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Maras e pandillas: le babygang sudamericane

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Maras e pandillas: le babygang sudamericane
Maras e pandillas: le babygang sudamericane

Hanno nomi esotici, spagnoleggianti: Mara Salvatrucha, Los Vatos Locos. Eppure i suoi componenti non hanno mai assaggiato l’aria irrespirabile di Quito, né hanno alle spalle le storie di disperazione e violenza di Bogotà o di El Salvador o di Lima. Le bande di ragazzotti latini, figli della prima immigrazione dal Sud America, si stanno imponendo come una pericolosa realtà anche negli scenari italiani.

Le città più colpite sono Genova e Milano, a causa anche dell’alto numero di stranieri provenienti da quelle latitudini presenti nelle due metropoli (a Genova un censimento parlava di ventimila ecuadoregni residenti in città). Ma a causa della vicinanza anche Bergamo e Torino iniziano a subire gli effetti di questa ondata di microcriminalità.

Il fenomeno, originario delle periferie degradate delle metropoli latinoamericane, è stato esportato in prima battuta negli Stati Uniti – soprattutto in Florida e California, mete principali dell’immigrazione clandestina.

Maras e pandillas: le babygang sudamericane

In Europa (e quindi in Italia) il fenomeno delle comunità di ispanici è recente: troppo cari i voli, un tempo, per giungere nel Vecchio Continente. Oggi, con il proliferare dei low cost, anche in Italia i sudamericani sono in aumento.

E quando aumenta una etnia, a prescindere dalla provenienza, aumentano i relativi usi e costumi, sia quelli folkloristici sia quelli meno piacevoli. Per questo i fenomeni criminali delle gang (dette anche pandillas, o maras) sono monitorati con sempre maggiore attenzione dalle forze dell’ordine.

Se Genova e Milano vantano già diversi episodi (aggressioni, risse, omicidi, reati collegati al traffico illecito di sostanze stupefacenti e al relativo controllo delle zone di spaccio), a Torino non si è ancora verificato nulla di eclatante.

Le zone sorvegliate con maggior attenzione sono quelle di San Salvario e le vicinanze dei parchi cittadini: pare infatti che il contesto rilassato dei pranzi domenicali all’aria aperta venga utilizzato dai rappresentanti delle gang giovanili come copertura per stringere accordi ed organizzare in maniera capillare la propria presenza sul territorio.

 

Umberto Mangiardi

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