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Torino e le vie che “ingannano”

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“Torino occhi aperti non tradirmi mai. Torino strade dritte tu mi perderai” cantava Antonello Venditti.

Ci dispiace Antonello, ma se c’è una cosa che può tradire a Torino sono proprio le vie con i loro nomi.

Molte di queste vengono chiamate con soprannomi o sembrano essere dedicate a luoghi piuttosto che a persone, cosa che crea numerosi fraintendimenti.

Partiamo da piazza Savoia, trovandosi nel capoluogo sabaudo sarà ovviamente dedicata alla famiglia reale. E invece no!

La piazza ricorda la regione storica della Savoia, che a differenza dei regnanti dell’epoca ha un’etimologia completamente diversa.

Via Saluzzo poi, non porta il nome della rinomata città, ma quello della famiglia Saluzzo-Paesana, così come via Valperga Caluso non onora i paesi, ma Tommaso Valperga Caluso un filosofo, astronomo, fisico e matematico italiano.

Torino e le vie che "ingannano" piazza Carlina
 

Provate poi a chiedere a un torinese a caso quale sia il vero nome di piazza Carlina.

Probabilmente inizierà a biascicare vari nomi tra cui Carlo Alberto, ma difficilmente azzeccherà dicendo Piazza Carlo Emanuele II.

Strano come un fu duca di Savoia, principe di Piemonte, marchese di Saluzzo (anche lui!), conte d’Aosta, Moriana e Nizza, nonché re titolare di Cipro e Gerusalemme sia stato quasi dimenticato dai torinesi, che non sanno nemmeno nominarlo quando si tratta di dare indicazioni stradali.

Pensiamo poi a via Millelire.

Per quanto ora suoni come un triste e nostalgico tributo alla vecchia valuta e al fatto che con la sua più piccola banconota potevamo comprare qualcosa, la via in questione si rifà a Domenico Millelire, ufficiale patriota italiano in servizio nella Regia Marina Sarda e storicamente considerato la prima medaglia d’oro al valor militare delle Forze Armate italiane.

Torino e le vie che "ingannano" piazza Benefica

L’esempio più strano della toponomastica di Torino rimane comunque piazza Benefica, che ad essere precisi, non solo non si chiama “Benefica”, ma non è nemmeno una piazza! Il vero nome di quest’area è “giardino Luigi Martini”, a ricordo di un politico subalpino esponente della massoneria.

Il nome “tarocco” nasce invece dalla presenza della “Casa Benefica”, istituto che era presente proprio a ridosso dell’attuale giardino e che era indirizzato all’educazione e all’istruzione degli orfani della città e che vide la luce nel 1889.

Forse su una cosa hai ragione caro Venditti: “Torino non è soltanto un nome “.

 

Michele Albera

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