Home Cronaca di Torino Se una giostra è lo specchio di una mentalità

Se una giostra è lo specchio di una mentalità

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ruota panoramica Torino
ruota panoramica Torino

Come ricominciare a tutti gli effetti la stagione lavorativa, scolastica, calcistica, cittadina? Ma con una bella polemica urbanistica, che domande!Niente di meglio per passare dal disimpegno agostano, fatto di città vuote e 50 sfumature di grigio, alla turbolenta quotidianità torinese.

È di pochi giorni fa la notizia, riportata dal più prestigioso quotidiano cittadino, del progetto di una ruota panoramica da costruire nel parco del Valentino, subito (ma subito, in tempo zero!) definita “un’altra ferita nel parco”. E osteggiata con acidità. http://www2.lastampa.it/2012/09/06/cronaca/costume/ruota-panoramica-al-valentino-un-altra-ferita-nel-parco-nrqjhnmmwEeek1GXyTRjzH/index.html

“Alta sessanta metri…”.
“No”.
“Ma la paga una sorta di AssoGiostrai, la Agis, che avrà fatto i suoi conti e le sue ricerche”.
“No”.
“Ma permetterebbe alla gente di godersi la collina, il parco e il centro”
“No, e comunque se vuoi vedere il centro c’è la collina”.
“Si, ma se vuoi veder la collina?”.
“Fatti tuoi, e comunque se proprio la dovete fare fatela alla Pellerina”.
“Si, ma lì la vista sarebbe la Tangenziale Ovest, o al massimo corso Appio Claudio, che non è esattamente la Quinta Strada a Manhattan”.
“Fa che t’n’abie” (Fattela bastare)

È ovvio che  questi  di scorsi pseudo  ecologisti  sono  il peggior spot possibile per un reale sviluppo della coscienza civica ambientale. Ma al di là dei discorsi sui massimi sistemi, è impressionante l’automatica e subitanea chiusura delle mille associazioni cittadine (italiane?) di fronte a qualunque proposta.
Non si fa in tempo a formulare un’idea che è già sorto il comitato contro: la Metro, il nuovo Palavela, l’Arco Olimpico, i grattacieli (“Un grattacielo = una bara di vetro”, recitava un anatema scritto sul muro, scarabocchiato in vernice scarlatta sui recinti del cantiere di Porta Susa, al fondo di corso Inghilterra).
Oggi c’è la ruota e domani qualunque altra cosa (esatto, la Tangenziale Est).

E le argomentazioni sono sempre le solite: pochi soldi; una confusissima idea sull’amore per il verde; il trauma ancestrale che hanno provocato la monorotaia e Italia 61 (No! Non facciamo niente! Fa la fine della monorotaia!); l’odioso, sterile e anacronistico passatismo del “Torino ha già un suo simbolo, non c’è bisogno di altro”.

Il punto è quello e lo scriviamo in maniera chiara:  non-sono-i-cittadini a borbottare,  ma sono le mille associazioni con mille interessi diversificati a parlare.

Argomentazioni – spesso valide e veritieri –  che  però coinvolgono  solo una minoranza della cittadinanza.

Compito della politica è sì conciliare gli interessi, ma a un bel momento decidere quale interesse deve essere salvaguardato e quale deve cedere il passo.

In questo caso, se la motivazione è di tipo “Vorrei essere il WWF ma non posso, dunque scoccio dove ne ho la possibilità”, la faccenda assume pieghe ridicole: proprio perché si parla del Valentino e non della Foresta Nera, a livello di impatto ambientale poco cambia.

Ma basta fare due domande in giro per vedere quanto una novità del genere goda del favore dell’opinione pubblica.

E non perché si è smaniosi di avere una ruota panoramica, ma perché la mentalità di questa città si sta finalmente aprendo, in questa era post-olimpica. La novità in quanto tale genera entusiasmo, e sarebbe il caso che nessun interesse particolarista si mettesse a remare contro la voglia di crescita, progresso e sprovincializzazione che si sviluppa – nonostante tutto – tra le anse del Po.

a cura di Umberto Mangiardi

P.S.: per chi dice che Torino non ha abbastanza turismo né abbastanza popolazione per sfruttare un’opera del genere, rispondo che Vienna hanno costruito il Prater e relativa ruota nell’Anno del Signore 1897. Epoca in cui dell’urbanizzazione moderna e del turismo di massa non avevano la benché minima idea. Eppure funziona ancora oggi.

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