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Reset Festival / Ila Rosso

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Per incontrare un cantastorie avrei bisogno della mia macchina del tempo, ma in questi giorni è ferma dal meccanico e io devo consegnare l’intervista prima che scoppi il Reset, ormai mancano poche ore.

Decido di arrangiarmi via mail anche se avrei preferito scambiare quattro chiacchiere davanti ad un caffé o ad un bicchiere di vino.

 

Domande poche, forse le solite o forse no, giusto qualcosa da mettere sotto i denti prima di andare a sentirlo in piazza (per la vita, la morte e i miracoli vi rimando al sito:

http://www.ilariorosso.com/).

 

 

La parola, quindi, ad Ila Rosso.

La prima non è esattamente una domanda, funziona così: io faccio un nome e tu dici quello che vuoi così ci togliamo subito il pensiero, il nome è: Fabrizio De André (tieni conto che puoi dire anche solo “brucio” come a settemmezzo e io giro subito un’altra carta).

Voce, sensibilità, simpatia, furbizia.

 

Concedimi al volo un altro “passaggio obbligato”, S.Salvario: Pensi che Torino per la nuova scena cantautorale italiana possa rappresentare una sorta di “laboratorio” o che si debba parlare più di un fermento destinato ad attenuarsi?

Annosa questione, al momento il quartiere è ‘à la page’, potrebbe sgonfiarsi questo aspetto, ma credo che i locali storici (che sono quelli che hanno dato il via alla ‘sansalvariowaves’, come ad esempio il Sud, offrendo spazi d’esibizione) continueranno a r_esistere anche una volta ‘passata la festa’, e con essi sopravviverà chi avrà ancora voglia e bisogno di dire qualcosa con le canzoni.

 

Laureato in Fisica, sei nato artisticamente nel 2008, ma è nel 2010 che le cose hanno cominciato a girare in maniera promettente, la domanda è: al tramonto del 2012 ( l’anno del primo disco ufficiale targato INRI, n.d.r.) hai capito o no se con la “poesia” ci si può arrivare a campare?

Diciamo che penso si possa ambire a sopravvivere, in tempi di crisi dobbiamo imparare a ridimensionare i bisogni ed individuare quelli necessari, cercando di scartare le inutilità proposte come necessità.

 

Per te la satira, oltreché un “marchio di fabbrica”, sembra una specie di vocazione: quello che fai in musica è tutto un gioco o anche il tuo modo di “resistere” alle stramberie che appestano la società in cui viviamo?

Ti rispondo con una citazione: ‘La vita è un gioco, gioca duro’.

 

ila rosso Reset Festival
ila rosso Reset Festival

Nel tuo sito web, alla voce “Minoranza d’Autore” si parla di tradizione cantautorale italiana e di nuova canzone d’autore: a tuo modo di vedere cosa distingue un emulo da un rinnovatore?

E’ banale dire che chiunque abbia velleità artistiche si ispira ad una serie di personalità che lo influenzano e miscelando e filtrando il tutto ripropone qualcosa di ‘nuovo’. E’ un po’ come quando si cucina un piatto, ad esempio il minestrone, gli ingredienti sono più o meno gli stessi per tutti i minestroni (con i piccoli ‘segreti dello chef’); la prova definitiva, però, è quando il piatto è servito in tavola, allora ognuno può giudicare secondo il suo gusto, quindi:assaggia il minestrone e decidi tu se è buono.

 

Dal vivo può capitare di vederti in solitaria voce /chitarra, ma anche accompagnato da un ensemble di abili e fidati musicisti (La Situazione n.d.r.): pensi che la tua dimensione ideale sia quella intimistica o l’altra più eclettica?

Le mie canzoni nascono nude, voce e chitarra. L’idea è di lanciarle nel mondo, o ‘come mamma le ha fatte’ (voce e chitarra classica, appunto), oppure con il suadente e vigoroso accompagnamento del violoncello di Gabriele Montanaro (soluzione che individua il ‘quid’ delle composizioni conferendogli il nostro suono caratteristico) oppure in situazioni più ‘rumorose’ e ritmiche con anche basso e batteria/percussioni (Sergio Maiandi e Valter Piatesi) per fare di ogni concerto un evento diverso: intimo, coinvolgente, straripante. Non c’è una dimensione prediletta, conta molto l’ambiente e le suggestioni che ci rimanda, ‘ad ognuo il suo’.

 

Chiudo così come ho aperto, non c’è la domanda, io dico una parola e tu quello che vuoi, la parola è: Reset.

Quest’anno alla quarta edizione mi sembra stia avendo un buon riscontro, staremo a sentire.

 

di Alessandro Sottile

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