Home Cronaca di Torino Il PalaIsozaki o palazzetto Olimpico

Il PalaIsozaki o palazzetto Olimpico

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Ogni tanto, capita che anche nel rigoroso, quasi monotono, (e per alcuni affascinante proprio per questo) panorama architettonico di Torino, ci sia la possibilità di vedere qualcosa di straordinario.

Città cresciuta all’ombra della Fiat, mai di respiro internazionale, ha dovuto attendere le Olimpiadi invernali del 2006 per farsi conoscere, a un pubblico più vasto, e sempre merito delle olimpiadi se qualche archi-star internazionale ha potuto “creare” un opera che facesse respirare a Torino un po’ di aria di rinnovamento.

PalaIsozaki lo chiamavano inizialmente tutti, a sottolineare l’importanza del progettista nei confronti del progetto.

Isozaki, Arata Isozaki, vincitore del bando di concorso per il PalaOlimpico, è un architetto di spicco nel panorama mondiale; giapponese, più di 300 opere in tutto il mondo, e altri innumerevoli premi, crea a Torino questo palazzetto che nasce per l’hockey, (12.700 posti , 87 milioni euro) ma dovrà essere, su richiesta della committenza, il più polivalente possibile: “Quando ho concepito il progetto, pensavo già al ‘dopo Olimpiadi’, più che alle Olimpiadi vere e proprie.

 

Torino il PalaIsozaki o palazzetto Olimpico
 

Dopo i giochi invernali, potrebbe ospitare concerti, convegni, incontri politici: l’acustica mi pare particolarmente buona. E poi, performance artistiche, spettacoli di danza e, perché no, anche il circo.

Si tratta di un edificio flessibile, pensato per tante occasioni”

Per la fase progettuale, l’incontro con Torino è stato fondamentale per il design dell’oggetto: “Ho tenuto conto di particolarità uniche della città: la griglia ortogonale delle strade, sopravvissuta, a differenza delle altre città, fino all’età moderna.

Questo edificio geometrico si accorda con quella griglia: la stessa forma è riproposta all’esterno, nel giardino: il prato presenta le stesse proporzioni del palazzo”

Il carattere estremamente flessibile del progetto, il suo rapporto con la città, ma anche la nuova proposta di design esterno, che va nettamente a scontrarsi con tutto l’intorno (è a pochi metri dallo stadio olimpico, in pieno quartiere Santa Rita) rende questa opera una mosca bianca nella città di Torino, un opera dal futuro, per il futuro della città, dalla quale, speriamo prenderà slancio propositivo per crescere accompagnata da altre di questi architetture, che arricchiscono notevolmente la città che le ospita.

 

 

La Redazione di Mole24

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