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Reset Festival / I Diecicento35

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Incontro i Diecicento35 al Bunker di via Niccolò Paganini in Barriera di Milano, Carola  e  Lollo si sono appena esibiti in duo acustico voce/chitarra.

Mi dicono  che sia un modo per tenere la fiamma accesa aspettando di tornare dal vivo  in formazione completa dopo la pausa estiva. Ma  ci sono anche gli altri stasera,: c’è Marco (Bresse) l’altro chitarrista, Angelica la violinista e Gabriele (Gabbo) il bassista -non c’è il batterista perché è recentemente uscito dal gruppo, ma ho visto qui in giro Fabio Brunetti, drummer dei Reverendi che darà loro una mano fino a quando non ne troveranno uno di ruolo, n.d.r. -.

Ho con me una manciata di domande, più che altro spunti per alcuni argomenti che voglio toccare, perciò decido di abbandonare l’idea dell’intervista tradizionale/frontale: quel che ne esce fuori è un’amichevole chiacchierata da poterci appuntare cose salienti.

Mi ero già occupato di loro l’anno scorso, era appena uscito l’EP NON SALTARE, in chiusura del pezzo scrissi: “ un esordio assolutamente promettente, speriamo che questi giovinastri si ricordino che le promesse, una volta fatte, vanno mantenute”, chiedo loro cos’è successo nell’anno appena trascorso.

I ragazzi hanno sempre suonato in giro ed è proprio testandosi sul palco (ma anche “riascoltandosi” nel disco) che prendono consapevolezza dei margini di miglioramento, per questo decidono che non c’è tempo da perdere, a cominciare dalle cose più “urgenti”, nel loro caso la sezione ritmica:.Arriva Gabbo, con lui si lavora a nuove canzoni e si ri-arrangiano quelle già esistenti, l’attività live cresce sia in termini di quantità, qualità e kilometri percorsi, su tutto spiccano palchi di prestigio come quelli del Teatro della Concordia di Venaria e apparizioni in contesti come lo Spaziale Festival (frutto del secondo posto allo storico concorso Pagella Non Sol Rock) che li hanno visti in cartellone vicino a nomi come Frankie HI-NRG e Tre Allegri Ragazzi Morti tanto per citarne un paio. Più recente è il One Day Live vinto a Verolengo che li ha riproposti a Rondissone come ospiti dei Monelli Antonelliani.

L’attività in studio (Peppermusicrecords) li vede attualmente impegnati nella realizzazione de L’ALBA, un nuovo EP da mettere in circolo per mostrare il cambio di marcia e cercare di attirare ancora più attenzioni.

i Diceicento35
i Diceicento35

La presenza dei Diecicento35 al Reset Festival di quest’anno riflette quella che è un’opinione diffusa tra addetti ai lavori e non, e cioè che sono uno dei gruppi emergenti che in termini di potenzialità e progressi hanno stupito di più nel breve periodo, gli chiedo cosa sperano di poter dire di loro l’anno prossimo.

Su questo argomento i ragazzi si accendono, parlano di nuove canzoni, di line-up definitiva, dell’ulteriore salto di qualità che si aspettano dall’avvento del nuovo batterista, ma anche di un videoclip, della possibilità di proporsi come headliners (del resto emergere non vuol dire anche quello?), ma ciò che più mi colpisce è l’alto tasso di spregiudicato entusiasmo, mi dicono che hanno “fame”, un termine abusato in ambiti sportivi, ma insolito in quello della musica annoto io, dicono di sentirsi “caldi”, di essere determinati, di crederci veramente tanto.

Il motto dell’edizione di quest’anno del Reset Festival è FAMMI SENTIRE, io personalmente lo trovo brillante e provocatorio il giusto in tempi di spettatori “poco curiosi”, chiedo qual è il loro rapporto col palco.

