Home Cronaca di Torino L’impatto della crisi sull’industria piemontese

L’impatto della crisi sull’industria piemontese

3
SHARE

Ci mancava Bankitalia a spiegarci che la Crisi sta colpendo il Piemonte.

A inizio giugno è stato presentato il rapporto della Banca d’Italia, che anche per la nostra regione parla di una brusca frenata del Pil. Di buono c’è che noi torinesi non siamo in recessione: il Prodotto Interno piemontese è cresciuto però solo di un misero 0.7% (2% lo scorso anno).

Le notizie positive finiscono qui: desta scalpore, ma anche no, il crollo della produzione industriale, che pure rimane in crescita dell’1.2%, mentre nello scorso anno l’apparato industriale crebbe del 7 e mezzo percentuale.

Dati duri come macigni, che portano a un blocco dei consumi dei piemontesi, anche questi in crescita risicatissima (0.3 per cento, contro il pure basso 1.3 per cento dell’anno scorso).

Allarmistico il commento di Luigi Capra, direttore della sede torinese di Bankitalia: «Le variabili macroeconomiche restano deboli – ha spiegato – Non vi sono segnali di recupero».

L'impatto della crisi sull'industria piemontese

 

Non è un segreto che anche la nostra regione sia in sofferenza da tempo, ma secondo i sindacati il calo non è ancora concluso: quasi tutti concordano infatti nella previsione infausta secondo la quale il vero colpo al lavoro arriva nel momento in cui vanno a termine i due anni di cassa integrazione, che per molte industrie sono partiti un paio d’anni fa.

Se Atene (Torino) piange, Sparta (la cintura) non ride: alla crisi ormai endemica della Fiat, che ha maggio ha obbligato per la prima volta a una settimana di cassa integrazione anche i suoi 5400 lavoratori di Mirafiori (quasi tutti impiegati), corrisponde inevitabilmente quella di numerose industrie dell’indotto, che sorgono da nord a sud abbracciando tutta la nostra città.

Un settore, quello dell’automotive, che da sempre ha caratterizzato Torino in bene e in male e che continua un periodo di sofferenza apparentemente infinito; basti pensare al caso della nichelinese Viberti, che non produce vetture ma rimorchi per camion: un tempo vicino a Debouchè lavoravano migliaia di persone, ora non restano che cento dipendenti in cassa integrazione a rotazione, assorbiti due anni fa da una compagnia nazionale (la Compagnia Italiana Rimorchi) che ha rilevato l’azienda promettendo una crescita che, a ora, non si è vista nemmeno con il cannocchiale. Il risultato è che di questi cento lavoratori ne rientrano in azienda una quindicina al massimo.

Quando rientrano.

 

Andrea Besenzoni

Commenti

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here