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Metropoli e baby gang: un binomio (quasi) inscindibile

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Metropoli e baby gang. Un binomio quasi inscindibile che non conosce confini e che assume sfumature diverse a seconda delle latitudini. Sarebbe tuttavia un errore pensare che il fenomeno delle baby gang è legato a doppio filo ai sobborghi periferici e degradati delle città.
Torino, negli anni, ha offerto ampie dimostrazioni di come questo legame tra degrado e delinquenza giovanile sia spesso un abusato luogo comune. E’ di qualche anno fa la notizia di una banda di adolescenti che rapinava e taglieggiava non solo coetanei ma anche adulti.
Raid in Crocetta, bottini fatti di costosi cellulari, orologi preziosi e anche capi di abbigliamento griffati. Quando le forze dell’ordine riuscirono a porre fine alle loro scorribande tutti si aspettavano storie di disagio sociale e invece dietro ai delinquenti in erba c’erano famiglie della media borghesia, ragazzi che potenzialmente avrebbero potuto avere tutto senza il minimo sforzo.
Un altro errore consiste nel credere che le baby gang siano un fenomeno legato all’immigrazione. Non siamo nel Bronx o a Compton, da noi non esistono bande in lotta che si contendono il controllo dei quartieri. Il fenomeno delle maras o pandillas composte da ragazzi sudamericani non ha assunto in Italia le dimensioni che ha Oltreoceano. I giovani peruviani, ecuadoregni o salvadoregni si limitano per lo più a scimmiottare i connazionali che vivono nei quartieri delle città statunitensi, ne prendono nomi e spesso tatuaggi di riconoscimento ma di veri e propri scontri all’ultimo sangue non si può parlare. Unico episodio nella nostra città, risalente ad un paio di anni addietro, una scazzottata tra adolescenti peruviani più facilmente ascrivibile alle birre di troppo e ad una parola sbagliata che ad un regolamento di conti fra maras o pandillas.
Sono molto spesso italiani invece i ragazzi che decidono di taglieggiare, rapinare e malmenare i propri coetanei. E non fanno eccezione le ragazze. Solo fino a pochi mesi fa, in piazza Bodoni, agiva una gang di ragazzi che si divertiva soprattutto il sabato sera a rapinare i giovani che si ritrovano in piazza e non solo. Uno di loro si avvicinava alla vittima chiedendo una sigaretta per poi derubare il malcapitato del portafoglio. In caso di reazione gli altri erano pronti ad intervenire tirando fuori un coltello. L’ennesimo sabato sera a base di rapine ha regalato ai giovani malviventi un soggiorno piuttosto lungo al Ferrante Aporti.

Guido Costa

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