Qui salta fuori un altro tratto distintivo  che permette di conoscerli meglio, la parola usata è “complicità” : una condizione necessaria in tutti gli ambiti dell’attività di una band, ma che nel loro caso si esprime in tutta la sua forza proprio sul palco e che va al di là del gioco e dei sogni di gloria. E’ quella “cosa” , difficilmente raccontabile, che li porta ad esibirsi senza timore a dispetto della giovane età e dell’inesperienza, quella” cosa “che si può riassumere come  somma dell’anima e dell’adrenalina dei singoli.

E qualcuno dice che i diecicento35 sono proprio questo: 1+1+1…

Mi piacciono questi ragazzi, dicono tante cose, si parlano sopra l’un l’altro.

Io li interrompo spesso, cerco di tenerli sui miei binari e prendo appunti su tutto quello che può servire a farli scoprire: prima di cominciare ho detto loro che stavano facendo in piccolo quello che faranno in grande se e quando realizzeranno il loro sogno, un modo per suggestionarli sul fatto che adesso ad intervistarli ci sono io che collaboro con una neonata testata rampante, ma domani chissà.

Diecicento35 - foto diSerena Manueddu -
Diecicento35 – foto diSerena Manueddu –

Proseguo con un’altra riflessione: in una scena stracolma di emergenti pronti a tutto, i Diecicento35 non mi sembrano ossessionati dall’idea di essere nuovi a tutti i costi e nemmeno sembrano ammiccare alle tendenze del momento, gli chiedo a cosa è dovuto questo palpabile “senso di leggerezza” che li contraddistingue?

Rispetto a questo spunto, mi dicono che non esistono strategie studiate a tavolino e di essere coscienti della loro “spontaneità” , ma anche del fatto (lo dicono i ragazzi) che Carola e Angelica, oltre al talento, apportano quel tocco in più in termini di “capacità attrattiva”, il che certo non guasta.

L’altra peculiarità  è  avere un certo peso in tal senso è il forte legame di amicizia tra di loroU.  na condizione intrinseca, naturale, che li fa sentire “a casa”,  uno stato d’animo che appiana anche le tensioni più spinose –  quando ci sono – che li rende addirittura “gelosi” l’un l’altro al cospetto delle esperienze individuali in altri progetti.

O nel caso di certe prospettive allettanti alternative al gruppo: su questo ultimo punto (è simpatico dirlo) il concetto di “leggerezza” che ispirava la mia domanda è andato un po’ a farsi benedire, ma poi l’armonia è tornata quando tutti hanno ribadito con forza la loro fedeltà e totale dedizione nei confronti del progetto della band.

Entro nel merito di una questione più tecnica: le reminiscenze folk e la vocazione sperimentale proprie di uno strumento come il violino mischiano (o mischieranno) le carte in tavola oppure possiamo pacificamente definire la loro proposta limitandoci ad accostare le due paroline pop e rock?

Su questo input interviene la diretta interessata: dice che il suo è un approccio classico allo strumento, che non ha modelli particolari a cui ispirarsi e che soluzioni troppo ricercate snaturerebbero la strada intrapresa finora, piuttosto salta fuori che è senza dubbio il lavoro sulle chitarre quello che si prospetta possa pesare di più in questo senso, la ricerca di una compresenza simbiotica e di un suono più robusto che certamente porteranno ad ingrossare più la vena rock che quella pop  ( et voilà, n.d.r.)

Guardo i miei fogli, pieno di annotazioni e scarabocchi che spero di riuscire poi a decifrare, anche se in realtà vorrei stuzzicarli su un’ultimo argomento, ammetto forse un po’ cattivello .

Per questo chiudo con una battuta, lasciata lì a mezz’aria. Da che mondo è mondo i gruppi prima o poi si sciolgono, gli chiedo se per loro è ancora presto o se da bravi giovani d’oggi saranno precoci anche in questo? Mentre ci alziamo direzione birre fresche, qualcuno non coglie l’ironia e attacca a parlare del fatto che sono nati e cresciuti insieme, che hanno una vita davanti, ecc.

 Una risposta sentita, non solo di facciata  e soprattuto  razionale,  visto che  siamo sicuri i diecicento 35, insieme, faranno presto ancora parlare di sè!

A cura ai Alessandro Sottile

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