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Il mondo sotto Torino: strade e cunicoli segreti

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Torino è una città dalle facce opposte, ormai lo sappiamo tutti. Siamo abituati a contrasti di zone come San Salvario che costeggiano luoghi come la Crimea, così come alla nostra storia, solcata da Santi sociali e da briganti settecenteschi o fatti di cronaca nera del secolo scorso.

Un volto della città che spesso però ignoriamo è quello che vive lontano dagli sguardi, ma perennemente vicino a noi: la Torino del sottosuolo. È incredibile quanti dedali, vie e passaggi siano tuttora presenti, pur essendo in gran parte sconosciuti ai torinesi. I più celebri cunicoli ad oggi restano quelli costruiti nel ‘500 attorno alla Cittadella.

Queste gallerie non solo contenevano scorte ed armamenti, ma servivano a collegare zone di Torino distanti anche alcuni chilometri tra loro.

La loro fama è principalmente legata all’assedio del 1706 e al gesto eroico di Pietro Micca, per sempre legato alla celebre frase: “sei più lungo di un giorno senza pane”. Il progetto di questi sotterranei, come può intuire un turista visitandone la piccolissima porzione aperta al pubblico, era volutamente contorto ed esteso, per evitare che i nemici che vi fossero entrati si orientassero tranquillamente.

Un altro esempio di architettura tipicamente subalpina sotterranea è quello degli infernotti. Queste cantine, spesso lugubri e profonde alle volte anche quattro piani, non erano divise secondo le planimetrie degli edifici, ma creavano una vera e propria rete sotterranea. Dal cimitero di San Pietro in Vincoli, accanto al Cottolengo, era possibile ad esempio raggiungere via Garibaldi, all’epoca via Dora Grossa, senza mai uscire in superficie.

Gli infernotti di Palazzo Saluzzo-Paesana, per una beffarda scelta del destino, furono quasi una location da film horror, quando fecero da sfondo alle tristi cronache del mostro di Piazza Savoia di cui abbiamo già scritto in questa rubrica. Nell’area che va dai Murazzi a via Po, passando per piazza Vittorio Veneto, esistono ancora gallerie e magazzini che venivano impiegati per custodire gli allestimenti per le parate cittadine fino agli anni ’30.

Sotto l’attuale Quadrilatero abbiamo ancora la vecchia ghiacciaia di Torino. Questa struttura, quasi un edificio sotterraneo per profondità ed ampiezza, è particolare per la bellezza nei materiali impiegati per edificarla e nelle finiture pregiate; una specie di tesoro nascosto per quei pochi che sono autorizzati ad entrarvi tutt’oggi. Un ultimo scrigno sotterraneo è addirittura sotto la Mole Antonelliana.

Con i restauri del monumento-simbolo di Torino per eccellenza vennero infatti trovate numerose stanze contenenti statue, fregi, gessi, studi e sculture preparatorie per altri monumenti, come la fontana Angelica di piazza Solferino.

Insomma, Torino, per quanto la si conosca, non smette mai di stupire.

Michele Albera

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