Home Territorio Tra moda, nostalgia e crisi… un mese fa chiudeva il Burghertime

Tra moda, nostalgia e crisi… un mese fa chiudeva il Burghertime

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C’era un posto a Torino in cui noi ragazzi degli anni ’80 potevamo respirare un po’ d’America e fare qualche fantasia degna di noi, un po’ provinciali di una metropoli.

C’era un locale che portò l’idea del fast food in una città che stava iniziando un nuovo fermento artistico e sociale.

C’era un ristorante che smetteva di essere ristorante e diventava punto di incontro tra le panchine di via Amendola, trasformandosi nel puntello fisso del sabato tra i ragazzi della collina e del centro.

C’era un luogo nel quale, se sei stato un adolescente torinese negli anni ’80, ’90 e 2000, dovevi per forza esserci passato almeno una volta.

C’era, perché oggi non c’è più.

Il Burgertime di via Amendola, per gli afecionados semplicemente “Burgy”, ha chiuso esattamente un mese fa, dopo quasi 30 anni di attività.

È successo senza preavvisi per i clienti, schiacciato dagli affitti sempre più cari e da una concorrenza pesante. I proprietari, dovendo affrontare costi di gestione in costante aumento nell’isola pedonale, hanno deciso per la cessazione piuttosto che per un aumento dei prezzi. I torinesi ormai preferiscono locali fighetti, presidi pseudo slow food o sushi e questo ha certamente contribuito purtroppo.

Con la chiusura del Burgertime finice un’epoca e un modo di essere della nostra città, forse più semplice e meno competitivo. I tempi cambiano, così come il nostro punto di vista: quegli arredi del ristorante sono passati da moderni a vintage senza che ce ne accorgessimo. Noi ragazzi di Torino siamo un po’ cresciuti con questo locale e ne siamo fieri.

Con un po’ di nostalgia il fast food ci lascia con un cartello: “Burgertime 1984 -2012 Chiuso per cessata attività…. Grazie a tutti”. Grazie a voi. È stato bello.

Michele Albera

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