Home Territorio Italia ’61: I 100 anni dell’Italia a Torino

Italia ’61: I 100 anni dell’Italia a Torino

5
SHARE

Sono nato nel 1926 e tra qualche settimana festeggerò i miei “primi” novant’anni.

Non mi sono mai allontanato molto dalla mia Torino, ma ho potuto ugualmente vedere molte cose nel corso di questa mia vita; soprattutto, ho avuto la fortuna, ma anche l’onere, di vedere cambiare radicalmente la mia città nel corso del tempo, prima a piccoli passi, nel periodo in cui i miei genitori cercavano di riprendersi dalla Grande Guerra e sudavano ben più di sette camicie nello stabilimento Fiat del Lingotto, poi sempre più bruscamente a causa degli incentivi del Duce e dall’accresciuto bisogno di veicoli degli anni ’30.

La tragica frenata causata dal secondo conflitto mondiale lasciò Torino ferita e confusa, ma mai senza speranze; la rinascita fu rapida ed esponenziale e persino io che ero (e sono) del Toro mi ritrovai a collaudare Campagnole, Topolino e 1100 per sbarcare il lunario.

Intanto Torino cambiava forma e, pur mantenendo una parvenza di ordine grazie alla sua pianta ortogonale, i confini si allargarono e la prima cintura venne inglobata, diventando periferia prima e quasi centro in epoca recente.

A fine anni ’50 vivevo ancora con la mia neo-sposina in un monolocale in corso Dante, ma per avvicinarmi al lavoro e per comprare la “casa grande”, mi feci convincere da un mio amico a spostarmi in una nuova zona che stava nascendo in fretta e furia, tra ristrutturazioni di vecchie catapecchie e palazzoni popolari nuovi di zecca, l’area di Italia ’61.

Incastonata tra il Po, Piazza Polonia, Corso Maroncelli, Via Ventimiglia e via Zuretti, questa zona venne disegnata in maniera avveniristica dai migliori architetti italiani a contorno di alcuni degli edifici che diventeranno poi simboli della nostra cittadina.

In primis il Palazzo a Vela, struttura fantascientifica che agli occhi di noi incolti operai sembrava un’astronave appena atterrata dallo spazio, ma che imparammo ben presto ad amare per come le sue linee morbide si adagiavano nel parco e nel laghetto antistante. Poi il Palazzo del Lavoro, quello sì, ben riconoscibile come luogo produttivo per eccellenza, capace di contenere migliaia di visitatori per mostre, congressi e fiere.

La domenica io, mia moglie e gli amici percorrevamo tutta via Ventimiglia in sella alle nostre biciclette, giravamo intorno al Palazzo (sembrava non finire mai), prima di attraversare la nuova radiale e fare pic-nic al Valentino.

Begli anni… E quanto ancora stavano costruendo! Un cinema all’avanguardia, progettato dal signor Walt Disney in persona, che aveva la particolarità di proiettare le immagini su schermi posti a 360° intorno agli spettatori increduli; una monorotaia che persino i giapponesi se la sognavano, capace di viaggiare sospesa a sei metri da terra alla velocità di 90 km/h e di portare fino a 120 persone alla volta.

Quante 100 lire ho speso, solo per il gusto di volare sopra i giardini e guardare il laghetto dall’alto; una coloratissima ovovia che collegava le rive del Po con il Parco Europa a Cavoretto, consentendo a grandi e piccini di fare una breve escursione dal paesaggio mozzafiato.

E i fiori, mamma mia quanti fiori! Più di 8.000 rosai di tutte le qualità spuntavano tra i viottoli, le cascatelle e le terrazze del parco del Valentino, meravigliosi di giorno, ma ancor più di notte, illuminati da torri faro gigantesche e piccole lampadine nascoste. Persino sua Maestà Elisabetta II d’Inghilterra venne a dare una sbirciatina ad orchidee ed affini, confondendosi, si fa per dire, tra un manovale a riposo con la tuta sporca ed un brigadiere in licenza alla ricerca di una morosa.

Ma perché tutto questo fervore, tutta questa rivoluzione a Torino? Per l’Italia, o meglio, per festeggiarne la nascita. Nel 1961 cadeva, infatti, il centenario dell’Unità d’Italia e la prima capitale, nonché attiva fautrice del nostro Belpaese, voleva stupire il mondo con le sue meraviglie tecnologiche e di operosità manuale.

Mi ricordo che l’Esposizione Internazionale del Lavoro (questo era il nome ufficiale, per far capire che noi torinesi non ce ne stavamo con le mani in mano nemmeno nei giorni di festa) durò quasi sei mesi, da maggio fino al 31 ottobre e Torino fu letteralmente invasa da cinque milioni di visitatori, provenienti dagli angoli più sperduti della nazione e del globo, venuti ad assistere alle sfilate di moda, a vedere gli ultimi modelli di Olivetti o il primo computer IBM (occupava un’intera stanza di 9 metri per 15 e all’epoca pensavo non avessero futuro queste macchine enormi, dispendiose ed inutili).

Per Torino, quello fu senza dubbio l’evento più importante del XX secolo e diede una spinta enorme all’industria, ai servizi e al turismo internazionale.

Dopo anni in cui i palazzi più rappresentativi dell’epoca (vedi P. del Lavoro e Palavela) sono caduti un po’ in disuso, in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006 l’amministrazione comunale ha riportato a nuova vita queste strutture, rendendole moderne e funzionali, già nell’ottica del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, festeggiato da tutti noi e chiusosi qualche mese fa con una grande partecipazione popolare e delle istituzioni.

Lo confesso.
Non sono nato nel ’26, ma nel 1982. Non ho patito la sofferenza e la fame negli anni bui del fascismo e della guerra, non ho visto giocare Mazzola e gli altri Invincibili, né ho guidato una Balilla, se non, per finta, al Museo dell’Automobile. Non ho neppure visto com’è cambiata la città nel giro di qualche anno ai tempi del 1961. Ma chiunque sia vissuto in quei giorni vi potrà raccontare del clima incredibile di festa e di rinnovata fiducia che quella grandiosa manifestazione ha portato ai piedi della Mole.

Torino è una città laboriosa, seria e discreta, ma se riesci a coinvolgerla, ad appassionarla, allora potrai vederne la vera essenza ed incominciare ad amarla.

PS Per un revival completo di quei giorni vi consigliamo questo servizio un po’ datato, ma molto interessante. Enjoy! http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=bFl_DHDGqB8#!

Marco Parella

Commenti

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here