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Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte

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Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte
Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte

Esoterismo a Torino: un dato di fatto.

Sono tante, infatti, le storie e gli indizi che fanno del capoluogo sabaudo una città misteriosa.

Alcuni dicono che Torino è una città magica.

Altri si spingono fino a descriverla come nera. Nera come le tenebre, nera come le arti oscure e malvagie. Addirittura si accosta il nome del capoluogo ad aggettivi un po’ horror come satanica, diabolica, luciferina.

Molte cose sono state scritte e scribacchiate sull’argomento: c’è qualcosa di serio, c’è molto di leggenda, c’è tantissima spazzatura.

A proposito di sette, gruppi e associazioni esoteriche nella storia torinese, trattandosi perlopiù di organizzazioni che per propria natura nascevano e operavano nella segretezza o per lo meno nella discrezione, si conosce molto poco.

Il campo dell’occulto sabaudo è ancora misterioso, da studiare ed approfondire.

Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte
Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte

Nel 1888, l’anno d’oro di Jack lo squartatore, sugli scaffali di legno delle librerie cittadine vennero esposte copie di  un’opera scritta dal teologo di Bordeaux Albert Delaport, dal titolo “Le diable existe-t-il? Que fait-il?” e tradotta in inglese per il mercato anglosassone con un semplice ma intrigante “The Devil”.

Il libro riscosse un certo successo e a Torino il diavolo divenne la tendenza della stagione, la moda delle corna e dei zoccoli caprini.

Si cominciò a vociferare di una strana congregazione, i Luciferiani, e dei loro oscuri riti nei cunicoli sotterranei o nelle ville della collina.

Voci per l’appunto, ma nulla che possa essere annoverato come fatto storico.

Di certa fu l’ostilità nella seconda metà dell’ottocento da parte della Chiesa nei confronti dei Savoia.

Nel 1862, per far fronte alle mostruose spese sostenute per fare l’Italia, il Regno si arraffò, per sacrosante esigenze finanziarie, una cospicua parte dei beni ecclesiastici, vendendoli.

Il clero, viola di rabbia, lanciò anatemi, scomuniche e maledizioni che toccarono anche la città dei Savoia, Torino, che per risposta si scoprì per alcuni decenni particolarmente tollerante e liberale nei confronti di fratellanze mistiche, di neoreligioni strampalate, di gruppi di studio esoterici, di spiritisti e indemoniati vari.

E’ probabilmente in questo arco di tempo storico (aggravato dalla breccia di Porta Pia) che si diffonde la nomea di Torino città demoniaca, peccatrice, satanassa.

Ecco, forse fu proprio quel conflitto tra corona e tiara del Papa che ci siamo guadagnati la fama di stregoni.

Altra argomentazione di sicuro spessore storico che tralascia la leggenda urbana fu l’ingerenza massone nella politica piemontese risorgimentale.

Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte
Esoterismo a Torino: compassi, cappucci neri e stelle a 5 punte

Ma cos’è la massoneria in parole poverissime?

E’ il risultato dell’infiltrazione dell’esoterismo di Torino (dove per esoterismo intendiamo il seguire una dottrina segreta) nelle corporazioni del lavoro d’origine medievale.

Durante l’architettura per costruire l’Italia Unita ci fu un’ infiltrazione dell’ elemento occulto (occulto e mistero:  due elementi sempre presenti nella nostra storia mai troppo limpida).

Garibaldi, massone egli stesso, venne finanziato da denari provenienti dalle logge londinesi, potenti cerchie di elementi che vedevano nell’impresa italiana il concretizzarsi di ideali a loro cari, nonché motivo di futuri vantaggi diplomatici ed economici.

Anche Costantino Nigra, altro volto notissimo di quegli anni, fu esponente della massoneria.

Membro della Loggia Ausonia di Torino dal 1860, fu promosso al ruolo di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, nell’ottobre del 1861.

Dopotutto, anche la carboneria, seme rivoluzionario e sovversivo del Risorgimento, adottava simbologie e rituali tipici dell’ambiente.

La storia dell’occulto torinese non è, giustamente, un facile campo d’indagine.

Se tutti sapessero vita, morte e miracoli delle sette segrete vissute tra i nostri portici e nelle nostre cantine non sarebbe poi un gran mistero.

Forse non c’è proprio nulla di più da raccontare: la notte torinese appare più inquietante di quello che è in realtà. Forse non c’è più nulla di esoterico e magico da scoprire.

Ora, cari lettori di Mole 24, vogliate scusarmi, ma ho il sabba delle 22.00 che sta per incominciare.

Federico Mosso

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