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Centri commerciali e supermercati: quanti sono?

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Duecentodieci tra centri commerciali, supermercati e grandi magazzini nella sola città di Torino per poco più di 900.000 abitanti, vale a dire uno ogni 4300 abitanti circa.

A Milano ce ne sono 226, ma distribuiti tra più di 1.300.000 abitanti, quindi un rapporto di uno ogni 5800 abitanti; a Roma 594 per più di 2.700.000 abitanti, vale a dire uno ogni 4.600 abitanti circa; a Napoli solo 183 per più di 950.000 abitanti, ossia uno ogni 5.200 abitanti.

Se nel secondo dopoguerra Torino era la città simbolo della crescita economica, ora rischia di diventare la città simbolo della grande distribuzione.

Si va dalle grandi catene, come la Conad che vanta sei sedi in città, compresa quella appena aperta all’interno del nuovo stadio della Juventus, o le 17 succursali Crai, fino ai centri commerciali come la Bennet (6 sedi a Torino), l’Oviesse (quattro), l’Ipercoop (una, più una parafarmacia), l’Upim (una), l’Unes (nove), Carrefour (dieci compresa una Parafarmacia), Panorama (uno), Pam (quattordici), Eurospin (una) e tanti altri ancora, passando per i grandi centri commerciali come Le Gru e i supermercati più piccoli o a gestione “famigliare”. Stupiscono le assenze di Esselunga e Standa, presenti in provincia ma assenti in territorio comunale, probabilmente per motivazioni “politiche”.

Torino Centri commerciali e supermercati: quanti sono?
Torino Centri commerciali e supermercati: quanti sono?

La filosofia assunta dalla città di Torino, come peraltro succede in buona parte del resto d’Italia, sembra essere chiara: favorire la grande distribuzione a scapito dei piccoli negozi e dei mercati rionali.

Eloquente, non più di un anno fa, la polemica scatenata dagli ambulanti di corso Taranto, furiosi per l’apertuta di ben due centri commerciali a pochi metri di distanza: un duro colpo per i titolari dei banchi già alle prese con i problemi causati dall’allestimento di un grande mercato rionale tanto ambizioso (nei piani dell’amministrazione comunale) e costoso quanto rivelatosi fallimentare.

L’incremento, o meglio la nuova tendenza, si è reso palese in questi ultimi dieci anni, anche per quanto riguarda gli equilibri interni della distribuzione commerciale: nel 1998 in tutto il Piemonte esistevano 52 medie strutture e 32 della grande, per complessivi 370.281 metri quadrati; nel 2008 il numero delle grandi strutture ha superato quello delle medie 101 a 97, per 862.651 metri quadrati.

Sarà per questo che la nuova Giunta, guidata da Roberto Cota, ha optato per uno stop alle licenze: una delle prime intenzioni annunciate dall’attuale assessore al Commercio William Casoni, appena pochi giorni dopo aver assunto la carica, è stata proprio quella di revocarei procedimenti esistenti per il rilascio delle autorizzazioni per le grandi strutture di vendita, bloccando anche le istanze non ancora concluse.

Torino Centri commerciali e supermercati: quanti sono?

Un blocco delle licenze, in parole povere. Il 20 aprile 2010, nemmeno un mese dopo l’insediamento, la Giunta Regionale ha infatti approvato una delibera che stabilisce il blocco dell’autorizzazione di nuovi insediamenti della grande distribuzione sull’intero territorio piemontese, ma il Tar ha accolto il ricorso presentato dal Brico Center di Rivalta per “irrazionale compressione della libertà di iniziativa economica” e sospeso l’efficacia della delibera stessa.

La Regione non ha presentato a sua volta ricorso al Consiglio di Stato, attendendo l’approvazione di una nuova legge sul commercio, che c’è stata lo scorso luglio (ddl n.55 “nuove disposizioni sul commercio”), all’unanimità.

Tra i provvedimenti, è stato disposto un aumento degli oneri di urbanizzazione primari e secondari per le strutture commerciali grandi e medie situate esternamente al tessuto residenziale omogeneo.

 

Redazione Mole24

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