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Le case occupate: un fenomeno ancora poco conosciuto a Torino

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Le case occupate: un fenomeno ancora poco conosciuto a Torino
Le case occupate: un fenomeno ancora poco conosciuto a Torino

Quando si parla di case occupate abusivamente o illegalmente, in genere la mente è portata a collegare tale fenomeno a quello dei centri sociali.

Un tema che di per sé sarebbe da approfondire, perché esistono centri sociali occupati da autonomi, altri da anarchici, altri ancora dai cosiddetti “squatter”, termine che deriva dall’inglese “to squat”, che non è solo un esercizio per rassodare i glutei ma significa anche per l’appunto “occupare abusivamente”.

Ma l’occupazione abusiva delle case è in realtà un fenomeno assai nascosto e taciuto, praticamente sommerso.

In Italia come a Torino.

Un’anomalia che pochi conoscono, ancor meno denunciano o rivelano, essenzialmente perché non si sa come risolvere.

Le leggi ci sono, o forse no, e se anche esistono pare proprio che le sentenze più attuali siano maggiormente orientate a tutelare gli interessi dell’occupante abusivo piuttosto che quelli del proprietario che reclama i suoi diritti da “esautorato”, sia che si parli del Comune in senso lato sia che si parli di un qualsiasi fruitore di case popolari che si ritrova il suo alloggio occupato da “ospiti” che hanno deciso di prenderne il possesso.

Il fenomeno si riduce spesso ad essere una guerra tra poveri.

Le case occupate: un fenomeno ancora poco conosciuto a Torino

 

Parliamo, per fare un esempio non così lontano dalla realtà, di un anziano pensionato costretto ad essere ricoverato in ospedale per giorni, settimane o anche mesi: ebbene, questo anziano signore, qualora fosse residente in un alloggio popolare, una volta dimesso potrebbe rischiare di tornare a casa e non riuscire più ad aprire la porta d’ingresso.

Serratura cambiata, e l’amara sorpresa che nel frattempo alcuni sconosciuti hanno preso possesso dell’abitazione.

Un problema risolvibile? Non così tanto.

Anzi, potrebbe essere l’inizio di un lungo iter giudiziario, e se il nuovo o i nuovi occupanti, siano essi studenti cacciati di casa, extracomunitari, disoccupati o famiglie indigenti, dimostrano di essere alle prese con una situazione economica insostenibile o di non aver mai potuto accedere a bandi di assegnazione alle case popolari per vari motivi (ad esempio: non ne sono stati fatti per lunghi periodi), l’anziano in questione potrebbe rischiare di sudare le proverbiali sette camicie.

Trattandosi di case popolari, la proprietà non è di nessuno ma del Comune.

Questo vuol dire che quando qualcuno non è presente, fra gli altri bisognosi scatta una vera e propria corsa a chi arraffa la casa.

Ci sarebbero sì le graduatorie per assegnare gli immobili, ma non mai vengono rispettate. Nel sud, affidarsi alla criminalità organizzata, pagando il dovuto, è il metodo più sicuro per assicurarsi una casa popolare.

Chi pensa che questo sia un fenomeno di nicchia, si sbaglia di grosso. Le cifre infatti sono clamorose, anche se difficilmente reperibili.

Le case occupate: un fenomeno ancora poco conosciuto a Torino

L’indagine più recente e affidabile da questo punto di vista è stata realizzata da Dexia Crediop per Federcasa sul Social Housing 2008.

E parla di ben 40.000 case popolari occupate abusivamente in tutto lo Stivale, che se venissero assegnate a chi ne ha diritto permetterebbero a circa 100.000 persone di uscire da uno stato di emergenza.

A Torino e provincia sono circa 10.000 le famiglie che aspettano da anni una casa popolare: famiglie numerose o giovani coppie con lavori precari, anziani soli con la pensione minima, immigrati regolari da anni in Italia o genitori divorziati costretti a dover pagare ogni mese il mantenimento per i figli.

Nonostante questo, secondo Federcasa, Torino sembra proprio che gestisca in modo virtuoso l’edilizia pubblica. Con circa 30 mila alloggi, l’Atc è il quarto Ente in Italia per numero di appartamenti gestiti.

E ha un numero bassissimo di alloggi occupati abusivamente. Per far funzionare l’azienda (con un canone medio teorico che si è andato riducendo fino a 92 euro, e un 67 per cento di inquilini senza reddito) la ricetta è proprio quella della tolleranza zero verso gli irregolari.

E questo a fronte di una morosità significativa, denunciata dalla Corte dei conti: a Torino un inquilino su quattro non pagherebbe l’affitto.

Per affrontare il problema sono stati intensificati i controlli e incrementati gli sfratti.

Nel 2011, da inizio anno fino ad agosto, Atc ha svolto 4700 accertamenti su banche dati e anagrafe e ne ha richiesti 400 alla polizia municipale. Sempre nello stesso periodo sono stati effettuati 90 sfratti, 63 a Torino e 27 in provincia: 31 per decadenza, 23 per morosità colpevole, 22 per occupazione senza titolo e 14 per occupazione abusiva di un alloggio. Solo a luglio 12 sfratti, 5 a Torino e 7 in provincia.

Insomma, siamo ben lontani dai circa 5.000 alloggi occupati abusivamente a Milano, spesso grazie al pagamento di un congruo pizzo alla criminalità organizzata, o ai 10.000 euro “chiavi in mano” da elargire alla Camorra per essere autorizzati ad occupare un alloggio pubblico nei quartieri Scampia e Secondigliano. A Palermo i prezzi sarebbero addirittura più alti: 40.000 euro per un appartamento di 60 mq.

Anche da un punto di vista della morosità, Torino sta meglio di altre città: a Catania non paga l’affitto il 92,5% degli inquilini, a Cosenza il 75,3%, a Roma il 41,2%, a Palermo il 34,7%.

E ancora: a Palermo è abusivo un inquilino su 4, a Catania uno su cinque, a Roma l’11,1%. E a Roma l’Ater nel 2007 ha scoperto che ben 7.185 assegnatari delle case avevano un reddito superiore a 41 mila euro.

Insomma: si paga alla criminalità organizzata e poi non si paga più al Comune. Problemi che a Torino sembrano non esserci, non a questi livelli perlomeno.

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