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Il bastian contrario

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L’espressione “Bastian Contrario”, diffusa specialmente in Piemonte, per la tradizione regionale ha origini che risalgono alla famosa battaglia dell’Assietta, la stessa dalla quale deriva il modo di dire “Bogia nen”.
La battaglia dell’Assietta risale alla guerra di successione austriaca, essendone uno degli episodi più importanti e decisivi: la dura lezione che i 13 battaglioni austo-sardi-piemontesi hanno inflitto ai 32 battaglioni francesi, forti di una netta superiorità numerica ma scriteriati in quanto a gestione tattica e strategia, segnerà in maniera indelebile e irrimediabile l’esito della guerra. Anche perché la brulla spianata dell’Assietta, situata tra la Val di Susa e la Val Chisone, era un punto strategico e di controllo piuttosto ambito, ma destinato trasformarsi in una trappola letale se chi vi transita non lo conosce bene.
Le perfette fortificazioni austro-sabaude si sono rivelate impenetrabili per il feroce quanto disordinato attacco delle truppe francesi, diventate dei veri propri bersagli in completa balia dei nemici e costrette a subire perdite ingenti e pesantissime: quasi 5.000 tra morti, feriti, dispersi e prigionieri (il 25% delle forze impiegate), contro i poco più di 200 morti delle forze nemiche.
Un vero e proprio bagno di sangue, dovuto più che altro a scelte di attacco sbagliate, ma quel 19 luglio 1747 sarà caratterizzato e ricordato anche per episodi di eroismo tramandati nella tradizione popolare tramite motti e modi di dire.
E’ il caso di “bogia nen”, formula coniata per i piemontesi che non indietreggiano mai di fronte al nemico e diventata quindi sinonimo di caparbietà e testardaggine positiva, ma oggi anche usata erroneamente come indicazione di ottusità o persino pigrizia e indolenza.
Ma è anche il caso dell’altrettanto fortunato modo di dire “Bastian contrario” (in piemontese “bastiàn cuntràri”), che secondo la tradizione popolare piemontese è il soprannome affibiato al conte di San Sebastiano, Paolo Novarina, che proprio nella battaglia dell’Assietta sarebbe stato l’unico a disobbedire all’ordine di ripiegare sulle seconde linee. Secondo la tradizione, quel gesto è stato determinante per l’esito favorevole della battaglia, in quanto l’eroismo dimostrato dal conte e dai granatieri da lui comandati è servito come esempio alle truppe, accendendone gli animi e ribaltando le sorti della battaglia.
Il racconto più completo ed esauriente del “rifiuto del conte di San Sebastiano” è contenuto nel libro “La battaglia dell’Assietta”, scritto dallo storico Vittorio Dabormida e pubblicato nel 1891. Se ne parla anche in un altro volume, dallo stesso titolo, scritto da Adriano Alberti ed edito da Francesco Casanova editore, pubblicato nel 1902.
Secondo quanto riportato dai due storici, il conte di San Sebastiano per tre volte avrebbe ricevuto dal conte di Bricherasio, Giovanni Battista Cacherano, l’ordine di ripiegare, e per altrettante volte avrebbe rifiutato, proferendo la frase “In faccia al nemico non possiamo volgere le spalle” ad un conte di Bricherasio preoccupato dai continui attacchi dei francesi.
In realtà la storiografia ufficiale non avalla una tale ricostruzione, anche perché l’andamento della battaglia e soprattutto le ingenti perdite subite dai francesi fanno pensare ad una situazione sempre sotto controllo da parte delle forze austro-sabaude, nonostante l’inferiorità numerica che ha senza dubbio solleticato il proliferare di leggende.
Vi sono anche altre fonti che citano un Bastian Contrario, non come soprannome ma come nome reale: Alfredo Panzini, nel suo “Dizionario moderno” pubblicato nel 1905, ricorda la leggenda di un Bastian Contrari “malfattore e morto impiccato, che solamente in virtù del cognome diede origine al motto”.
A Castelvecchio di Rocca Barbena, in provincia di Savona, si ricorda un mercenario di nome Bastian Contrario morto in battaglia. Suggestioni forse influenzate dalla tradizione piemontese, che resta quella più famosa e diffusa.
C’è da dire che, come “Bogia nen”, oggi l’espressione Bastian Contrario è utilizzata quasi sempre con accezione negativa, ad indicare colui che contraddice tutto e tutti per semplice presa di posizione, pregiudizio o addirittura per dispetto.
Con il passare degli anni, quelli che la tradizione ha tramandato come pregi piemontesi sono stati trasformati in difetti.

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