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La Fiat: una risorsa per Torino

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Gli italiani, come del resto tutti i torinesi, a seguito della critica situazione economico-finanziaria mondiale, che non ha risparmiato di certo i mercati europei, guardano con apprensione al futuro prossimo della Torino capitale europea dell’automobile. Altrettanto di frequente, ci auspichiamo si interroghino però su come e con quali modalità il capoluogo piemontese si evolverà in merito nel prossimo ventennio. Se negli anni ‘70 a Torino e provincia FIAT arrivò a picchi di produzione giornaliera di 5000 vetture, assorbendo più di 40 mila operai, non vanno tantomeno sottovalutati gli ultimi dati pubblicati dalla Camera di Commercio. L’industria piemontese dell’automotive è costituita da 880 aziende presenti sul territorio che contano su 84.000 occupati di settore e 21 miliardi di euro di fatturato.
Ciò è indice del fatto che, nonostante le condizioni economiche siano avverse, l’evoluzione tecnologica dell’auto sta dunque marciando a ritmo spedito. E’ sufficiente considerare le innovazioni tecnologiche, apportate alle vetture dalle case costruttrici negli ultimi anni, in termini di sicurezza attiva e passiva, di interazione del conducente con i sistemi di bordo, di sviluppo dei sistemi di trazione alternativa al motore a combustione interna ed in fondo ma non per ultima, in termini di miglioramento della gestione e dell’innovazione dei processi industriali.
Nonostante il progresso sia tangibilmente continuo, l’auto sta attraversando uno dei momenti di transizione più significativi degli ultimi 50 anni. Il passaggio tra la concezione di vettura del “passato”, intesa principalmente come mezzo di piacere, e quella del “futuro”, intesa come bene di consumo, potrebbe risultare epocale e non lasciare indifferenti gli assetti societari e le alleanze delle 4 o 5 case costruttrici che sopravviveranno nel prossimo decennio.
Le aziende automobilistiche sono oggi focalizzate a delineare quali saranno le principali peculiarità dei veicoli che verranno prodotti tra un decennio. Uno dei principali interrogativi del settore infatti è quello di decifrare se l’automobile sarà catalogata dal mercato effettivamente alla voce “Beni di consumo” o se, l’accezione di “Industria dell’auto”, resisterà più propriamente fino al 2022 ed oltre.
Nell’ epoca dell’informazione globale, la vendita dei prodotti di massa raccoglie grandi consensi e tangibili disapprovazioni da parte del bacino di utenza alla velocità della luce. L’attuale isterismo della domanda evidenzia quanto siano tangibili le difficoltà affrontate dai costruttori nel formulare previsioni di vendita in modo affidabile. Le guerre, i paesi in banca rotta, gli incidenti diplomatici, le variazioni costanti dello spread etc., sono ormai accadimenti e concetti che fanno parte della vita quotidiana dell’intera popolazione mondiale, e ne influenzano scelte e costumi.
Oggigiorno i consumatori sarebbero disposti anche a cambiare la loro vettura una volta l’anno qualora venisse ricreato un nuovo rapporto tra domanda e offerta, tra costo e beneficio, tra i tempi di ordine e quelli di consegna della nuova automobile, alla luce delle condizioni al contorno socio-economiche con le quali tutti i paesi industrializzati si trovano a convivere da circa un decennio.
Se da una parte gli utenti finali ambirebbero a disporre di auto sempre più sicure, maneggevoli, parche nei consumi e magari ad un costo pari o lievemente superiore a quello di un televisore di lusso; dall’altra i produttori sono impiccati nel far fronte a costi in ascesa delle materie prime, della manodopera e dell’energia. E’ facile così capire le ragioni per cui in Europa ci sia sovra capacità di produzione.
Le case automobilistiche si trovano tra incudine e martello: da una parte il mercato fa pressione per il lancio di nuovi modelli in tempi sempre più ristretti, dall’altra esse si trovano obbligate a ridurre drasticamente i costi di industrializzazione dei nuovi progetti che, con il fisiologico incremento della loro complessità, stanno diventando sempre meno allineati alle esigenze e alle aspettative dei clienti.
Siamo ormai entrati nell’era multimediale: solo continue novità ed immagini inedite, accessibili dagli smart phone e dai tablets, fanno informazione e l’informazione produce vendite.
A seguito di tutto ciò nel 2012 le case costruttrici, avendo obiettivo di gettare le basi di un futuro finanziariamente più solido, si trovano nella situazione transitoria, caratterizzata da alto rischio di impresa, di reinterpretare il progetto auto non solo in chiave ecocompatibile ma anche e soprattutto in termini di flessibilità di utilizzo che tanto il pubblico ricerca. Una delle chiavi del successo interplanetario che l’ I-phone possedeva, possiede e possiederà è quello di non essere considerato solamente un telefonino. L’I-phone è uno strumento flessibile con il quale il cliente può usufruire di numerevoli servizi talvolta anche slegati l’un l’altro da qualsiasi tipo di legame logico.
Gli italiani dunque non dovrebbero solo preoccuparsi della evidente perdita di occupazione che sta caratterizzando l’intera industria automobilistica nazionale ed il relativo indotto, ma anche di quali basi per il futuro aziende premium di settore come FIAT stanno gettando.
Ed è da qui che arrivano le buone notizie. Il Politecnico di Torino e l’Università di Windsor, con il supporto di Fiat e di Chrysler, hanno siglato un accordo per l’ “IJMD”. L’ International Joint Master Degree in Automotive Engineering sarà attivato dai due atenei, a partire dall’anno accademico 2012-2013. Questa collaborazione da una sponda all’altra dell’Oceano formerà i futuri ingegneri dell’auto.
Nello stesso contesto, la Fiat e il Politecnico di Torino hanno anche rinnovato fino al 2014 l’accordo di collaborazione che, alla fine degli anni Novanta, permise di istituire, in occasione del centenario dell’Azienda, il Corso di Laurea in Ingegneria dell’Autoveicolo. Questo corso di eccellenza si focalizza nella formazione dei giovani ingegneri in modo da fornire loro la necessaria preparazione tecnico-scientifica richiesta affinchè possano essere avviati ed inseriti con successo nel complesso settore automotive.
A Vostro giudizio quali dovrebbero essere le principali peculiarità delle city car del futuro ? Se l’ I-Phone non è solo un telefonino la city car del futuro non può essere solo una macchina…giusto?
Scriveteci numerosi! Tra i progetti in cantiere abbiamo quello di intervistare e portare le Vostre considerazioni e domande ai manager delle case costruttrici

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