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Torino e i suoi santuari in miniatura

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Avete mai notato una cappelletta votiva situata in una via a caso della città? Vi siete mai domandati se questi piloni, o meglio “edicole” per essere precisi, siano frequenti sul territorio cittadino? A Torino i casi di devozione che hanno portato all’edificazione di questi piccoli altari sono numerosissimi. Le edicole sacre si trovano ovunque, dai cortili delle case ATC, dove venivano edificate dai “nuovi arrivati” negli anni ’60, al mercato coperto di Porta Palazzo, passando per le aree pedonali del quadrilatero o alle vie di larga percorrenza come corso Vercelli. I soggetti ritratti, ai quali sono dedicate queste strutture, sono vari. Al primo posto svettano le raffigurazioni Mariane, soprattutto della Consolata, come era forse facile prevedere. La comparsa di queste effigi devozionali è legata a doppio filo ai periodi di necessità, come gli anni delle due guerre mondiali che hanno martoriato la nazione e la città della Mole in particolare. La “moda” delle edicole ha subito qualche cambiamento con le grandi immigrazioni del Sud, che hanno importato il culto di Padre Pio su tutti, a discapito di Santi locali, e spesso sociali, come Don Bosco, il Cafasso e il Cottolengo. Nel volume “Quando Torino pregava” di Lauretta Trevisio, edito da Il Punto, vengono elencate nel dettaglio più di 200 esempi di edicole torinesi e, sia dalle dettagliate descrizioni che dalle numerose foto, traspaiono una diversità e un fervore unico in Italia. Fa riflettere come una città “rossa” e famosa come la fredda metropoli della meccanica nasconda una facciata di fervore e riconoscenza. Il culto votivo, mai ostentato nel più classico stile subalpino, fa parte di questa città tanto quanto i Turet e i nostri spettacolari vini locali. Non dimentichiamolo.

Michele Albera

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