a Capitale della Cultura Europea per il 2019 (http://www.torino2019.eu/ ), le istituzioni riusciranno a convincere il Comitato e soprattutto a far quadrare i conti senza scontentare nessuno?

a cura di Marco Parella

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