Home Arte Se la forma scompare, la sua radice è eterna

Se la forma scompare, la sua radice è eterna

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Alzi la mano chi passando, in auto o in bicicletta o passeggiando, nei pressi della rotonda di corso Lione, non abbia mai esclamato :” è terribile” oppure “ma cos’è sta roba?” guardando l’enorme fontana a forma di igloo li collocata.

Con il modo di fare tipicamente torinese si è rimasti e si rimane ancora perplessi di fronte a questa installazione in qualche modo ingombrante e difficilmente apprezzabile.

Sembrerà strano da credere ai più, ma si tratta di una vera e propria opera d’arte. Ancora più difficile trovarla bella ma, forse, provando ad accennare alla storia dell’artista e alla sua carriera riusciremo a guardarla con meno diffidenza.

Mario Merz, scultore

Si tratta di un’opera di Mario Merz, artista nato nel 1925 a Milano da famiglia svizzera ma cresciuto a Torino dove ha sviluppato la sua personale visione artistica e luogo nel quale ha lasciato un’impronta indelebile, anche se solo in seguito ad alcune esperienze in Svizzera e Pisa.
Insieme alla sua inseparabile moglie Marisa, compagna di vita e di sperimentazione artistica, possiamo considerare Merz come il massimo rappresentante dell’arte povera, corrente d’avanguardia che ha trovato terreno fertile per il suo sviluppo proprio nella nostra città.
Gli igloo, come quello della famosa rotonda, rappresentano il momento di massima espressione del suo obiettivo.

L’idea di base è quella di lavorare sulla trasmissione dell’energia dall’organico all’inorganico utilizzando i neon che trapassano la materia di oggetti comuni. Dopo un inizio con oggetti semplici in rappresentazioni bidimensionali, Merz trovare la massima espressione del suo pensiero proprio nella forma tridimensionale a cupola, degli igloo nei quali vive il connubio di natura e cultura, elementi naturali e quelli della civiltà urbana e la forma stessa sottolinea il concetto di riparo abbinato alla vita nomade.

 

Probabilmente tutti paroloni, concetti artistici spesso lontani da una visione comune dell’arte che conosciamo e riconosciamo immediatamente, Merz appare distante da un’iconografia più immediata e riconoscibile. Ma d’ora in poi, quando passeremo di li, prima fra tutti io, magari ci scapperà un sorriso o un sogghigno nel pensare a quante cose ci possano essere dietro ad una specie di fontana messa in mezzo ad una rotonda.

E interessante, potrebbe essere,  visitare la fondazione Merz che proprio a Torino raccoglie tutti i lavori del grande maestro, magari senza capirci un granchè , ma almeno per sostenere quell’orgoglio artistico sabaudo.
Infatti, in tema di “cose che abbiamo solo noi a Torino” (espressione che ci piace tanto) o “guarda che è siamo stati noi a inventarlo” (atteggiamento che ci piace ancora di più!) dobbiamo ricordarci che Torino dell’arte povera e dell’arte contemporanea d’avanguardia è stata la vera capitale grazie a Merz e alla sua cerchia e soprattutto grazie al critico artistico Celant che ne ha coniato il termine.
Negli anni delle contestazioni studentesche e dei fermenti operai Torino non era cosi spenta, buia e ovattata culturalmente come amiamo pensarla nella realtà vi era un ricco substrato di viva ricerca intellettuale che poi è arrivato in superficie … a forma di igloo!

 

Giulia Copersito

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