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Torino, una città che vanta anche musei “particolari”

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Tutti sanno che Torino ospita alcuni dei musei più importanti d’Italia e, addirittura, nel caso di quello Egizio, del mondo. Tuttavia, pochi sono a conoscenza dell’esistenza di musei… come dire… “strani”, strambi, bizzarri.
E’ il caso del Museo della frutta, sito in via Pietro Giuria 15. Il Museo presenta la collezione di più di mille «frutti artificiali plastici» realizzati nella seconda metà dell’Ottocento da Francesco Garnier Valletti e il patrimonio storico scientifico della Stazione Sperimentale Agraria (poi Regia Stazione Chimico-Agraria), costituita nel 1871 e divenuta, nel 1967, Sezione operativa di Torino dell’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante. Una straordinaria collezione pomologica per riflettere sul tema della biodiversità.
Continuando a scorrere la nostra lista di musei “bislacchi” troviamo Il museo di anatomia umana dove, al costo di 3 euro, è possibile visionare le collezioni antropologiche, frenologiche, primatologiche, artistiche e di strumenti d’epoca. Nato nel 1739, questo museo universitario, fu trasferito definitivamente nel 1898 nel Palazzo degli Istituti Anatomici. Oggi è possibile visitare ancora l’allestimento storico ottocentesco, preservato negli ambienti, arredi e collezioni, offrendo così al pubblico uno straordinario patrimonio in beni culturali, particolarmente importante in Italia.
E per gli amanti di CSI…E non solo, Torino propone il Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso che fa parte sempre della rete museale dell’Università di Torino e che raccoglie reperti quali preparati anatomici, disegni, fotografie, corpi del reato e realizzazioni artigianali dei prigionieri di carceri e manicomi criminali. Questi oggetti, provenienti da diverse parti del mondo grazie agli invii di allievi ed ammiratori del Lombroso, furono oggetto di studio al fine di confermare la teoria dell’atavismo criminale, poi rivelatasi infondata. Se poi usciamo appena fuori Torino, pur rimanendo in Piemonte, ecco che scopriamo altri notevolissimi candidati alla guida dei musei certamente più strani… il Museo della lampadina, nella vicina Alpignano; e che dire poi del museo dell’ombrello e del parasole di Gignese, in provincia di Verbania? E ancora, sempre in provincia di Verbania, del l’unico museo italiano dello spazzacamino. Ad Alessandria, invece, si può visitare il museo del cappello in onore di Borsalino, marchio divenuto famoso in tutta Italia. E non si può certo dimenticare il museo del rubinetto, vicino a Novara, che ripercorre la storia delle innovazioni tecnologiche con cui l’uomo ha imparato a usare l’acqua, o il museo del cavatappi nelle Langhe.
Insomma, tre proposte culturali torinesi e alcune appena fuori porta per chi ha voglia di visitare… Non il solito museo!

Laura Savina

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