Home Storia Torino 1976: si apre il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse

Torino 1976: si apre il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse

5363
SHARE
Torino 1976: si apre il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse
Torino 1976: si apre il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse

Nel 1976 Torino è al centro del mirino di un cacciatore subdolo e spietato.

E’ una città sotto tiro, stretta in una morsa di terrore.

Il 17 maggio ad essere puntati sulla città sono gli occhi dell’intero Paese. Si apre il processo al nucleo storico delle Brigate Rosse.

Quarantasei imputati tra cui i capi storici Curcio, Gallinari, Franceschini, Ognibene, Ferrari portati alla sbarra al termine di una maxi-inchiesta coordinata dal procuratore Giancarlo Caselli.

Dopo lo smarrimento nei primi anni ‘70 lo Stato aveva lanciato la sua offensiva e portato in carcere gli elementi di spicco delle Br.

E’ un’atmosfera surreale quella che si respira nell’aula della Corte d’Assise.

I brigatisti sono chiusi come bestie feroci in una gabbia, attorno decine di carabinieri. Appena il tempo di leggere il capo d’accusa che un colpo di scena spiazza i giudici. Uno dei brigatisti, Maurizio Ferrari legge un proclama nel quale gli imputati si dichiarano militanti delle Br e si assumono la responsabilità politica di ogni sua azione.

Un coup de thèatre che ribalta i ruoli del processo.

br-processo

 

Gli accusati si autoproclamano accusatori dello “Stato imperialista delle multinazionali”, revocano il mandato ai propri difensori, minacciano chiunque avesse assunto quell’incarico determinando così la paralisi della macchina processuale.

Il 24 maggio, a due giorni dalla seconda udienza, tutti i difensori d’ufficio nominati rimettono il loro mandato. Il presidente della Corte incarica allora della difesa d’ufficio il presidente dell’Ordine degli avvocati, Fulvio Croce.

Il 26 maggio il processo riprende ma si arresta ancora una volta. Ogni volta che i difensori prendono la parola vengono insultati e minacciati di morte dai brigatisti.

Un anno dopo, il 28 aprile 1977, a cinque giorni dalla ripresa del processo le Br, ora comandate da Mario Moretti, lanciano un avvertimento ferale allo Stato. Quella mattina Croce sta entrando nel suo studio di via Perrone 5.

Nell’androne del palazzo sente qualcuno che grida “Avvocato”, non fa in tempo a voltarsi che viene raggiunto da cinque colpi di pistola sparati da un commando di tre persone. Un nuovo rinvio del processo è inevitabile.

La paura si espande come un’epidemia tra giurati e avvocati. Il 3 maggio del 1977 solo quattro degli otto giudici popolari accettano la nomina. Occorreranno un anno e 210 rifiuti tra avvocati e giurati.

Fuori dal carcere e dalle aule di tribunale, l’attacco al cuore dello Stato continua.

Tra il 1977 e il 1978 le Br feriscono i giornalisti Indro Montanelli, Valerio Bruno, Emilio Rossi e uccidono il direttore de La Stampa Carlo Casalegno, il magistrato Riccardo Palma, gli agenti di custodia Lorenzo Cotugno e Francesco Di Cataldo e, in vista della riapertura del maxi processo di Torino il maresciallo Rosario Berardi.

Il processo riprenderà l’8 marzo del 1978 e si chiuderà il 23 giugno con la condanna degli imputati a pene comprese fra i 10 e i 15 anni.

La Redazione di Mole 24

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here