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Torino: la città dei grandi marchi

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Torino è stata sì la prima capitale d’Italia, ma lo è ancora per quanto riguarda l’industria dell’automobile. Ed è anche un importante centro dell’editoria, delle telecomunicazioni, del cinema, della pubblicità, dell’enogastronomia, del design e dello sport. Basti pensare ai grandi marchi nati e valorizzati a Torino, ed esportati in tutto il mondo: sono state fondate a Torino e provincia la FIAT, la compagnia telefonica SIP poi diventata Telecom Italia, la Seat Pagine Gialle, la EIAR poi diventata RAI, la Olivetti, la Lavazza, la Cirio, la Società Assicuratrice Industriale, la Reale Mutua Assicurazioni, la Toro Assicurazioni, la Lancia, la Iveco, la Italdesign Giugiaro, la Bertone, la Pininfarina, la Caffarel (con i prodotti Gianduja, dai cioccolatini “giandujotti” alle creme spalmabili), la Seven, la Kappa, la Carlo Pignatelli, e molte importanti banche a livello nazionale come il Sanpaolo IMI e la Cassa di Risparmio di Torino. Un elenco lungo, che da solo basta a far capire quanto la città della Mole abbia influito sull’economia italiana.
E ancora, in ambito cinematografico, le produzioni delle principali case come l’Ambrosio, l’Italia film, l’Aquila e gli studi Fert sono proseguite a Torino fino al 1937, anno di inaugurazione di Cinecittà a Roma. Nel 2002 sono stati riaperti gli studi Fert con la nuova denominazione di Virtual Reality & Multi Media Park.
Nell’ambito dell’editoria l’elenco è ancora più imponente: a Torino sono nate importanti case editrici come Utet, Società Editrice Internazionale (SEI), Einaudi, Bollati Boringhieri, Finanze & Lavoro, Rosenberg & Sellier, Claudiana, EDT, Lattes, Lindau, Loescher, Paravia, Giappichelli, Marco Valerio Edizioni, Il Capitello, Centro Scientifico Torinese, Umberto Allemandi & C., Elledici, Comunicando, Codice Edizioni, Pavesio.
E ancora: le pastiglie Leone (azienda fondata ad Alba ma trasferitasi nel torinese, sede principale Collegno), i grissini (“Grissini Torino”), il Martini (nato come Martini&Rossi).
A scorrere l’elenco, sembra quasi che mezza Italia e un quarto del mondo intero siano racchiusi nella sola Torino. Tanto che nemmeno i torinesi, mediamente, sanno che la loro città ha dato i natali a brand così prestigiosi.
Il problema è che alcuni di questi marchi non sono più torinesi: è il caso della SIP, diventata Telecom Italia con sede principale a Milano, oppure ovviamente dell’Eiar, diventata Rai e scippata a Torino da Milano e Roma. Della Seat Pagine Gialle si è conservata la sede operativa, mentre la sede legale è ora a Milano, della Cirio invece non si è conservato nulla: trasferito lo stabilimento principale nel napoletano, l’azienda specializzata in conserve alimentari è poi entrata nell’orbita Sme, finita poi in una storiaccia di privatizzazioni che ha coinvolto pure l’Iri, poi in orbita Cragnotti con un altra storiaccia di crack e bancarotta, fa parte ora del gruppo Conserve Italia con sede principale in provincia di Bologna.
Caffarel ha sede principale a Luserna san Giovanni, la Seven (borse e zaini) a Leinì, quindi in provincia. Mentre la gloriosa banca San Paolo, dopo la fusione “milano-centrica” con Intesa, non è più tanto torinese. La Olivetti di Ivrea, invece, pagina gloriosa ma finita in modo triste, è stata lasciata miseramente fallire ed oggi è solo un surrogato di Telecom.
La Martini&Rossi, celebre per il marchio Martini divenuto talmente famoso da essere sponsorizzato dall’attore sex symbol americano George Clooney, nata come multinazionale italiana fondata nel 1863 a Torino fa ora parte del gruppo internazionale Bacardi-Martini.

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