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Quella strana notte al cimitero Monumentale

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Alle sei di sera I cancelli del cimitero monumentale di Corso Novara vengono sbarrati.

Dopo il tramonto, quando la luce del giorno è sopraffatta dalle tenebre, i suoi dodici chilometri di porticati e le imponenti tombe storiche diventano un palcoscenico sconosciuto ai vivi.

E’ la notte dei fantasmi eccellenti.

Strane visioni surreali nascono tra le lapidi, i vialetti di ghiaia e le cripte in questa breve gita nell’oltretomba sabaudo.

Su una lastra di marmo scuro, come se fosse un palco di un night, Fred Buscaglione, tutto agghindato come un gangster americano, canta

Che notte, che notte quella notte, se ci penso mi sento le ossa rotte … forse ricordando quel tragico incidente d’auto che se lo portò via il 3 febbraio 1960.

Unica spettatrice del concerto al chiaro di luna è la poetessa Amalia Guglielminetti, dal volto triste ma elegantissima nel suo vestito lungo e scuro di foggia parigina.

Torino: quella strana notte al cimitero Monumentale
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La musica è disturbata dal rumore della ghiaia calpestata dalla Bela Rosin, furiosa dopo che le sue spoglie subirono il trasloco del 1972 dal Mausoleo di Mirafiori di cui fu contessa per volere di Vittorio Emanuele II, suo affezionatissimo amante.

Poco più in là seduti su una panchina, il criminologo Cesare Lombroso e il diplomatico-filosofo Joseph Arthur de Gobineau discutono eccitati su come certe caratteristiche fisiche tipiche di una razza siano poi sintomatiche per il comportamento dell’individuo.

Sono disturbati da una pallonata micidiale ai danni della faccia del de Gobineau calciata da “Il Barone”, ovvero Nils Liedholm, centrocampista svedese, realizzatore di 81 goal in serie A.

“Tranquillo, papà: un anno, massimo due, e poi torno”: fu la sua frase quando lasciò la Svezia per l’Italia, dove poi rimase per sessant’anni fino a concludere i suoi giorni come imprenditore agricolo nel Monferrato.

Alto 37 metri, il Mausoleo Tamagno è la costruzione più imponente del cimitero e questa notte è la vetta prediletta per l’alpinista Guido Rey e l’amico Edmondo de Amicis che tentano la scalata con piccozze e corda.

Da sotto, il tenore Francesco Tamagno, con l’armatura usata per vestire i panni dell’ Otello di Verdi, urla con la sua voce tonante potenti imprecazioni ai due arrampicatori, tutto sotto gli occhi e la risata di Erminio Macario.

E’ davvero una strana notte al Cimitero Monumentale di Torino.

 

Federico Mosso

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