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Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea

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Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea
Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea

L’affascinante Torino sotterranea, una realtà ancora poco conosciuta.

Mentre duemila uomini lavoravano con le schiene abbrustolite dal sole d’estate, il generale Nicolis di Robilant illustrava i progetti al suo sovrano il Duca Emanuele Filiberto di Savoia.

Sotto un tendone bianco per ripararsi dalla calura, il Signore di Piemonte, conosciuto come Bioca ‘d fer – testa di ferro, condottiero sanguigno.

Irruento e audace, si compiaceva del buon inizio dei lavori della fortificazione sollazzandosi con generosi bicchieri di vino rosso, suo grande amore che lo tradì ammazzandolo di cirrosi epatica.

Correva l’anno 1564 e ci vollero altre 13 estati affinché sia la parte di superficie che quella occulta, sotterranea, fossero completate.

Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea

L’opera difensiva, un gigante pentagonale corazzato in pietra, calce e mattoni, conobbe la gloria durante il famoso assedio di Torino del 1706.

Sopra, alla luce, le artiglierie duellavano e sotto, nella tela di gallerie che si estendeva sotto i piedi nemici. Toccava ai plotoni artificieri fare il loro compito.

Gli uomini talpa scendevano nei sentieri bui fino al punto in cui identificavano una batteria nemica.

Poi piazzavano l’ordigno, accendevano la miccia, se la davano a gambe e BOOOOOMMM. Ecco dozzine di francesi shakerati  e smembrati dal grande botto.

Era ed è un labirinto là sotto. Quattordici erano i chilometri costruiti.

Le gallerie erano divise in “capitali alte” e “capitali basse” che correvano ad un livello più basso. Le capitali alte erano poi collegate tra loro dalla “galleria magistrale” che correva intorno al fossato della Cittadella.

Un bel dedalo di cunicoli insomma, dove spesso il livello più basso “di contromina” serviva per bloccare i blitz alla baionetta del nemico quando riusciva ad infiltrarsi nel livello più alto, “di mina” .

Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea
Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea

Altra zona della città il cui sottosuolo è groviera è la zona di Porta Palazzo.

La vicinanza della Dora permetteva la formazione di ghiaccio da conservare nelle ghiacciaie pubbliche sotto piazza Emanuele Filiberto dove i carri settecenteschi scendevano a depositare merci in umidi e freddi antri.

Alcuni di questi antri nel tardo Ottocento furono poi demoliti causa la loro natura lercia e malsana.

Anche i palazzi nobiliari cittadini nascondono meandri sotterranei, viscere scavate nella terra e invisibili al mondo della luce.

Palazzo Saluzzo di Paesana in via della Consolata, ad esempio, è ricco di cunicoli o lunghi “infernotti” che si diramano fino all’altezza di via Garibaldi.

Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea
Dieci metri sotto il traffico: alla scoperta di Torino sotterranea

I torinesi tornarono a scavare nel secondo conflitto mondiale, quando le bombe cominciarono a piovere dalle pance dei bombardieri alleati.

Nella prima fase del conflitto, in un momento in cui il pericolo non era ancora così grave, i torinesi si riparavano nelle cantine delle case e nei pochi rifugi pubblici che però risultarono assolutamente inadeguati agli ordigni sempre più micidiali e distruttori.

La città tentò di colmare la sua impreparazione agli eventi tragici in ritardo e garantendo la protezione ad appena il 15% della cittadinanza con 137 ripari.

Quando le sirene strillavano l’arrivo delle orde sopra le nuvole, i cittadini se la davano a gambe nei grandi rifugi di piazza del Risorgimento, sotto il parco Giacomo Leopardi e in quello del Monte dei Cappuccini.

Quello di Piazza Risorgimento, in cemento armato, profondo dodici metri, è ampio 700 metri quadri suddivisi in tre gallerie dove potevano accalcarsi 1.500 anime spaventate.

Quando nel ’95 la città volle riscoprirlo, i suoi spazi dimenticati erano invasi dalle radici degli alberi che correvano tentacolari lungo le scale e le pareti del bunker.

Numerosi sono i tour per visitare i cunicoli, scopriteli tutti!

F. Mosso

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