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“Sull’erba c’è granata dappertutto”

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Torino Parma
Torino Parma

Dico la verità, fino a ieri pomeriggio non mi ero ancora reso conto di essere ritornato in serie A. Sì, la cavalcata, le vittorie, il 2-0 di De Feudis al Modena, la pioggia, la festa, ma la consapevolezza è un’altra cosa. Per dare l’idea di quanto, gli ultimi tre anni, siano stati un macigno, nei primi giorni di calciomercato, cercavo i movimenti del Toro fra le squadre di B.

Col passare delle settimane, altri fattori hanno contribuito a questa percezione distorta: una campagna acquisti, diciamo così, “particolare”, il calendario che ci regala le prime due partite contro squadre non proprio esaltanti, il pareggino col Siena senza sussulti, se non quello di Ventura, ululante in panchina per il mal di schiena, la prima in casa di sabato pomeriggio alle 18.

Sabato pomeriggio alle 18?!

E cosa cambia dai sabati pomeriggio degli ultimi tre anni, in cui, uscito da lavorare, dovevo volare per arrivare in tempo? Niente da fare, mi sento ancora in B. Poi arrivo allo stadio e sento subito che è diverso.

Innanzitutto, niente sigla della serie Bwin con le sue frasi inquietanti (“questa è la mia casa, questa è la Serie Bwin” sapeva vagamente di minaccia). Nessun rischio di ritrovarsi Abodi in giro a dire che la partita del Padova era regolare, come fosse un robot. Il profumo è differente, la curva è differente, più granata, più rumorosa, bella a vedersi e a sentirsi.

La tensione è cambiata, col Pescara, l’anno scorso, ci giocavamo il primato e all’Olimpico fu un match splendido (godo  ancora adesso per il pallonetto di Vives), ma sembrava di essere in un’altra dimensione.

Mi sento come in un film hollywoodiano, dopo anni di particine minori. Addirittura, per onorare l’occasione, ci danno un rigore (più espulsione!), dopo un anno, neanche il tempo di ricordare cosa si provi e Bianchi se lo fa kafkianamente parare. Ma è solo un incidente di percorso: Rolando, oggi re di sponde, innesca Sgrigna, uno a zero, siamo troppo presi a esultare per iniziare a rimangiarci tutto quello che avevamo pensato vedendolo partire titolare.

1/9/2012 Torino - Pescara 3 a 0
1/9/2012 Torino – Pescara 3 a 0

Quello che, però, ha cambiato il mio pomeriggio è accaduto al rientro in campo: sotto una pioggia battente, undici indemoniati decidono di chiudere la partita e dimostrare che c’è modo e modo di sfruttare una superiorità numerica.

Per 25′ il Pescara non esce dalla propria metà campo: Brighi, timidino nel primo tempo, prende in mano il centrocampo, Masiello si toglie la ruggine, Darmian prende le misure a Weiss, dimenticando un avvio con insolite difficoltà, Gazzi sventaglia, Santana decuplica i numeri dei precedenti 45′, Bianchi e Sgrigna hanno ancora fame. Scivolate, tackle, anticipi, tiri: è un Toro straripante, sull’erba c’è granata dappertutto.

Sgrigna ha la palla del 2-0, ma il piede di Perin si materializza dal nulla e respinge. Poco dopo, ancora Sgrigna scatta in posizione irregolare e serve Brighi a rimorchio, stavolta sono due.

Dalla curva non si vede l’offside ed esulto senza sensi di colpa (che avrò, a casa, rivedendo le immagini, ma sono un caso a parte. Per capirci, mi sento ancora in difetto per il gol non visto di Marianini, contro l’Empoli, il giorno del Centenario).

Pochi minuti e Bianchi va in cielo sul cross di Masiello, regalandoci un’ultima mezzora di insperata serenità. E’ stato dopo questa baraonda, che ho sentito dentro quella consapevolezza cercata invano tutta l’estate. Anche in B esultavo come un folle ai nostri gol, ma il sapore era diverso, più amarognolo, salvo qualche doverosa eccezione (i tre gol al Sassuolo, per esempio). Ora quel sapore nuovo, e al tempo stesso già vissuto, mi da ancora più voglia di serie A, perchè siamo in serie A, adesso so che è vero.

Il resto è accademia: entra Cerci e per poco non si rompe il naso con un pressing indiavolato, Santana gigioneggia  e ci regala una rabona, i difensori del Pescara sono così demoralizzati che non scatenano nemmeno una caccia all’uomo, come da prammatica. Poi Russo fischia la fine, ci facciamo la pausa sereni, sappiamo che la strada è lunga, il campionato è duro, che “questo era solo il Pescara”, e tutte le altre cose che ci ripetiamo come un mantra quando abbiamo paura di esaltarci troppo, ma sappiamo anche che abbiamo dimostrato, come la scorsa stagione, di essere un “Noi”. E salvarci, rimanendo un “Noi”, potrebbe essere bellissimo. a cura di Francesco Bugnone

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