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Torino: un posto anche nei cablo Wikileaks

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Elogio dell’integrazione, preoccupazioni sulla crisi della Fiat e sulle possibili connessioni tra gli scandali calcistici e i politici di spicco proprietari di squadre di calcio. Anche Torino, nel suo piccolo, è finita nel calderone di Wikileaks, il sito web creato da Julian Assange per divulgare i cablogrammi segreti della diplomazia statunitense.
I diplomatici yankee si scambiano impressioni sull’Italia e parlano anche di Torino, definita come un modello di integrazione. L’occasione è offerta dalle politiche dell’amministrazione comunale rivolte all’inclusione delle cosiddette seconde generazioni. Ragazzi tra i 18 e i 27 anni, figli dei primi immigrati, cui vengono aperte le porte del servizio civile. Un unicum in Italia dove le seconde generazioni degli immigrati faticano pure a partecipare ad un concorso pubblico.
Nei cablogrammi questo viene sottolineato come un autentico punto di forza della città. . Lodevole, a giudizio dei diplomatici, anche l’approccio progressista nella costruzione delle moschee. E’ invece sulla gestione della sicurezza delle Olimpiadi invernali del 2006 che gli statunitensi esprimono lodi ancora più sperticate di Torino tributando forse per la prima volta un plauso a quella precisione pignola e un po’ codina, tipica dei sabaudi.
Nel mare magnum dei cablogrammi resi pubblici da Assange e dai suoi ci sono anche analisi politiche sulla Lega, l’incontro con i componenti di una ronda padana.
I diplomatici definiscono poi la situazione di crisi della Fiat, ben consapevoli che Mirafiori continua ad essere un traino per la città e per l’Italia.
Infine, e questo può sembrare curioso dato lo scarso trasporto verso il “soccer” degli yankee, c’è una menzione di preoccupazione anche per lo scandalo di Calciopoli. I funzionari Usa sono preoccupati da una possibile scomparsa del calcio (addirittura paragonata a quella della Dc) e dalle connessioni tra proprietà delle squadre e potere politico.

Andrea Rosso

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